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Essere popolari al tempo dei populismi. Così l'Università Cattolica rilegge Sturzo

il dibattito Essere popolari al tempo dei populismi. Così l'Università Cattolica rilegge Sturzo A cent’anni dall’«Appello ai liberi e forti», le sue parole d’ordine sono ancora attuali a fronte delle sfide dell’individualismo digitale e delle ideologie che alimentano la paura. Un dibattito tra alcuni docenti sul rapporto tra cattolici e politica. luglio 2019 “A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà” . Con queste parole il 18 gennaio 1919 dall’albergo Santa Chiara di Roma, la Commissione provvisoria del Partito Popolare Italiano, con a capo il segretario politico don Luigi Sturzo , dava inizio alla partecipazione attiva dei cattolici in politica. Un appello che, anche a cento anni di distanza, non ha perso smalto e freschezza. Abbiamo chiesto ad alcuni professori di spiegare l’attualità di alcune delle sue tesi.

 

Politica per qualcosa, non contro qualcuno

Il dibattito Politica per qualcosa, non contro qualcuno Sturzo crede in una democrazia «sostanziale» perché crede nella libertà e nelle forze positive della società e della persona. Non manca, purtroppo, il fascino per l’«uomo forte», una sorta di taumaturgo delle angosce collettive; né mancano gli attentati a giustizia e libertà che minacciano la pace, mentre la vecchia classe dirigente ha tutta l’aria di essere spiazzata. Non ci sono vittimismi né «vittorie mutilate» nella sua prospettiva, non c’è quel senso di inferiorità che genera nazionalismi esasperati, causa di tanti guai nella nostra storia. Con l’Appello del ’19 i cattolici passano dalla protesta alla proposta e si rivolgono a tutti i cittadini italiani: tanto è vero che invocano il voto alle donne, che durante la guerra hanno sostenuto il Paese in mille modi. L’avventura di Sturzo non è solo il punto di partenza di una storia interrotta dal fascismo. Siamo ancora capaci di valorizzare la creatività dei singoli e dei gruppi? La politica – nazionale ed europea – può essere (e lo è stata) tentativo di plasmare la società in base a modelli di derivazione ideologica; oppure può valorizzare esperienze positive ed energie creative che non sono venute meno. docente di Storia del mondo contemporaneo alla facoltà di Scienze della formazione e direttrice del dipartimento di Storia dell'economia, della società e di Scienze del territorio «Mario Romani» Quarto articolo di una serie dedicata ai cento anni dall’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo.

 

Da Sturzo ai Big Data

di Aldo Carera * In epoca di grandi cambiamenti l’«Appello ai liberi e forti» ripropone l’affermata e mai realizzata centralità della persona nel mondo del lavoro. A suo tempo, dalla concreta realtà del lavoro deduceva bisogni di tutela e di giustizia sociale e li affidava alle «organizzazioni di classe», cioè alle rappresentanze sindacali. In una società, allora come ora, esposta a tendenze disgregatrici, le organizzazioni dei lavoratori venivano elevate a indispensabile espressione di libertà e di forza . Espressioni di libertà in quanto presupponevano la libera scelta delle persone che, associandosi, riportano il tornaconto individuale a comuni interessi collettivi, spezzando le logiche corporative fondate su «preferenze e interessi di parte». Incollarvi le figurine di Luigi Sturzo, Achille Grandi (e Bertini, Cavazzoni, Grosoli, Longinotti ...: ma chi erano?) significa allinearsi alla quotidianità che si affida agli istinti affascinanti e volubili della memoria, attivati da una ricorrenza rinchiusa nelle celebrazioni di una stagione. Di lì a poco quella gente dai grandi disegni dovette confrontarsi, secondo percorsi inevitabilmente divergenti, con accadimenti che un giovanissimo Giulio Pastore ha descritto nel 1925 con impressionante e profetica lucidità: «Ciò che ieri appariva quasi un incubo, oggi si vede come una liberazione»... L’articolo completo del professor Aldo Carera è stato pubblicato su Il Foglio.it * docente di Storia economica e direttore dell' Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia “Mario Romani” Quinto articolo di una serie dedicata ai cento anni dall’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo.

 

Leggere Sturzo per rivalutare le élite

il dibattito Leggere Sturzo per rivalutare le élite L’idea che non serva più delegare il potere a una minoranza poiché grazie alla rete tutti possono intervenire direttamente per orientare le scelte politiche fa breccia in ampi strati dell’opinione pubblica. Alle radici del populismo di Antonio Campati 26 giugno 2019 Con questo articolo proseguiamo il dibattito - aperto il 18 giugno dall’ intervento su Cattolici e politica del professor Agostino Giovagnoli - a cento anni dall’appello di don Luigi Sturzo “agli uomini liberi e forti”. di Antonio Campati * Nel dibattito pubblico, il termine élite è avvolto da una patina di negatività. Ma ciò che Sturzo ha ben chiaro in mente è che all’interno della democrazia deve crearsi un dinamismo virtuoso per favorire la circolazione di élite con qualità apprezzabili (e per ostacolare la formazione di oligarchie). Com’è possibile educare e selezionare una classe politica adeguata? Un compito tanto delicato, per Sturzo, lo può assolvere soprattutto il partito, il quale, con la sua organizzazione e con le sua vita interna, consente al popolo di esprimersi in forma organizzata. L’eredità di Sturzo ci può allora aiutare in una duplice direzione: da un lato, a diffondere la consapevolezza che le élite sono importanti per il funzionamento della democrazia; dall’altro, che queste devono affrontare un «tirocinio» capace di renderle davvero consce delle loro responsabilità. assegnista di ricerca in Filosofia politica, facoltà di Scienze politiche e sociali , Università Cattolica del Sacro Cuore Sesto articolo di una serie dedicata ai cento anni dall’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo #sturzo #liberieforti #elite #politica Facebook Twitter Send by mail.

 

Dov’è finito il popolo

Tra i principali promotori dell’iniziativa era naturalmente Luigi Sturzo , che già in un discorso tenuto a Caltagirone alla vigilia di Natale del 1905 aveva sostenuto la necessità di dar vita a un partito di ispirazione cristiana, in grado di riportare i cattolici italiani all’interno della vita politica nazionale. Ma i quattro anni di guerra avevano anche contribuito a scavare, tra il «Paese reale» e la classe politica liberale, un solco ancora più profondo, destinato ad aggravare il deficit di legittimazione che fin dalle origini gravava sulle istituzioni del nuovo Stato nazionale. E le nuove tensioni internazionali che contrassegnavano lo scenario postbellico – dalla dissoluzione dell’Impero austro-ungarico, alle conseguenze della rivoluzione bolscevica – avrebbero contribuito ad alimentare quei conflitti e quelle rivendicazioni che, di lì a poco, precipitarono l’Italia in uno dei periodi più difficili della sua storia unitaria. Benché affondasse le radici nella dottrina sociale della Chiesa e nella storia del movimento cattolico, l’appello ai «liberi e forti» coglieva pienamente la novità dello scenario che si stava delineando e la portata delle sfide che si ponevano al Paese. Ma, più in generale, il programma auspicava anche il superamento dell’impronta centralistica dello Stato ottocentesco, grazie al pieno riconoscimento del pluralismo associativo e all’avvio di riforme nel campo della previdenza e dell’assistenza sociale, nella legislazione del lavoro, nella tutela della proprietà privata. A distanza di un secolo dalla sua stesura, l’importanza che ancora oggi conserva l’appello del 18 gennaio 1919 non sta tanto, dunque, nelle specifiche soluzioni che profilava o nella strada che indicava ai «liberi e forti». E porsi una simile domanda significa anche interrogarsi sui modi in cui il «popolo» può continuare a essere ancora oggi il fondamento di una solida democrazia pluralistica, capace di sottrarsi tanto alle tentazioni plebiscitarie quanto alla presa della spirale tecnocratica.

 

Perché Stato e mercato siano inclusivi

dibattiti Perché Stato e mercato siano inclusivi È decisivo, oggi come cento anni fa, ribadire che le culture politiche non sono tutte equivalenti e che sviluppo, pace, libertà e democrazia non possono essere garantiti attraverso ideologie che alimentino l’odio e la paura. Di Vittorio Emanuele Parsi 19 giugno 2019 Con questo articolo proseguiamo il dibattito - aperto il 18 giugno dall’ intervento su Cattolici e politica del professor Agostino Giovagnoli - a cento anni dall’appello di don Luigi Sturzo “agli uomini liberi e forti”. di Vittorio Emanuele Parsi * C’è una profonda attualità nell’appello lanciato cento anni fa ai “liberi e forti” da don Sturzo, che evidentemente non sta nella tentazione antistorica e intempestiva della creazione di un nuovo “partito dei cattolici italiani”. Si è trattato di un ordine parziale e limitato, che però coglieva l’urgenza di limitare contemporaneamente gli “errori” della sovranità statale e quelli del mercato, incanalandone le rispettive energie in eccesso in un fitto reticolo di istituzioni internazionali, che rendessero la cooperazione tra gli Stati possibile e vantaggiosa. Era un progetto consapevole della necessità che tanto lo Stato quanto il mercato dovessero diventare “inclusivi”, offrire opportunità concrete di rappresentanza, sviluppo e crescita alle classi subalterne, rendendo “popolari” l’uno e l’altro attraverso la creazione di un solido e diffuso ceto medio. È infine decisivo, oggi come cento anni fa, ribadire con sereno coraggio che le culture politiche non sono tutte equivalenti le une rispetto alle altre e che sviluppo, pace e libertà e democrazia non possono essere garantiti attraverso ideologie che alimentino l’odio, la paura, la chiusura e la discriminazione. docente di Relazione internazionali alla facoltà di Scienze politiche e sociali e direttore dell' Alta Scuola Economia e Relazioni internazionali (Aseri) Secondo articolo di una serie dedicata ai cento anni dall'Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo #sturzo #liberieforti #onu #mercato Facebook Twitter Send by mail.

 
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