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Come diventare Account e Sales Manager

CATTOLICAPOST Come diventare Account e Sales Manager Marco Brioschi , Country Leader Refinish Italy di Axalta Italia, spiega cosa differenzia le due mansioni in azienda e come inserirsi nel mondo del lavoro dopo gli studi. Le mansioni sono differenti per la posizione organizzativa che ricoprono» spiega Marco Brioschi , Country Leader Refinish Italy di Axalta , tra i maggiori fornitori globali di vernici liquide e in polvere. Il Sales Manager è una figura di supporto al team commerciale, in quanto partecipa attivamente alla fidelizzazione dei distributori sul territorio, nonché alla negoziazione di progetti di maggiore complessità e di rilevanza strategica. Proviamo a sintetizzarle: è necessario avere capacità di pianificazione e organizzazione del lavoro; doti di leadership; così come conoscere le tecniche più avanzate di negoziazione commerciale. Dopo questa esperienza è possibile ricoprire un ruolo di Sales Analyst per conoscere approfonditamente la gestione e l’analisi dei dati di vendita, supportando il Sales Manager nella loro lettura e spiegazione. Percorso analogo è inserirsi come Sales Support Representative, che a diretto contatto con il mercato, si occupa di tutte le attività operative legate alle vendite, quali contrattualistica, redazione di offerte commerciali, etc.». Un percorso innovativo dal taglio decisamente pratico, caratterizzato dall’unione strategica e funzionale di professionisti aziendali e docenti universitari di comprovata esperienza che si pongono al fianco di un selezionato gruppo di giovani Sales per creare insieme qualcosa di nuovo.

 

Compensi d’oro, nodi da sciogliere

Di qui la necessità di attrarre e reclutare manager di qualità in grado di rispondere alle aspettative dell’impresa salvaguardando la coerenza con le normative e l’effettiva creazione di valore a beneficio e negli interessi dei diversi attori e di credibilità rispetto all’opinione pubblica in generale. La nostra è una realtà familiare; oltre a un rappresentante con ruolo esecutivo e responsabilità sui risultati di breve termine, si occupano degli aspetti remunerativi altri cinque direttori esecutivi del Gruppo con responsabilità strategiche, a cui l’azienda chiede il rispetto delle performance nel breve ma soprattutto nel lungo periodo. Quali possono essere i principi, gli strumenti ideali per determinare i compensi? Risponde Francesco Ferrara , Partner e Audit Leader di Pwc, responsabile revisione bilancio e reportistica, un ruolo che consente di monitore le performance rispetto alle forme di remunerazione degli amministratori, anche in ottica di equità. Ciò è ancor più evidente in un momento di crisi, in cui prevale un atteggiamento mordi e fuggi, di permanenza non di lungo periodo, di volatilità dei ruoli all’interno delle aziende. manager #remunerazione #compensi #stipendi Facebook Twitter Send by mail LA PARABOLA DELL’AMMINISTRATORE Una chiave di lettura interessante sul tema della retribuzione potrebbe venire dalla tradizione ermeneutica di individuare principi, non soluzioni tecniche, nelle Scritture, come via per regolare le questioni di giustizia e di gestione delle ricchezze. MASTER IN CORPORATE GOVERNANCE Sul tema della remunerazione degli amministratori il master Corporate Governance diretto dalla professoressa Antonella Occhino , ha messo a confronto l’esperienza di organizzazioni di settori diversi nel corso di una tavola rotonda , che si è svolta nei giorni scorsi in largo Gemelli. In particolare, due diverse prospettive: l’esperienza di una società italiana di portata internazionale e il punto di vista di una società di consulenza strategica, legale e fiscale di livello mondiale.

 

A ogni studente il suo manager

Piacenza A ogni studente il suo manager Con l’avvio del progetto MyMentor , gli allievi della magistrale in General Management di Piacenza, grazie a un portale web unico in Italia, saranno affiancati da un network di 60 professionisti e imprenditori per un periodo di sei mesi, in presenza e a distanza. dicembre 2016 Con il progetto MyMentor!2016-17 gli studenti della laurea magistrale in General Management della facoltà di Economia e Giurisprudenza che hanno richiesto di aderire, potranno incontrare 60 manager e imprenditori ed essere affidati a uno di loro per circa 6 mesi, a partire dai primi di gennaio 2017. Attraverso la cura del proprio profilo gli studenti-mentee avranno la possibilità di entrare in contatto e di farsi conoscere dai mentor e dalle loro aziende creando di fatto un canale privilegiato utile anche per la ricerca di opportunità lavorative post-laurea. Il coordinamento interno all’Università del progetto MyMentor! con risorse dedicate, diversamente da altri progetti sorti in Italia che invece sono gestiti al di fuori dell’Università, si è rivelato una modalità che sta permettendo coesione e stimolo sia per i mentor che per gli studenti. Prima lo stage e l'esperienza all'estero, ora i progetti di mentorship e di coaching aiutano lo studente ad accostare allo studio esperienze sul campo che gli consentono di orientarsi nel mercato del lavoro» spiega la professoressa Franca Cantoni . Il nostro studente, in tutto il suo percorso di studi, è accompagnato con una serie di iniziative, dalle più tradizionali come lo stage e le visite in azienda, ad iniziative nuove come il coaching, il mentoring e i percorsi di formazione outdoor. In particolare il progetto di mentoring è finalizzato a orientare lo studente nelle sue scelte professionali di settore, per esempio intermediari finanziari piuttosto che imprese manifatturiere, e funzione, per esempio pianificazione e controllo invece di risorse umane.

 

La stampa aziendale va sempre più in Rete

In quest’ultimo caso, per il 45% si tratta di una testata “migrata digitale” che ha sostituito quella cartacea e per il 55% di una testata “nativa digitale ”. Insomma numeri che la dicono lunga sui cambiamenti che sta attraversando l’editoria aziendale, dove è in atto una progressiva integrazione degli strumenti online e offline con una carta che cerca di resistere alle rivoluzioni imposte dalla comunicazione social. È questa la fotografia scattata dall’indagine “Dalla carta al web: l’editoria aziendale in Italia” , il rapporto curato dall’Università Cattolica per conto di Ascai , l’Associazione che da sessant’anni riunisce i migliori comunicatori aziendali in rappresentanza di aziende e multinazionali d’eccellenza che operano nel Paese. In quest’ultimo caso, per il 45% si tratta di una testata “migrata digitale” che ha sostituito una precedente testata cartacea e per il 55% di una testata “nativa digitale”. Va precisato che, pur in presenza di una forte innovazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, prevale il trend a proporre in rete la stessa tradizionale versione tipografica del periodico, con testi e linguaggi adatti a essere letti e approfonditi su carta piuttosto che su pc o tablet. Infatti, nei casi di coesistenza di periodici cartacei e digitali, ben l’81,8% ha l’edizione online che replica esattamente quella cartacea , mentre nel restante 18,2% l’edizione online è diversa per contenuti, aggiornamenti e formati multimediali, e solo parzialmente aperta alla condivisione e partecipazione dei lettori. La comunicazione aziendale nel futuro? «Oggi – aggiunge Incletolli – consiste più che mai nella riscoperta di valori che l’innovazione tecnologica difficilmente è in grado di sostituire.

 

La formazione tra competenze e valori

CATTOLICAPOST La formazione tra competenze e valori La vera sfida per il Sistema universitario e delle Business School è valorizzare l’etica dei comportamenti, la capacità di “ascoltare” e creare “reti di confronto” interne ed esterne nelle diverse organizzazioni della società. gennaio 2016 di Mauro Meda * Interrogarsi sul ruolo della formazione universitaria in Italia significa affrontare il tema strategico della competitività del Paese e della capacità di generare un futuro alle nuove generazioni. L’Alta formazione, in questa dimensione globale, deve sempre più concorrere a realizzare le condizioni per una maggiore ricerca di equità e tutela sociale; essa si deve sempre più porre al servizio delle nostre “periferie”. Il modello formativo che l’Università Cattolica sta sviluppando porta al centro del processo la persona, lo studente, che sceglie questa Università, e i tanti professional che ad essa si affidano per incrementare le competenze. Ritengo che il sistema universitario debba riflettere sempre più sulla propria mission “educativa-formativa-sociale” e saper sviluppare una formazione generativa di competenze, ma anche fortemente attenta ai valori dei comportamenti. Le riflessioni che vengono presentate rappresentano in modo evidente l’impegno, in diversi e molteplici ambiti, dell’Università Cattolica nel sostenere le persone nella loro crescita professionale e individuale, ma nel contempo rappresentano l’attenzione nella costruzione di una sistema sociale più equilibrato e inclusivo. Una prospettiva che rientra tra gli stessi obiettivi della strategia Europa 2020 che pone al centro proprio l’istruzione e l’incremento del tasso di occupazione al fine di realizzare una crescita che sia “intelligente, sostenibile e solidale”.

 
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