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Il mare risorsa strategica per l’Italia

milano Il mare risorsa strategica per l’Italia La sicurezza marina riveste un ruolo cruciale non solo per la tutela e la prosperità dell’intero globo ma anche per la salvaguardia di interessi nazionali. È uno dei passaggi cruciali della lezione che l ’ammiraglio Valter Girardelli , capo di Stato Maggiore della Marina, ha tenuto mercoledì 27 marzo all’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica (Aseri). L’ammiraglio Girardelli, infatti, ha posto in risalto gli interessi nazionali che sul mare trovano il loro fondamento e che necessitano di essere tutelati. Prevenire è sempre meglio che curare, anche in mare, con attività di presenza e di sorveglianza oltre l’orizzonte, per fare in modo che non venga pregiudicato l’uso legittimo dell’ambiente marittimo quale aspetto fondamentale e abilitante per il futuro del pianeta», ha specificato l’ammiraglio Girardelli. Del resto, ha concluso l’ammiraglio Girardelli, lo sviluppo e la crescita in Italia passano dal mare, per il commercio di importazione di materie prime e per il trasporto del prodotto finito, per i cablaggi sottomarini, per le attività ludiche e ricreative legate al turismo. mare #marina #mediterraneo #sicurezza Facebook Twitter Send by mail L'AMMIRAGLIO Valter Girardelli nella sua carriera è stato al Comando delle seguenti Unità della Marina Militare: Nave trasporto acqua Basento (dal 1985 al 1986); Fregata antisommergibile Scirocco (dal 1994 al 1995); Portaerei Giuseppe Garibaldi (dal 2000 al 2001). Vice Segretario Generale/Direttore Nazionale degli Armamenti dal 2013 al 2015 e successivamente Capo di Gabinetto del Ministro della Difesa dal 2015 al 2016, è stato nominato Capo di Stato Maggiore della Marina il 22 giugno 2016.

 

Migranti in mare, cosa dice il diritto

milano Migranti in mare, cosa dice il diritto La vicenda delle navi Open Arms e Iuventa ha portato in primo piano il delicato equilibrio tra dignità delle persone e interessi di una nazione. Tutti ricordiamo le vicende delle navi Open Arms e Iuventa, in cui diritti fondamentali di cui tutte le persone godono sono entrati in conflitto con gli interessi di una nazione. Un tema che ha fatto discutere l’opinione pubblica e che è stato al centro della conferenza che ha messo a confronto, in largo Gemelli, Nicola Canestrini e i professori Gabriele Della Morte e Francesca De Vittor . Canestrini, avvocato penalista, è impegnato nella difesa dell’equipaggio della nave Iuventa dalle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e, più recentemente, di violenza privata. La Libia non ha ratificato la CNDUM per una questione relativa al tracciato delle linee di base che non ha nulla a che fare con gli obblighi di soccorso. Il caso Iuventa è ulteriormente complicato dal ruolo che il mezzo di soccorso ricopriva nelle operazioni SAR: l’imbarcazione dell’Ong Jugend Rettet faceva la spola tra i migranti soccorsi e le navi più grandi di altre Ong, nello specifico Save the Children e Medici Senza Frontiere. L’accusa ha portato prove fornite da security contractors e successivamente da un poliziotto infiltrato a bordo di una nave di un’altra Ong, intercettazioni ricavate durante il periodo da maggio 2017 al 2 agosto dello stesso anno e foto che documenterebbero i rapporti tra la Ong e gli scafisti.

 

Migrazioni, la foto di un fallimento globale

Milano Migrazioni, la foto di un fallimento globale Il corpicino della piccola Angie avvolto nella maglietta del suo papà è solo l’ultima rappresentazione dell’incapacità a governare il fenomeno migratorio e a dare concretezza anche al “diritto a non emigrare”. L’intervento della sociologa Laura Zanfrini 01 luglio 2019 di Laura Zanfrini * Ancora una volta il mondo si dichiara commosso e addolorato di fronte alla fotografia dell’ennesimo cucciolo d’uomo morto tragicamente lungo il tragitto verso la sua “terra promessa”. Ma, prima ancora, la responsabilità di dare concretezza al “diritto a non emigrare”, rispondendo alle istanze di protezione e giustizia rese via via più impellenti dalla crescita delle interdipendenze globali e che nessuna politica migratoria, per quanto “generosa”, sarà mai in grado da sola di soddisfare. La carovana che marcia ostinatamente verso un muro sempre più invalicabile è proprio la rappresentazione plastica di un fallimento globale, quanto lo è il corpicino senza vita della piccola Angie avvolta nella maglietta del suo giovane papà. E tuttavia, in questo momento, è proprio a questo giovane papà, travolto dalle acque violente del Rio Grande e insieme dalla consapevolezza di non essere riuscito a portare in salvo la sua bambina, che va il mio pensiero. Perché questo giovane papà è, suo malgrado, il rappresentante dei tanti padri della migrazione globale che pagano un prezzo molto alto, sebbene spesso sottovalutato. Il papà della piccola Angie, col suo ultimo disperato tentativo di proteggerla tenendola stretta nella sua maglietta, ci ricorda gli sforzi, la sofferenza e il dolore dei tanti padri della migrazione che sognano, al pari delle madri, di riuscire a offrire ai propri figli una vita migliore della loro.

 

Sea Watch 3: la lezione di diritto di Carola

l'opinione Sea Watch 3: la lezione di diritto di Carola Il parere giuridico della professoressa Francesca De Vittor sulla vicenda della nave della Ong che non ha rispettato il divieto di fare rotta su Lampedusa. giugno 2019 di Francesca De Vittor * La comandante della nave Sea Watch 3 , Carola Rackete , ha deciso di non rispettare il divieto di ingresso nel mare territoriale italiano e portare finalmente i migranti soccorsi il 12 giugno scorso verso un porto sicuro per lo sbarco. sicurezza-bis, la comandante Rackete, fin dall’inizio dei soccorsi, non ha fatto altro che rispettare un obbligo imposto dal diritto internazionale e dalle leggi sia italiane sia del suo stato di bandiera. decreto sicurezza bis. L’obbligo di soccorso in mare è previsto sia dal diritto internazionale consuetudinario (che nel nostro ordinamento ha valore di diritto costituzionale in base al rinvio operato dall’art. sia dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (CNUDM) e dalla Convenzione di Amburgo sulla ricerca e il soccorso in mare (SAR) (entrambe ratificate dall’Italia e che nel nostro ordinamento hanno valore di legge, anzi superiore alla legge per l’art. Tutti gli stati membri della Convenzione SAR hanno l’obbligo di cooperare affinché il comandante della nave che ha prestato soccorso sia liberato dalla propria responsabilità (ovvero possa far sbarcare le persone soccorse) nel minor tempo possibile e con la minor deviazione dalla propria rotta. L’aver individuato Lampedusa come luogo di sbarco costituisce quindi non solo un comportamento legittimo, ma anche il più ovvio da parte della Comandante che aveva una legittima aspettativa di vedersi assegnare lì un luogo di sbarco.

 
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