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Medicina, ne vale la pena?

CATTOLICAPOST Medicina, ne vale la pena? Il proliferare di errori e l’aumento del contenzioso nei confronti dei medici ha generato una reazione “difensiva” e richiesto una rimodulazione dei caratteri dell’illecito colposo. Una tematica di grande attualità ripercorsa in tutti i suoi rivolti da un’analisi condotta da Matteo Caputo , associato di Diritto penale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica, e raccolta nel volume Colpa penale del medico e sicurezza delle cure (Giappichelli, 2017). Con un obiettivo: cogliere e sviluppare i punti di contatto (o di difformità) tra l’elaborazione dottrinale e le soluzioni adottate dalla prassi, creando quel ponte tra norma ed empiria che rappresenta la sola condizione di possibilità del diritto. Il proliferare di imputazioni a carico del personale medico a fronte di episodi di malpractice implementa una certa “chiusura sistemica” della classe medica» ha osservato il rettore Franco Anelli intervenendo il 4 maggio alla presentazione del libro. Il fenomeno della “medicina difensiva” designa proprio quella tendenza degli operatori sanitari a compiere “esami o procedure in eccesso” o, diversamente, a schivare situazioni particolarmente rischiose, per ridurre la possibilità di incorrere in responsabilità penale. e 6 della l. 24/2017, che “hanno ri-configurato la responsabilità nel settore medico, dando luogo a una complessiva rivisitazione degli statuti disciplinari degli specialisti della salute”. Infine, Renato Balduzzi , docente di Diritto costituzionale e già ministro della Salute, ha posto in rilievo le ragioni della prima novella del 2012, individuando, in risposta alle osservazioni di alcuni commentatori, nell’articolo 3 della legge n. 189, «una domanda formulata per stimolare la motivazione».

 
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