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Rifugiati, un pass per il lavoro

milano Rifugiati, un pass per il lavoro Espar è un documento che, alla fine di un percorso, certifica le competenze dei migranti per facilitare l’integrazione e l’ingresso nel mondo del lavoro. by Maria Francesca Moro | 15 febbraio 2018 Molto più importante di un passaporto o di qualsiasi altro documento che descrive le generalità di una persona. Il documento è pensato per certificare le competenze dei rifugiati, perché solo diventando consapevoli di quel che si è in grado di fare è possibile trovare un lavoro adatto a sé. L’incontro è stato introdotto dal professor Alessandro Antonietti , direttore del Centro di ricerca sull’orientamento e lo sviluppo socio-professionale dell’Università Cattolica (Cross), e da Maria Assunta Rosa del Ministero dell’Interno, che ha definito Espar «la prova che migliorare l’accoglienza è possibile». Cristina Pugnal , dell’Istituto Oikos Onlus, e Martina Vitalone, della Coperativa Lotta contro l’emarginazione hanno raccontato il progetto in qualità di operatrici in centri di accoglienza, portando alla luce storie di integrazione e speranza. Con loro, alcuni dei protagonisti di queste storie: tre giovani arrivati da poco in Italia che, con sincerità e un pizzico di imbarazzo, hanno raccontato di come Espar abbia dato loro un concreto progetto per il futuro. Diego Boerchi , ricercatore del Dipartimento di Psicologia, ha presentato i dati sull’occupazione dei rifugiati nel territorio italiano, prima di lasciare spazio a una tavola rotonda moderata da Paolo Foschini del Corriere della Sera.

 

Un patentino per i rifugiati

Milano Un patentino per i rifugiati Espar, finanziato dal ministero dell’Interno e promosso dal Cross, offre un portfolio europeo con esperienze professionali, competenze e obiettivi di carriera dei migranti per favorirne l’inserimento lavorativo. febbraio 2018 Un percorso di dodici incontri, con lo scopo di stilare un bilancio di competenze per rifugiati e richiedenti asilo politico. Sono 363 i migranti che hanno concluso Espar (European Skills Passport for refugees) e hanno costruito il proprio portfolio di competenze in un anno e mezzo dall’avvio del progetto, ideato e promosso dal Cross, Centro di ricerca sull’orientamento e lo sviluppo socio-professionale dell’Università Cattolica. Finanziato dal Ministero dell’Interno con il Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione dell’Unione Europea, a Espar hanno partecipato finora nove partner italiani, quattro soggetti aderenti esteri e sono stati formati 25 operatori che hanno condotto 39 gruppi composti da dieci 10 migranti ciascuno. Alla base del progetto, l’idea di rispondere ai diversi bisogni dei migranti che cercano di inserirsi nel mondo del lavoro del Paese che li accoglie. Ostacoli frequenti sono la scarsa conoscenza del sistema formativo e del mercato del lavoro, la scarsa conoscenza delle proprie competenze, la mancanza di progettualità di carriera, le aspettative irrealistiche, le resistenze a mettersi in gioco e a ridisegnare la propria carriera alla luce del nuovo scenario occupazionale. espar #portfoliocompetenze #rifugiatipolitici #migranti Facebook Twitter Send by mail LA PRESENTAZIONE A MILANO Si parlerà del progetto venerdì 9 febbraio nel convegno intitolato “ Valorizzare competenze per costruire integrazione ” all’ Istituto Sacro Cuore in piazza Buonarroti a Milano .

 

Vi racconto la mia Turchia

milano Vi racconto la mia Turchia Gül Ince Beqo , dottoranda in Sociologia all’Università Cattolica, studia l’immigrazione turca in Italia sconfinando con piacere nel territorio della letteratura. Gül Ince Beqo , dottoranda in Sociologia all’Università Cattolica di origine turca, ha scelto di dedicare il suo lavoro di ricerca a capire l’evoluzione, le criticità e la copertura mediatica di questo fenomeno. Nata a Karabük, in Turchia, nel 1984, dopo gli studi sociologici e un master in Cinema nel suo Paese, si è laureata in Italia in lingue e letterature straniere con una tesi sulla traduzione poetica. Impronte è la storia della voglia di tornare alle origini, che si scontra con la crudeltà della realtà: «È un po’ la trasposizione di quanto succede ai turchi che vengono in Italia, considerata solo un crocevia di passaggio verso la Germania e più in generale i Paesi Nordici. Anche perché, fare ritorno in patria, è un’ipotesi che non contemplano quasi mai: «Le persone preferiscono piuttosto restare qui, anche a costo di vivere tra le difficoltà, perché gli uomini e i padri di famiglia hanno un forte senso dell’onore e della dignità. Tra tutte le storie che ascolta ogni giorno, quelle che riguardano le donne sono le più significative: «Mi sono resa conto che hanno alle spalle vicende sfortunate e di dolore, dalle quali sono sempre uscite a testa alta, senza mai piangersi addosso e guardando sempre avanti. E di lezioni, ora, si occuperà anche Gül, che terrà 40 ore di esercitazione di lingua turca nel nuovo corso in Cultura e civiltà della Turchia in partenza col nuovo anno accademico 2017-2018.

 
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