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Giustizia divina, diritto terreno

MILANO Giustizia divina, diritto terreno Mito e narrazioni della giustizia nel mondo greco è il tema del nono ciclo seminariale su “Giustizia e letteratura”. Il passaggio dalla giustizia violenta a un modello dialogico, regolato – che nella Grecia antica si coglie anzitutto nelle Eumenidi di Eschilo –, richiama la dinamica del processo penale, che è, «in fondo, un grande spettacolo teatrale». Con riferimento alla letteratura greca del periodo arcaico, il termine “Dike” (che ricorre cinque volte nell’Iliade) indica, alternativamente, la sentenza di un giudice o le ragioni di una parte, e, in un caso, la giustizia divina. Esso muove – conclude Mario Cantilena – dal presupposto secondo cui la condizione umana è caratterizzata da fragile incertezza e impotenza, ed è soggiogata dall’ostilità divina , che è potenza dominatrice: la spietata giustizia degli dei è incomprensibile all’uomo e spesso imperscrutabile. Questa logica della perfetta retribuzione e proporzionalità lascia aperti alcuni spiragli che suggeriscono un ideale di giustizia diversa , ove sembra quasi profilarsi uno schema “assembleare”, una giustizia della “misura” che si ottiene attraverso il “logos” , il dialogo, il confronto dialettico. La nascita stessa del concetto di “responsabilità” è legata alla comprensione del fatto che sia necessario reagire alla “hybris” , che è la tracotanza, la prima forma di ingiustizia come annientamento sproporzionato dell’altro da sé. Il ciclo seminariale proseguirà il 1° marzo 2018 con un incontro dal titolo Il conflitto fra giustizia e legge nel teatro greco a cui parteciperanno in veste di relatori Antonietta Porro , docente di Letteratura greca all’Università Cattolica, Mario Cantilena e Vincenzo Militello , docente di Diritto penale all’Università degli Studi di Palermo.

 
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