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Moda sostenibile e agricoltura

Piacenza Moda sostenibile e agricoltura La Green fashion week ha dimostrato di poter ridurre l'impatto ambientale delle produzioni tessili senza rinunciare ad articoli belli e performanti. novembre 2017 La sostenibilità nella moda non è un argomento “di moda”, ma un cambiamento radicale nel modello gestionale di una tra le più grandi industrie globali. “La produzione tessile si colloca tra le attività produttive che maggiormente contribuiscono al consumo di risorse naturali, producendo un’impronta di carbonio, ma anche idrica e sociale, molto rilevante nel panorama dell'industria manifatturiera italiana. Cosa fare allora? “Tante le ricette sul piatto ma i principi fondamentali da applicare sono: trasparenza, tracciabilità e misura della sostenibilità che partano dalla produzione primaria.”. Paradigmatico per questo approccio è l’impegno del Ministero dell’agricoltura e del Ministero dell’ambiente che proprio recentemente, il 12 settembre hanno decretato le modalità operative per la gestione sostenibile delle filiere agro-alimentari che potrebbe produrre beni primari per il tessili già sostenibili. La Green Fashion Week di Roma 2017 mira quindi a stimolare una maggiore consapevolezza nei consumatori che possa portare a scelte più responsabili e a comportamenti più virtuosi per l'ambiente. La moda ha lo straordinario potere di definire le tendenze e cambiare gli stili di vita delle persone verso la sostenibilità.

 

Magre e sexy? Meglio un buon lavoro

 

Fashion, Pmi in Europa con gli studenti

Real International Deal (Rid) è il progetto promosso da tre istituzioni europee per l’Alta Formazione - la francese Idrac Business School di Parigi e Lione , la tedesca Fachhochschule di Dortmund e l’olandese Hogeschool Van Amsterdam - a cui si è unito quest’anno l’ Executive master Luxury Goods Management (Emlux) dell’Università Cattolica. In che cosa consiste il coinvolgimento degli studenti? «L’impresa chiede il loro aiuto per trovare dei contatti effettivi di esportazione nei rispettivi Paesi, a seconda delle peculiarità e delle richieste delle varie aziende. I gruppi di lavoro sono composti da studenti di nazionalità diversa e sostenuti da un corpo di insegnanti e tutor per costruire un risultato che sia il più possibile simile a un’attività di consulenza». Gli studenti, infatti, hanno l’opportunità di effettuare alcune trasferte nei Paesi che aderiscono al progetto, creando, nel frattempo, una serie di contatti con le realtà locali interessate e con i potenziali clienti». Abbiamo portato anche due imprese nel progetto, una che si occupa di gioielleria d’argento e l’altra che produce calzature e borse con pelli pregiate». Punto di forza di un master come il vostro? «La possibilità di contare su una faculty internazionale formata da accademici su cui si innestano i contributi che vengono dal mondo delle imprese. Oltre alla didattica in aula, Emlux prevede workshops, visite aziendali in Italia e all’estero e una sessione a Parigi per un focus sul lusso francese, oltre alla possibilità di sviluppare project work e/o internship con imprese rilevanti nel settore.

 

Le imprese culturali africane fanno rete

Milano Le imprese culturali africane fanno rete Si sono raccontate nell’ambito di AfroCult.it, un evento promosso da ModaCult, le esperienze afroitaliane di imprenditoria che operano nel campo di moda, cinema, teatro, musica, design e cibo. Poi c’è Paul Roger Zenam, di Zenam Couture , che lavora incrociando know how italiano e africano, sia sul piano del design che su quello della produzione di abbigliamento, promuovendo anche progetti di sviluppo locale in alcuni centri del Camerun. Che i contenuti africani non sono solo una questione di ultime tendenze passeggere di una stagione o di un’altra è confermato anche dal lavoro e dal riconoscimento che il blog Nappytalia sta avendo negli ultimi due anni. Hanno partecipato anche le associazioni culturali come Sunugal , che favorisce l’integrazione degli immigrati e iniziative di scambio, in particolare tra l’Italia e il Senegal, di carattere culturale, educativo, artistico, aggregativo e di cooperazione internazionale. Al convegno c’erano anche realtà che non sono imprese culturali afroitaliane, ma che svolgono un importante lavoro di networking e di promozione interculturale. Al convegno promosso dal Centro per lo studio della moda e della produzione culturale della Cattolica ModaCult, ha introdotto Laura Bovone , direttore di ModaCult Centro per lo studio della moda e della produzione culturale dell’Ateneo. Nel pomeriggio hanno discusso Matteo Aria della Sapienza di Roma, Beatrice Nicolini della Cattolica, Danielle Bruggeman della Royal Academy of Art in Olanda, Anna Casella della Cattolica e Camilla Hawthorne della University of California di Berkeley.

 
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