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Morbillo, è rischio epidemia

Siamo di fronte a una nuova emergenza sanitaria? Lo abbiamo chiesto al professor Piero Valentini ( nella foto a sinistra ), direttore dell’ Unità Operativa Complessa di Pediatria del Policlinico Gemelli e docente di Malattie infettive alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica di Roma. Non è un evento straordinario di per sé: ogni malattia infettiva ha delle fasi epidemiche che si ripetono annualmente, con oscillazioni nel corso degli anni ma, in virtù della vaccinazione, si era ottenuto un notevole calo dei casi negli ultimi anni». Che cosa è successo allora? «La riduzione della percentuale di soggetti vaccinati e la scarsa attenzione nei confronti della schedula vaccinale, che prevede una seconda dose fra 5 e 7 anni, comunque prima del periodo puberale, ha creato i presupposti per quello stiamo osservando. Infatti, a essere colpiti sono molti giovani-adulti, non vaccinati o vaccinati in modo incompleto e, di conseguenza, i bambini più piccoli, nel primo anno di vita». Quali sono le cause scatenanti del morbillo? «Più che di cause scatenanti, è meglio parlare di fattori favorenti: essendo una malattia altamente contagiosa, le situazioni di sovraffollamento favoriscono la trasmissione interumana. Ovviamente, scadenti condizioni di salute, malnutrizione, scarsa igiene aumentano le possibilità di diffusione: in molti Paesi in via di sviluppo il morbillo è molto temuto per l’elevato tributo in vite umane che viene pagato a ogni fase epidemica». Io suggerisco spesso, in modo provocatorio, di non effettuare i vaccini e di andare a fare un viaggio in taluni Paesi africani, dove le madri si sobbarcano la fatica di lunghi viaggi fino al centro sanitario più vicino, pur di sottoporre i propri figli alle pratiche vaccinali.

 
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