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Quella microscopica cavia umana

milano Quella microscopica cavia umana Nota del direttore del Centro di Ateneo di Bioetica Adriano Pessina sull’esperimento di modifica del genoma umano annunciato dalla rivista Nature . agosto 2017 di Adriano Pessina * La rivista Nature annuncia che un gruppo di ricercatori ha portato a termine un esperimento di modifica del genoma di embrioni umani ( Correction of a pathogenic gene mutation in human embryos ) per verificare la possibilità di correggere una patologia. Gli embrioni, poi, sono stati distrutti, in quanto servivano solo per verificare l’efficacia di questa nuova tecnica (CRISPR) in grado di modificare il DNA umano. Non possiamo ignorare che una terapia, in qualsiasi protocollo scientifico, va sperimentata in funzione anche di chi viene sottoposto all’esperimento, mentre qui gli embrioni umani sono stati generati appositamente per fare questa ricerca e poi sono stati distrutti. Non dobbiamo passare sotto silenzio che l’embrione umano, comunque venga generato, in qualunque modo e luogo sia generato, è di fatto e di diritto il “figlio” di qualcuno e non deve essere trattato come una “cosa”, come “neutro materiale genetico”. Stupisce la facilità con cui i progetti di ricerca riescano ad autolegittimarsi oltrepassando anni di discussione e di riflessione etica sui problemi connessi con la manipolazione del genoma umano. Il rischio è quello di sottovalutare che, una volta aperta la strada alla manipolazione del genoma umano, non sapremo mettere limiti ai progetti di trasformazione delle future generazioni, che diventeranno oggetto e prodotto dei desideri, delle aspettative e delle sperimentazioni genetiche.

 

L'antidoto al fungo killer d’ospedale

ROMA L'antidoto al fungo killer d’ospedale Pubblicati su "Nature" i risultati di una ricerca svolta alla facoltà di Medicina in collaborazione con Harvard University e Policlinico Universitario di Losanna. L’elevata mortalità di queste infezioni è legata non solo alla virulenza del fungo, ma soprattutto alla sua particolare propensione a diventare resistente agli “azoli”, i farmaci antifungini più comunemente usati per trattare queste infezioni. Come precedentemente dimostrato dal nostro gruppo di ricerca - spiega il professor Sanguinetti - la presenza di tali mutazioni determina contemporaneamente anche un aumento della virulenza stessa del microrganismo e quindi una sua maggiore capacità di causare malattia. L’obiettivo dello studio è stato identificare, attraverso lo screening di più di 140 mila diverse molecole, una sostanza in grado di bloccare l’attività di PDR1, in modo da rendere i microrganismi nuovamente sensibili agli azoli e allo stesso tempo anche meno virulenti. nature #gemelli #harvard #ospedale Facebook Twitter Send by mail IL RUOLO DELL’ATENEO NELLA RICERCA Il gruppo di ricerca della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica ha condotto tutti gli esperimenti nei modelli in vivo di infezione e trattamento, sfruttando un expertise più che decennale e consolidati rapporti internazionali. Si è visto che iKix1 è in grado di neutralizzare la resistenza ai farmaci e di rendere il fungo meno virulento, riducendo significativamente la gravità delle infezioni. In ogni caso l'interesse della ricerca è legato al fatto che si introduce una nuova strategia terapeutica avente come bersaglio funzioni non direttamente legate alla vitalità del fungo patogeno, ma alla sua sensibilità ai farmaci e alla sua virulenza».

 

Riscaldamento globale, cereali a rischio

PIACENZA Riscaldamento globale, cereali a rischio Uno studio internazionale pubblicato su Nature-Scientific Reports dimostra che l’innalzamento delle temperature compromette la salubrità della produzione a causa dell’aumento delle aflatossine. aprile 2016 Non è solo una questione di eventi estremi e profondi squilibri negli ecosistemi terrestri, a desso è anche una questione di salubrità dell’alimentazione animale e del food . Le aflatossine appartengono a un’ampia famiglia di sostanze tossiche naturali raggruppate sotto il nome micotossine e sono prodotte dal metabolismo secondario di alcuni ceppi fungini, in particolare di Aspergillus flavus , che si sviluppano su numerosi substrati vegetali come i cereali (con particolare riferimento al mais), oggetto dello studio. In tale contesto l ’intera zona produttiva che si affaccia sul Mediterraneo e le aree dell’Est Europa dovranno affrontare un deciso incremento del rischio contaminazione (di oltre il 50%) che porterà ad un superamento dei limiti previsti dalle normative europee. Carlo Brera dell’Iss, nel precisare che i rischi per i consumatori europei, grazie al gran numero di controlli che vanno “dal campo alla tavola” restano oggi contenuti, fa presente che «la preoccupazione è per l’eventuale approvvigionamento di materia prima salubre nel prossimo futuro». Attualmente c’è una forte propensione ad aumentare le rese unitarie e ridurre i costi di produzione nel rispetto dell’ambiente, ma è necessario adottare una serie di strategie (previsione meteo e adozione di buone pratiche agricole), al fine far fronte alla futura emergenza aflatossine» fa notare Antonio Moretti di Cnr-Ispa. Secondo Tobin Robinson di Efsa, che ha stimolato e sostenuto il progetto che ha consentito di ottenere questi importanti risultati, «è importantissimo avere indagato sulla possibilità che quello delle aflatossine fosse un rischio emergente per l’Europa».

 
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