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Strategie per sconfiggere l’odio online

lo studio Strategie per sconfiggere l’odio online La cultura convergente e la partecipazione digitale diffondono e normalizzano contenuti ostili o violenti generando quelli che Stefano Pasta chiama Razzismi 2.0 , semplificazioni interpretative di un mondo complesso. Il processo di accettazione sociale, che spesso passa dalla critica al “politicamente corretto”, dall’ironia e dalla pretesa di “non essere preso sul serio”, si nutre della deresponsabilizzazione degli utenti e della banalizzazione delle pedagogie d’odio. Durante la ricerca - spiega lo studioso - ho chattato con ragazzi con un’adesione ideologica strutturata e con altri - molti di più - che ripetevano “mi stai prendendo troppo sul serio”, “ho fatto solo una battuta”. Ma la posta in gioco è seria: sono giovani che inneggiano allo stermino, invocano le molotov contro i profughi, commentano un gol usando “ebreo” come parolaccia e scherzano sulla Shoah, minacciano di stuprare una coetanea che non la pensa come loro. Spesso l’odio elegge a bersaglio più target allo stesso tempo: quando si prende di mira una donna perché africana, o in quanto accusata di essere a favore degli stranieri, scatta facilmente l’insulto sessista o contro i disabili». Si apre dunque un grande campo educativo, ancora più importante della denuncia: promuovere gli anticorpi della Rete e l’attivismo digitale di cittadini che devono essere formati come agenti morali capaci di soggettività critica, attraverso l’assunzione di responsabilità personale. hatespeech #web #rete #odio Facebook Twitter Send by mail CHI È L’AUTORE Stefano Pasta , dottore di ricerca in Pedagogia, è assegnista presso il Centro di Ricerca sull’Educazione ai media dell’Informazione e alla Tecnologia (Cremit ) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove si occupa di educazione alla cittadinanza nell’ambiente digitale.

 

Nel digitale è sempre Carnevale

Il commento del prof. Claudio Bernardi 07 febbraio 2018 di Claudio Bernardi * Come sta il Carnevale, la più grande festa popolare di un tempo? Malissimo. Non c’è mai stato infatti così tanto carnevale fuori dal tempo di Carnevale. Festa della licenza e della sovversione, garantite dall’anonimato delle maschere, il Carnevale ha cominciato a perdere colpi con l’avvento della democrazia dell’opulenza e con il declino dello spirito di sacrificio. In Italia, a parte le fortissime eccezioni di alcune località come Venezia, Ivrea, Viareggio, Acireale, il Carnevale si riduce a festa e sfilata di bambini in maschera. Sapevate che il cuore del Carnevale è la guerra ? Oggi è ridotta a nuvole di coriandoli e innocue stelle filanti, ma un tempo volavano sassi, poi diventati proiettili alimentari. E non è quello che succede nella piazza mediatica dove non si contano le vittime dei proiettili mediatici di immagini, parole, insulti e infamie? Oggi ne uccide di più il web che la spada. Docente di Drammaturgia e di Antropologia della rappresentazione, facoltà di Lettere e Filosofia , campus di Brescia e Milano #carnevale #festa #social #odio Facebook Twitter Send by mail.

 
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