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Perché Stato e mercato siano inclusivi

dibattiti Perché Stato e mercato siano inclusivi È decisivo, oggi come cento anni fa, ribadire che le culture politiche non sono tutte equivalenti e che sviluppo, pace, libertà e democrazia non possono essere garantiti attraverso ideologie che alimentino l’odio e la paura. Di Vittorio Emanuele Parsi 19 giugno 2019 Con questo articolo proseguiamo il dibattito - aperto il 18 giugno dall’ intervento su Cattolici e politica del professor Agostino Giovagnoli - a cento anni dall’appello di don Luigi Sturzo “agli uomini liberi e forti”. di Vittorio Emanuele Parsi * C’è una profonda attualità nell’appello lanciato cento anni fa ai “liberi e forti” da don Sturzo, che evidentemente non sta nella tentazione antistorica e intempestiva della creazione di un nuovo “partito dei cattolici italiani”. Si è trattato di un ordine parziale e limitato, che però coglieva l’urgenza di limitare contemporaneamente gli “errori” della sovranità statale e quelli del mercato, incanalandone le rispettive energie in eccesso in un fitto reticolo di istituzioni internazionali, che rendessero la cooperazione tra gli Stati possibile e vantaggiosa. Era un progetto consapevole della necessità che tanto lo Stato quanto il mercato dovessero diventare “inclusivi”, offrire opportunità concrete di rappresentanza, sviluppo e crescita alle classi subalterne, rendendo “popolari” l’uno e l’altro attraverso la creazione di un solido e diffuso ceto medio. È infine decisivo, oggi come cento anni fa, ribadire con sereno coraggio che le culture politiche non sono tutte equivalenti le une rispetto alle altre e che sviluppo, pace e libertà e democrazia non possono essere garantiti attraverso ideologie che alimentino l’odio, la paura, la chiusura e la discriminazione. docente di Relazione internazionali alla facoltà di Scienze politiche e sociali e direttore dell' Alta Scuola Economia e Relazioni internazionali (Aseri) Secondo articolo di una serie dedicata ai cento anni dall'Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo #sturzo #liberieforti #onu #mercato Facebook Twitter Send by mail.

 

Dalla filosofia al Palazzo di vetro

by Matteo Chiesa | 18 giugno 2019 Capita, a volte, di saltare nel vuoto e atterrare più in alto. È quanto accaduto a Giulia Maniezzi , laureata in filosofia in Cattolica con una tesi intitolata “Amore e perdono nella filosofia morale di Vladimir Jankèlèvitch” e oggi negoziatrice per conto della Santa Sede presso l’ambasciata Onu di New York. Un traguardo atipico per chi sognava una carriera accademica, tanto da iniziare, dopo la magistrale, un dottorato di ricerca in “Studi umanistici: tradizione e contemporaneità” della durata di tre anni, la metà dei quali trascorsi a Tolosa, in collaborazione con l’Istituto Cattolico. Giulia incappa nel sito dell’Istituto Toniolo, dove «tra i vari bandi, ce n’erano diversi per un’esperienza di tirocinio in una delle missioni della Santa Sede nelle varie parti del mondo». Un ruolo di responsabilità «motivo di grande orgoglio: uno stage estremamente formativo per il quale voglio ringraziare e rilasciare una nota di merito per la missione e in particolare per l’Istituto Toniolo». Giulia sente lo stesso richiamo che un anno prima l’aveva portata lontana dai suoi progetti, ma vicina alla sua vocazione: «So che è difficile da comprendere, ma nel mio percorso ci vedo la Provvidenza». Una storia anomala e mistica e, dunque, bellissima, la cui protagonista invita gli studenti «a non lasciarsi bloccare dalle etichette formative» invitandoli «a capire non solo come acquisire le competenze, ma anche come investirle».

 

Desertificazione, le risposte della ricerca

Piacenza Desertificazione, le risposte della ricerca Il 17 giugno si celebra la Giornata Mondiale per la lotta contro la desertificazione e la siccità , istituita dall´Onu nel 1995 per sensibilizzare sul fenomeno. La parola desertificazione evoca immediatamente le dune mobili sahariane. È uno dei fenomeni naturali che più affligge la salute del nostro Pianeta, Europa e Italia comprese. Una minaccia costante che, secondo quanto diffuso dalle Nazioni Unite, potrebbe portare allo sfollamento di circa 50 milioni di persone nei prossimi anni. In alto la nostra intervista al preside della Facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali, professor Marco Trevisan . La ricerca della nostra facoltà in questo ambito - conclude il preside - si muove su una serie di progetti che puntano all’intensificazione dell’agricoltura sostenibile e al miglioramento della qualità dei suoli al fine di creare condizioni ottimali di fertilità. Ecco alcuni progetti di Ricerca condotti in Università Cattolica sul tema della desertificazione: Soilution FarmCO2Sink Parmorizza Biostimolanti SASS #desertificazione #siccita #onu #cambiamenticlimatici #sostenibilita Facebook Twitter Send by mail.

 

Sei mesi di stage all’Onu

bando Sei mesi di stage all’Onu Un internship negli uffici della Missione Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, prorogabile per ulteriori cinque mesi: è quanto offre l’Istituto Toniolo a laureandi e studenti postgraduate dell’Ateneo. Iscrizioni entro lunedì 8 ottobre 27 agosto 2018 Sei mesi di stage a New York negli uffici della Missione Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite . È quanto offre a laureandi e studenti postgraduate dell’Università Cattolica del Sacro Cuore l’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori. Per il Fellowship Program Un a New York , che garantisce l’inserimento con funzioni operative nello staff della Missione da inizio gennaio 2019 , l’Istituto Toniolo erogherà un contributo di 9.750 euro. In caso di rinnovo, ottenibile per ulteriori cinque mesi , la borsa di studio sarebbe aumentata di 8.250, per un totale lordo complessivo di 18.000 euro. Questa iniziativa, alla seconda edizione nel 2018, si inserisce nel quadro di collaborazione con le Rappresentanze della Santa Sede presso diverse istituzioni: Ginevra (ONU), Parigi (UNESCO), Vienna (ONU), Strasburgo (Consiglio d’Europa) e con il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale ( Città del Vaticano ). L’obiettivo del Programma è di inserire negli uffici della Rappresentanza a New York uno studente motivato e competente, a cui sarà garantita una formazione on-the-job con funzioni operative nello staff della Missione.

 

Migranti, Global Compact al palo

Milano Migranti, Global Compact al palo L’Italia non parteciperà al Summit Onu di Marrakech del 10 e 11 dicembre dove sarà ratificato il documento che propone una gestione internazionale di migrazioni e rifugiati. Lo ha annunciato il vicepremier Matteo Salvini alla Camera dichiarando che l’Italia non parteciperà al Summit Onu di Marrakech, che tra il 10 e l’11 dicembre adotterà il documento, lasciando al Parlamento la decisione di aderire o meno al trattato. Un annuncio che arriva proprio mentre l’alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR) propone di rivoluzionare il sistema globale di accoglienza dei rifugiati. Il Global Compact sui rifugiati parte dalla costatazione che il modello assistenzialista della Convenzione di Ginevra del 1951, che ancora oggi detta tempi e modi della gestione dei rifugiati, ha fatto il suo tempo. La proposta dell’UNHCR punta a riorganizzare il sistema degli interventi, basandolo su un cambio di prospettiva della figura del rifugiato: abbandonare lo stereotipo che lo vuole un “mantenuto a vita” per trasformarlo in un reale agente per lo sviluppo, in un lavoratore-consumatore del Paese che lo ospita. La decisione italiana di non partecipare al Summit Onu a Marrakech sembra inserirsi, invece, nel quadro di una strategia che prevede la determinazione da parte dell’attuale governo di far prevalere a tutti i costi la propria volontà sulle regole comunitarie e/o internazionali, come molti autorevoli commentatori fanno notare. Interverranno la sociologa Laura Zanfrini , direttore del centro di ricerca, sulle motivazioni dei Global Compacts, lo psicologo dell'Ateneo Giovanni Giulio Valtolina sulla posizione della Chiesa Cattolica in tema di migrazioni, intercultura e accoglienza, e a seguire i consoli dei Paesi rappresentati.

 

Il Centro famiglia vola all’Onu

Milano Il Centro famiglia vola all’Onu Tre psicologhe sociali del Centro di Ateneo in visita speciale alle Nazioni Unite e all’ambasciata di Washington per presentare una ricerca condotta sul metodo Rondine, che dal 1998 fa convivere giovani di Paesi in conflitto. È quanto emerge dallo studio che lo Studentato Internazionale della onlus Rondine ha commissionato al Centro di ateneo Studi e ricerche sulla famiglia della Cattolica per validare il metodo utilizzato con i ragazzi ospiti. Tre psicologhe sociali del Centro di Ateneo in questi giorni sono state in visita speciale all’Onu e all’ambasciata di Washington per presentare questa ricerca di valutazione. Dallo Studentato Internazionale, cuore della onlus da cui si è sviluppata la Cittadella della Pace, è nato infatti il Metodo Rondine che dal 1998 ha portato alla convivenza di giovani provenienti da Paesi tra loro in guerra (ad esempio, russi e ceceni, israeliani e palestinesi). Questi giovani si incontrano e condividono insieme un percorso innovativo, partendo dagli esiti di dolore e di rabbia che la guerra ha prodotto - riscoperti come energie rinnovabili - ed elaborando un modello di trasformazione creativa. La ricerca, i cui primi risultati sono basati su 13 studenti dello Studentato Internazionale e su 26 studenti del Quarto Anno d’Eccellenza, ha un impianto multi-metodologico e longitudinale e ha previsto una parte quantitativa condotta attraverso questionari self-report e una parte qualitativa condotta con focus-group e strumenti grafico-simbolici. Ciò che emerge chiaramente dalle prime analisi è che, grazie al lavoro promosso da Rondine, diminuiscono sia il favoritismo fazioso verso l’ ingroup , sia l’aggressività e il giudizio negativo nei confronti dell’ outgroup : ingroup e outgroup si avvicinano riconoscendosi simili nei tratti umani, specie negli aspetti più fragili.

 

Italia nel Consiglio di Sicurezza? Si può

milano Italia nel Consiglio di Sicurezza? Si può Secondo il segretario generale del ministero degli Affari Esteri Michele Valensise, nella sua lezione in Cattolica, a giugno il nostro Paese potrebbe aggiudicarsi uno dei due seggi non permanenti perché la quotazione del nostro brand nel mondo è in ascesa. Ma c’è modo e modo di fare valere questo principio, secondo Michele Valensise , segretario generale del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale . Quando oggi si parla di opzione militare - ha affermato nella sua lezione in Università Cattolica - l’opinione della Farnesina è molto chiara: nessuno vuole sottovalutare il peso che la componente militare può avere, tuttavia noi crediamo che occorra essere estremamente ponderati e cauti. L’Italia mantiene un’idea di privilegio della ricerca di una soluzione politica e negoziale». Nel suo intervento l’ambasciatore Valensise ha mostrato come sono cambiati gli equilibri mondiali nel giro di pochi anni: «Dal mondo della guerra fredda diviso in maniera minacciosa ma quasi rassicurante nel suo perpetuo equilibrio lo scenario è cambiato quasi di colpo» ha affrmato. Eppure oggi nominare l’Europa può essere fonte di un certo disagio vista la pericolosa distanza che si è creata tra il cittadino e le istituzioni europee». geopolitica #mediterraneo #onu #migranti Facebook Twitter Send by mail IL GRANDE DISORDINE MONDIALE Michele Valensise , segretario generale del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, ha tenuto una lezione aperta per gli studenti della Cattolica.

 
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