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Far lo stupido in azienda

cattolica post Far lo stupido in azienda In alcuni casi la “stupidità aziendale”, fatta di persone che eseguono senza discutere, è funzionale all’organizzazione perché rassicura. Ma alla lunga ostacola la crescita. settembre 2016 La “stupidità aziendale” non paga. Affrontare le criticità in azienda, e non tacerle per compiacimento o per insicurezza, è fondamentale per la vita dell’impresa. Anche se la “stupidità aziendale” può in qualche caso essere funzionale, ossia rassicurante e foriera di certezze in situazioni di particolare crisi, si rivela nella maggioranza dei casi un grave ostacolo alla crescita e al superamento delle difficoltà. Di questo si è parlato durante un dibattito in Università Cattolica con il professor Mats Alvesson della School of Economics and Management, Lund University della Svezia che ha parlato con noi sintetizzando il suo pensiero e i suoi studi. azienda #organizzazione #management Facebook Twitter Send by mail Print.

 

La festa per i dieci anni di Altems

Roma La festa per i dieci anni di Altems Sfide, innovazione digitale, valori e cambiamento i temi al centro della conferenza “Organizing for Health” di giovedì 12 settembre , in occasione del decimo anniversario dell’Alta Scuola in Economia e Management dei Sistemi sanitari. Quattro le parole-chiave che declineranno il ruolo dell’organizzazione per promuovere l’efficacia e l’efficienza dei sistemi sanitari: sfide, innovazione digitale, valori, cambiamento. I lavori saranno aperti da Franco Anelli , Rettore dell’Università Cattolica, Domenico Bodega , Preside della Facoltà di Economia e Rocco Bellantone , Preside della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Ateneo. Coordinerà l’evento Americo Cicchetti , Direttore dell’ALTEMS e Ordinario di Organizzazione aziendale alla Facoltà di Economia dell’Università Cattolica. Alle ore 17.30 avrà inizio la tavola rotonda, condotta dal giornalista Roberto Iadicicco, dal titolo “Organizing for Health”, alla quale parteciperanno Marco Elefanti, Renato Botti, Antonio Gaudioso, Andrea Mandelli, Francesco Ripa di Meana, Massimo Scaccabarozzi, Andrea Urbani, Teresa Petrangolini, Fiorenzo Corti, Paolo Foggi e Fabrizio d’Alba. “Non c’è buona medicina senza organizzazione – spiega il professor Americo Cicchetti – Il Servizio Sanitario nazionale italiano è tra i pochi a livello europeo ad aver mantenuto un’impronta universalistica anche se l’accessibilità ai servizi e la loro qualità è variabile a seconda delle regioni e spesso al loro interno”. “La variabilità degli esiti clinici – continua Cicchetti - dipende solo in parte dal livello innovativo dei farmaci disponibili, dalla presenza di robot chirurgici o dalla presenza di bravi medici: essa risiede anche nella qualità dell’organizzazione”.

 

La sfida di fare emergere il welfare latente

Non nei termini dei welfare assistenzialistic i fino a ora conosciuti ma di un welfare che porti a un maggior benessere dovuto all’ambiente fisico, all’interazione con i colleghi, con la struttura organizzativa: fattori, questi, che aumentano la qualità del lavoro e dei risultati. Investendo nelle risorse umane il welfare può agire non solo come aggregatore di bisogni ma anche di potenzialità dei professionisti dell’azienda. È quanto ha fatto emergere la ricerca realizzata dalle psicologhe Caterina Gozzoli e Diletta Gazzaroli dell’ Alta scuola di psicologia Agostino Gemelli dell’Università Cattolica (Asag) per conto dell’ Associazione industriale bresciana (Aib). Le ricercatrici hanno compiuto un’analisi in profondità di dieci casi aziendali, in campi economici differenti, ma con la caratteristica comune di aver provato a fare cose buone nel coinvolgere le persone a gestire una fase di grande cambiamento, soprattutto in campo culturale. Perché cultura ed economia non sono antitetiche e possono convivere nelle aziende, come sostiene Roberto Zini , vice presidente di Aib, che ha voluto questa ricerca. Secondo Caterina Gozzoli e Diletta Gazzaroli, «il welfare può, quindi, essere inteso non più come prodotto ma come processo attraverso cui prendere consapevolezza delle dinamiche che caratterizzano il tessuto organizzativo e come le azioni messe in campo si connettano con questo tessuto in cui vanno a collocarsi». psicologia #organizzazione #welfare aziendale Facebook Twitter Send by mail Print.

 

L’organizzazione è la migliore medicina

sanità L’organizzazione è la migliore medicina L'Altems festeggia i dieci anni con la prima Conferenza internazionale “ Organizing for Health ”. Il Servizio sanitario nazionale italiano è tra i pochi a livello europeo ad aver mantenuto un’impronta universalistica (“tutto a tutti, dalla culla alla bara”) anche se l’accessibilità ai servizi, ma anche la loro qualità, conosce alti e bassi a seconda delle Regione in cui ci si trova. In realtà, a ben vedere, la variabilità degli esiti – testimoniata anche quest’anno dai risultati del Programma Nazionale Esiti e da diverse iniziative “indipendenti” che informano pazienti e cittadini sulla “qualità” dei luoghi di cura – esiste anche all’interno della singola Regione e, qualche volta, anche all’interno della stessa azienda sanitaria. Volendo guardare un po’ più a fondo scopriamo che in realtà non si riscontrano correlazioni forti tra quantità di risorse disponibili e esiti di salute. In buona sostanza la variabilità degli esiti clinici solo in parte dipende dal livello di “innovatività” dei farmaci disponibili o dalla presenza più o meno massiccia di robot chirurgici. È evidente che il “fattore umano” è fondamentale, ma a ben vedere non basta più il “luminare” per ottenere i migliori risultati nelle cure, almeno nella medicina di oggi. continua a leggere sul Quotidiano sanità ] #sanita' #medicina #organizzazione #altems Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Robot-lavoro, la cyber-rivoluzione è partita

il dibattito Robot-lavoro, la cyber-rivoluzione è partita Iperconnettività e intelligenza artificiale influenzano i sistemi produttivi, le forme di lavoro, le infrastrutture impiegate, con profonde conseguenze sulla riconfigurazione delle competenze e dei profili richiesti. La quarta rivoluzione industriale (Schwab, 2016) sta trasformando sia i processi produttivi , sia i profili di competenze professionali e lavorative a essi associate. Da un lato nascono nuove occupazioni, nuove aziende e nuovi mercati, dall’altro l’automazione nel breve periodo porta alla cancellazione di numerose occupazioni, mentre l’AI permette di automatizzare anche occupazioni a medio-alto livello di qualifica. Più in generale l’affermarsi delle tecnologie di terzo ordine, dalla domotica all’intelligenza artificiale, sta generando una dipendenza delle società umane dalle ICT e dalle informazioni da esse veicolate, aprendo una riconfigurazione del rapporto uomo-macchina che coinvolge diversi interlocutori a vari livelli: istituzionale, politico, manageriale, professionale e lavorativo. Un numero sempre maggiore di studi (Frey &; Osborne, 2017; Makridakis, 2017; Peters,2017) si concentra sull’effetto della rivoluzione industriale sul mondo del lavoro in termini di occupazione, disoccupazione, replacement e sulle competenze lavorative necessarie alla forza lavoro del futuro e sui migliori strumenti formativo-didattici per il loro sviluppo. In gioco sono nuove visioni del lavoro e conseguenti sollecitazioni verso forme diversificate di contrattualità bilanciando diritti e doveri e configurando modalità più raffinate e impegnative di rapporto tra soggetti, lavoro e organizzazioni. Quali sono le sue implicazioni sociali, antropologiche, pedagogiche, economiche, etiche e culturali? Segui il dibattito su Cattolicanews [torna alla pagina di lancio].

 

Vendramini: «Ssn, rivedere la governance»

Dall’altro ci si deve concentrare sul paziente post acuto da gestire in strutture dedicate, con servizi dedicati, meglio non al domicilio, anche per impedire il contagio intrafamiliare, e quindi la recrudescenza della diffusione. Questo vuol dire ripensare alla rete di servizi extra ospedalieri, istituendo strutture dedicate e un sistema strutturato e integrato di professionisti che sappiano farsi carico di questa nuova priorità. Il professor Emanuele Vendramini , docente di Economia aziendale alla facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica, analizza, nel podcast allegato, il problema della governance del Sistema sanitario nazionale messo a dura prova dall’emergenza Covid-19. sistema sanitario nazionale #sanita' #salute #organizzazione Facebook Twitter Send by mail Print.