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Dalla crisi dei partiti al successo del populismo: la rivolta della società

STATO DI EMERGENZA Dalla crisi dei partiti al successo del populismo: la rivolta della società Aggiornando e riprendendo la teoria del doppio movimento di Polanyi Francesco Tuccari ha analizzato le trasformazioni del nostro Paese. Il webinar con i professori Unicatt Agostino Giovagnoli e Damiano Palano by COSTANZA SAPORITO | 30 novembre 2020 Il bisogno di protezione avvertito dalla società, soprattutto dopo la grande recessione del 2008, è tornato alla ribalta. Questo, unito alla perdita di radicamento nel tessuto sociale dei partiti tradizionali, ha portato a una “rivolta della società” concretizzatasi nel clamoroso successo ottenuto dai movimenti populisti alle elezioni politiche del 2013 e del 2018. Il libro di Tuccari è stato la base da cui è partito il dibattito dell'appuntamento del 26 novembre del ciclo di incontri “Stato di emergenza” in cui l'autore ha dialogato con i professori della Cattolica Agostino Giovagnoli , docente di Storia contemporanea, e Damiano Palano , direttore del Dipartimento di Scienze politiche. La grande trasformazione “2.0” - ha spiegato Tuccari - si discosta dalla grande trasformazione di cui Polanyi parla guardando alla crisi delle istituzioni liberali avvenuta negli anni ’30 del ‘900 in “risposta” all’avvento, nel secolo precedente, della società di mercato. Se l'epoca di cui tratta Polanyi è caratterizzata da una forte capacità di esercizio di difesa nei confronti della società ad opera dello Stato, tale capacità, data la sempre più preponderante centralità di attori sovra e transnazionali, è oggi andata in larga misura perduta. Per Giovagnoli è opportuno partire dalla crisi dei partiti politici che, prodottasi nei primi anni ’90 in coincidenza con il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, ha in realtà iniziato a delinearsi ben prima, esplicandosi nell’incapacità dei leaders politici di farsi carico di molti problemi del tempo.

 

"Pochi contro molti": la democrazia ha bisogno del conflitto

Per trovare delle risposte bisogna innanzitutto ricordare che la diversità di visioni e il pluralismo sono elementi per natura presenti nella società. Questa impostazione teorica si presta a interpretare i conflitti del Novecento, che proprio attraverso scontri dai tratti feroci e atrocità hanno portato alla nascita del concetto contemporaneo di democrazia, ma oggi lo scenario sembra cambiato. Dilaga una stigmatizzazione del conflitto e prende sempre più peso « l’idea reazionaria che tutti abbiano un interesse comune di partenza » , afferma Parsi. In questo modo si perde di vista che « l’interesse generale si costruisce non negando il conflitto, ma esercitandolo » , perché solo nel conflitto politico regolato è possibile che avvenga la sintesi tra interessi di partenza divergenti e dunque si realizzi la democrazia. Il rischio, già concretizzato, che deriva dall’assenza del conflitto politico è che - argomenta Parsi - il vincitore prenda tutto per sempre, generando conflitto sociale e cristallizzando una vittoria temporanea che diventa fatalmente status quo » . Davanti a questo scenario sconfortante, però, concordano Urbinati e Parsi, non bisogna perdere di vista una qualità che è evidente già nel termine "molti": il numero. I molti possono infatti far valere il proprio peso numerico e contro-mobilitarsi, trovando una dimensione comune pur partendo da varie identità, davanti a minacce rappresentate da leader populisti che sono stati capaci di mobilitare una grande parte di elettorato.

 

Possiamo liberarci dalla dipendenza dai competenti?

STATO DI EMERGENZA Possiamo liberarci dalla dipendenza dai competenti? La mancata realizzazione delle promesse della scienza ha portato a una progressiva sfiducia e la competenza verrà sempre più messa in discussione. Il webinar con Ventura, Castellin e Palano 30 ottobre 2020 di Alessia Silipigni * Radical Choc è il titolo a effetto che Raffaele Alberto Ventura , analista per il Groupe d'études géopolitiques di Parigi, ha usato per il suo ultimo libro. Le motivazioni vanno individuate nel lungo periodo, ma è soprattutto nell’ultimo mezzo secolo che il meccanismo è tornato a incepparsi, dando inizio a una vera e propria crisi di legittimazione. Le dinamiche restano però quasi sempre simili, perché la perdita di fiducia nei competenti può essere interpretata come il riemergere di tendenze più generali, che si ripropongono ciclicamente. Si vive nella continua illusione di riuscire a imparare dagli errori passati, di essere abbastanza informati per riuscire a governare i possibili scenari futuri e, invece, ancora oggi siamo piegati di fronte all’evidenza che non si smette mai di imparare. La dipendenza dai competenti resta necessaria di fronte all’indeterminatezza della situazione e sebbene stia subendo un graduale indebolimento, oggi è possibile sperare che possa lasciare in eredità alcune risposte per riuscire ad affrontare con lungimiranza quello che riserverà il mondo di domani. studentessa del corso magistrale di Politiche europee e internazionali, facoltà di Scienze politiche e sociali, Università Cattolica, campus di Milano #statodiemergenza #palano #castellin #ventura Facebook Twitter Send by mail Print Stato di Emergenza “Stato di emergenza.

 

Ascesa e caduta dei competenti

POLITICA Ascesa e caduta dei competenti Giovedì 29 ottobre il secondo appuntamento con il ciclo di webinar “Stato di emergenza”. Animeranno il dibattito Luca G. Castellin e Raffaele Alberto Ventura 23 ottobre 2020 “Stato di emergenza. Discussioni sulla politica sospesa al tempo del virus” è il titolo di una serie di webinar organizzati nell’ambito dei corsi di Scienza politica della facoltà di Scienze politiche e sociali delle sedi di Milano e Brescia sulle ripercussioni della pandemia sulle democrazie occidentali e sulla sfera delle nostre libertà. Modererà l'incontro il prof. Damiano Palano , direttore del Dipartimento di Scienze politiche dell'Università Cattolica. Un'occasione per riflettere sulla grande contrapposizione tra la cosiddetta élite, capace di assicurare per tutto il Novecento decenni di sicurezza e sviluppo e i loro nemici autoproclamati, quelli che oggi potremmo definire 'populisti', nell'accezione letterale del termine, ovvero coloro che oppongono alla retorica della minoranza istruita quella del 'popolo'. Uno scontro che, se talvolta può permettere a un ciclo culturale di resettare e ripartire dall'altro (e succede molto più spesso) rischia di portare alla catastrofe. emergenza #castellin #palano #ventura Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Politica, un giro di boa che chiude un ciclo

L'ipotesi è che una stagione politica iniziata nel 2011 si sia conclusa e che se ne stia aprendo una nuova, tutta da capire, in cui non è detto che le pulsioni populiste siano state sconfitte. L'analisi del politologo pubblicata sull'Huffington Post di Damiano Palano * Il responso che le urne ci hanno consegnato la sera del 21 settembre si presta a letture molto diverse. Il fronte di (centro)destra può invece stilare un bilancio almeno in parte positivo per la riconferma di Toti in Liguria e di Zaia in Veneto, ma anche per la vittoria di un proprio candidato nelle Marche. Il Movimento 5 Stelle Il referendum costituzionale è un “giro di boa” per i pentastellati perché il favore degli elettori verso il taglio dei parlamentari non può nascondere le enormi difficoltà che questa formazione politica sperimenta (certo non da oggi). E la retorica anti-politica, anti-casta, anti-establishment è una risorsa davvero troppo friabile, oltre che un’arma di cui nuovi sfidanti possono agevolmente impossessarsi. Per quanto riguarda il voto regionale si è delineato un quadro di perfetta parità: tre regioni al centrodestra, di cui una, le Marche, strappata al centrosinistra, e tre a quest’ultimo. Abbiamo chiesto ai professori Paolo Balduzzi, Antonio Campati e Michele Massa di capire a che cosa sono chiamate le forze politiche alla luce dei risultati della competizione elettorale ( vai alla pagina introduttiva ).

 
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