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Diventare grande a Parigi

Ecco come iscriversi a un Exchange Semester Abroad entro il 22 maggio 04 maggio 2017 di Sara Minoia * Mi sono iscritta al programma per gioco, poi ci ho creduto con tutta me stessa. Significa conoscere le persone, e farsi conoscere, per quello che realmente sono, senza filtri, senza preconcetti, senza distinzioni di razza, religione, lingua, modo di vestire, modo di pensare. Le amicizie che nascono durante questa esperienza sono vere e sincere: io ho trovato una famiglia e porterò ognuna delle persone che ho conosciuto sempre nel cuore. Lontano da casa impari a dare valore alle cose giuste, impari cos’è la vera mancanza di qualcuno, impari cosa significa avere il sostegno di chi ti vuole bene. L’ Erasmus significa sentirsi a casa in un Paese che non è il tuo e scoprire che i francesi camminano davvero con la baguette ancora calda sotto al braccio. L’ Erasmus ti cambia la vita perché cambia te. Cambia il modo di vedere il mondo, di guardare chi ti cammina di fianco, di pensare al diverso, di amare ciò che ti circonda. L’ Erasmus ti catapulta completamente fuori dalla tua comfort zone, e per questo è la cosa più bella che ti possa capitare a vent’anni.

 

Col cuore più pieno delle tasche

Milano - Parigi Col cuore più pieno delle tasche Myriam , dopo la laurea in Scienze dell’educazione e i primi lavori, voleva di più. A Parigi ha capito che ogni relazione arricchisce, persino le urla di ragazzi autistici che gridano alla vita. novembre 2017 di Myriam Altamore * Chi se la scorda più quell'estate? A due anni dalla laurea e con varie esperienze come educatrice - prima infanzia, disabilità grave, anziani - la mia vita stava diventando insipida. Sono arrivata con due valigie e mi sono sistemata “ chez l'habitant ”: una famiglia che ti affitta una camera, significa metà dello stipendio che se ne va per l'alloggio. Parlo francese ma ho delle colleghe che non lo parlano bene e sono state prese lo stesso perché qui quello che conta è avere fegato, conoscere i ragazzi e conoscersi. Devo tanto all’Università Cattolica perché grazie alla laurea in Scienze dell’educazione ho imparato che non valgo né più né meno dei ragazzi per cui lavoro ma che esiste una relazione che ci arrichisce ogni giorno e che abbiamo solo dei ruoli sociali diversi. Così capita che, anche sei stanca, riesci lo stesso ad accogliere delle urla disperate perché quelle urla sono un modo di manifestare la propria esistenza, il proprio grido alla vita.

 

A Parigi con il cuore

MILANO A Parigi con il cuore Nelle parole degli studenti parigini che studiano in Cattolica a Milano, la paura per le famiglie in Francia ma anche la decisione di completare la loro esperienza in Italia. by Elisa Conselvan | 19 novembre 2015 Léonie , Lena , Sarah e Gregoire , studenti francesi alla Business School ISTEC di Parigi, in Erasmus nel nostro Ateneo da settembre, hanno vissuto le tragiche ore degli attentati di Parigi di venerdì sera da Milano. Venire a conoscenza di una notizia del genere quando sei all’estero è surreale: non hai accesso diretto alle stesse informazioni che avresti se fossi a casa e soprattutto non riesci a respirare l’atmosfera che vivresti se fosse lì, anche se la gente qui ci è stata molto vicino». Il loro timore è che la Francia chiuda davvero le frontiere, perché diventerebbe difficile tornare dalle loro famiglie per le vacanze di Natale. Sabato mi è venuta voglia di tornare a Parigi per controllare che fosse tutto a posto, ma poi ho cambiato idea perché so che mia sorella e i miei amici stanno bene». Quello che è accaduto è contro tutti i nostri principi e viola i nostri tre valori cardine di Liberté , Egalité , Fratérnité : soprattutto quello di libertà, che include il rispetto per la libertà di espressione. Sono commossa davanti alla solidarietà dimostrata - ha concluso tra gli applausi dell'assemblea - dai francesi e dalla comunità internazionale, è la libertà che vince e ne sono molto orgogliosa, voltare le spalle ai nostri valori vuol dire darla vinta ai terroristi».

 

Un forum mondiale del dialogo

MILANO Un forum mondiale del dialogo È l’idea che lancia il professore a l’Essec di Parigi Joseph Maïla , in Ateneo per parlare di “Religione tra rottura e riconciliazione” a pochi giorni dagli attacchi di Parigi. Di fronte alle semplificazioni che tornano sull’onda della paura e dell’emozione, le parole del professore francese chiariscono il ruolo della religione nelle nostre società. Ma come fedeli si è portatori di valori, ed è necessario per il dibattito pubblico che il punto di vista della chiesa sia evidente. Alcuni sociologi usano “tradizione del credere”, per cui ci si inserisce nel flusso di una storia che si è evoluta, confrontandosi con la realtà che cambiava. Ecco, con tutto ciò che succede proprio con la cultura: lo shock culturale, il dialogo tra culture… a me piacerebbe un forum a livello mondiale di tutti coloro che credono nel dialogo. Che fa l’Unesco su questi temi? Ora che andiamo contro la natura della cultura, che è dialogo e incontro. Cosa c’è che non va? Si può diagnosticare la crisi della cultura oggi? Oggi che la cultura è usata contro la cultura?».

 

Messe in suffragio delle vittime di Parigi

ATENEO Messe in suffragio delle vittime di Parigi In tutti i campus dell'ateneo le celebrazioni di oggi ricorderanno i morti della capitale francese. A Milano alle 12.30 presiederà l’assistente ecclesiastico generale monsignor Claudio Giuliodori. Oggi martedì 17 novembre le vittime degli attentati verranno ricordate in tutte le messe celebrate nei campus di Milano, Brescia, Piacenza, Roma‬.‬. In particolare una santa messa di suffragio, aperta a tutta la comunità universitaria, sarà celebrata alle 12.30 nella Cappella del Sacro Cuore di largo Gemelli 1 dall’assistente ecclesiastico generale, monsignor Claudio Giuliodori . A tutti i presenti verrà distribuito il testo dell'Angelus del Santo Padre di domenica 15 novembre. Santa messa in ricordo delle vittime parigine anche nel campus di Brescia alle 12.30 (via Trieste, 17), in quello di Piacenza sempre oggi alle 12.30 nella cappella della sede (via Emilia Parmense, 84). La celebrazione eucaristica di Roma è prevista alle 13 presso la cappella del Policlinico Gemelli, dedicata a San Giuseppe Moscati.

 

COP21, a Parigi per cambiare registro

novembre 2015 di Pierluigi Malavasi * Dal 29 novembre 196 leader dei paesi del mondo si riuniscono a Parigi per discutere del cambiamento climatico, nel meeting più importante degli ultimi anni per decidere come rallentare l'aumento della temperatura a livello globale nei prossimi decenni. Obiettivo della Conferenza è quello di contenere l’aumento della temperatura globale entro i 2°C, rispetto al periodo pre-industriale, partendo dallo stato di fatto attuale, che registra un aumento di 0,8°C. Lo strumento scelto è quello di un accordo per la riduzione delle emissioni a effetto serra. Dopo quasi un ventennio di complesse trattative, arriviamo all’appuntamento della COP21 con in tasca gli impegni già sottoscritti da 146 paesi responsabili dell’86% delle emissioni serra che consentirebbero di dimezzare il rischio abbassando l'aumento di temperatura previsto da oltre 4 gradi a circa 3. Il secondo punto è la costituzione di un Fondo verde per il clima da 100 miliardi di dollari l’anno a partire dal 2020, per aiutare i paesi in via di sviluppo a investire nella riduzione delle emissioni di CO2 e per la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. La riduzione dei gas serra era, sempre nel 2013, già oltre gli obiettivi per le emissioni non ETS. Anche in termini complessivi, inoltre, sulla base dei più recenti dati ISPRA, già nel 2014 è stata raggiunta una riduzione delle emissioni del 20% rispetto al livello del 1990. Gli analisti di BlackRock, inoltre, la più grande società di investimento del mondo con oltre 4.300 miliardi di patrimonio da gestire, sono convinti che conterà sempre un approccio positivo nei confronti dei temi legati all'ambiente alla responsabilità sociale e alla trasparenza nella gestione. "L'eccellenza in questi campi non sarà solo sinonimo di qualità operativa e gestionale, ma indica anche la capacità di reagire all'evoluzione dei trend di mercato e di affrontare con flessibilità il rischio normativo con l'aiuto di collaboratori più coinvolti e produttivi".

 

Baudelaire, il poeta diventa 2.0

MILANO Baudelaire, il poeta diventa 2.0 Il rapporto tra la sua opera e la sua Parigi, al centro di un Mooc particolare: un Massive open online course , sempre disponibile e gratuito, che ha già coinvolto più di 150 persone da tutto il mondo. Una versione concentrata del corso proposto nell’anno accademico 2014-2015 è stata filmata, “montata” e messa online sul portale Mooc di Blackboard . Mooc, come noto è la sigla per Massive Open Online Courses : un servizio sempre più diffuso nelle Università di tutto il mondo mettono a disposizione gratuitamente dei corsi specifici. Il corso su Baudelaire, prevalentemente in lingua francese, è online da alcuni mesi: più di 150 corsisti da tutto il mondo, dal Sudafrica al Canada fin alla Thailandia, lo hanno consultato . Lo studente può scegliere il momento più adatto per collegarsi e ascoltare le lezioni, che hanno carattere pluridisciplinare: con l’obiettivo di sperimentare una nuova forma di didattica, al corso hanno collaborato infatti altri docenti afferenti alla facoltà di Scienze Linguistiche e letterature straniere: Flora Pagetti, Fabio Larovere, Federica Locatelli . mooc #poesia #parigi #baudelaire Facebook Twitter Send by mail GLI ALTRI MOOC DEL NOSTRO ATENEO " Au coeur de Paris " è uno dei Massive Open Online Courses dell'Università Cattolica. Il nostro è uno degli atenei italiani ad aver intuito le potenzialità di questo sistema e i vantaggi che i Mooc possono apportare all’impianto didattico.

 

Non lasciamo che il terrore ci terrorizzi

MILANO Non lasciamo che il terrore ci terrorizzi L’invito del professor Riccardo Redaelli , autore per VP di “Islamismo e democrazia”, nasce da una lucida analisi geopolitica del Medioriente e dell’Isis: una guerra interna all’Islam che solo un compromesso tra le potenze mondiali può fermare. Riccardo Redaelli (nella foto sotto) , docente di geopolitica dell’Università Cattolica ed esperto di rapporti tra mondo arabo e occidente, ha di recente pubblicato il libro Islamismo e democrazia (Vita e Pensiero) che affronta il complesso intreccio tra religione e politica in Medio Oriente. È la traduzione del nome arabo che si sono dati i seguaci dell’autoproclamato califfato di al-Baghdadi, cioè “al-Dawla al-Islamiya fi al-Iraq wa al-Sham” che significa lo Stato Islamico in Iraq e nello Sham del levante». Questo cosa significa? « Sembra assurdo dirlo dopo i fatti di Parigi, ma il primo obiettivo dell’Isis non è l’Occidente, è la lotta interna all’Islam, sono gli sciiti , contro i quali c’è uno sterminio in atto di decine di migliaia di persone, e le varie minoranze. Le donne di altre religioni sono ridotte a schiave sessuali prima di essere uccise, a volte sepolte vive; i bambini trucidati, i prigionieri sgozzati, arsi vivi e torturati; gli omosessuali gettati dai tetti dei palazzi… il califfato jihadista usa il terrore ed è orrore». Si è continuato a sostenere l’opposizione ad Assad, che è un dittatore feroce e al quale è giusto opporsi, ma senza voler coinvolgere russi e iraniani che di contro lo sostengono perché hanno degli interessi strategici in Siria. La risposta militare non è mai la soluzione, ci vuole un accordo politico e la capacità di spingere l’Islam verso una politica meno settaria e radicale, favorendo un compromesso tra Arabia Saudita e Iran , che è all’origine di tutti questi problemi».

 

I ragazzi Erasmus: siamo tutti parigini

MILANO I ragazzi Erasmus: siamo tutti parigini Nelle testimonianze degli studenti dell’Università Cattolica a Parigi traspare l’inevitabile paura di fronte a quanto è successo ma anche la testarda decisione di restare a testa alta come i francesi che non si arrendono al terrore. by Matteo Zorzoli | 19 novembre 2015 Esperienze, progetti e percorsi di studio diversi, in comune un Erasmus iniziato a Parigi qualche mese fa: solo questo legava, prima della notte del 13 novembre che ha terrorizzato Parigi, le vite delle studentesse dell’Università Cattolica che abbiamo raggiunto a pochi giorni da quei fatti. Il flusso delle notizie iniziato alle 21:16 di venerdì sera con la prima esplosione allo Stade de France ha cominciato a scorrere inesorabile all’interno di bar e brasserie, in mezzo alle strade, tra sigarette fumate su davanzali di residenze studentesche e libri appena chiusi per prepararsi a uscire. Eleonora , 23 anni, iscritta a Media Management alla Sorbona, si è appena seduta con i suoi amici al tavolino di un pub a due piani nel quartiere di Bastille, nel IV arrondissement, vicino all’XI. Quello che, tra le note del cantante country della serata e sms visti di sfuggita, le sembrava uno scontro tra tifosi, violento, ma comunque all’ordine del giorno, le si palesa come l’inizio di una serie di attentati. E con una nota di scetticismo aggiunge: «Non sono d’accordo con la decisione di Hollande di bombardare immediatamente Raqqa: in questo modo si combatte il terrorismo internazionale con la stessa arma dei terroristi. portesouvertes segnalava chi era disposto a ospitare persone che erano rimaste bloccate per strada, mentre #jesuisenterrace dimostra la voglia di rivalsa dei parigini, che con una foto in un qualsiasi bistrot della capitale francese, riprendono la quotidianità.

 
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