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Un decalogo per resistere alla quarantena

È molto importante avere un rapporto il più possibile sano con il cibo, il sonno e il movimento, elementi costitutivi del nostro bioritmo che ci permettono di avere una consapevolezza dell’importanza del nostro benessere e della nostra salute. Dare un ritmo alla giornata, non perdere l’abitudine di curarsi nell’aspetto e di utilizzare un abbigliamento consono alle attività quotidiane. Arieggiare abbondantemente i locali durante il giorno e laddove possibile esporsi anche brevemente al sole per consentire al corpo di percepire i cambi di luce e temperatura. Cercare di sfruttare al massimo i canali di collegamento e comunicazione con altre persone, amici, familiari che di solito facciamo più fatica a raggiungere. Ce l’hanno ricordato coloro che hanno trovato nel deserto una cifra di arricchimento e scoperta di se stessi, come, per esempio, Charles de Foucault, Carlo Carretto e Gesù di Nazareth. I servizi di salute mentale pubblici garantiscono costante assistenza e si possono consultare le pagine degli ordini professionali di psicologi e medici in caso di necessità di un supporto e in mancanza di un terapeuta di riferimento. Una pillola di saggezza valida non solo per chi è avvezzo alla scrittura o la utilizza di mestiere, ma per tutti, perché aiuta a mettere ordine nella mente.

 

Parole buone per superare la crisi

Lo definisce così Sergio Astori , docente alla facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica, il progetto editoriale #ParoleBuone. Pillole di resilienza per superare la crisi che, insieme con un gruppo di esperti - da medici a educatori, da giornalisti a volontari - ha ideato e realizzato e che è in rete dallo scorso 20 marzo fino al superamento della crisi sanitaria. ParoleBuone è un percorso di parole, immagini e video che si può seguire sul sito www.parolebuone.org e sulla pagina Facebook “Parole buone”, tutti i contributi sono inoltre rintracciabili attraverso l’hashtag. Sergio Astori – psichiatra, psicoterapeuta e autore di diversi volumi, tra cui un saggio divulgativo sulla resilienza – spiega come è nata l’idea del progetto: «Da quando è iniziata l’emergenza, molti miei lettori mi hanno cercato chiedendomi se potessi dire “una parola buona”. I drastici cambiamenti nello stile di vita dei singoli individui, la paura di perdere un famigliare, un amico o la stessa vita, l’esperienza drammatica di piangere un congiunto, senza averlo potuto salutare per l’ultima volta, richiederanno una metabolizzazione complessa. Il progetto #ParoleBuone risponde quindi all’urgenza del momento ma guarda già al futuro, alla ricostruzione che aspetta ogni individuo per ritornare alla normalità. ParoleBuone è un progetto che prepara a pratiche di resilienza, finalizzato a sostenere e preparare la ripresa.

 
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