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L’importanza di partecipare al voto

La lettera di una laureanda in Scienze politiche e sociali 18 settembre 2020 di Marianna D’Antona * È un periodo molto delicato a livello sociale e politico, il coronavirus ha suscitato in noi perplessità, emozioni contrastanti, dubbi. Vi scrivo da studente a studente: ho 21 anni, sono laureanda in scienze politiche delle relazioni internazionali vengo da Palermo ma le scelte più importanti, come l’Università, le ho fatte a Milano, tra la passione per la società, politica e volontariato. Il 20 e 21 settembre siamo chiamati a votare, ancora una volta, ma per un motivo particolare: il referendum costituzionale, che ha come oggetto il taglio dei parlamentari con la modifica degli articoli 56-57 e 59 della Carta . È importante sapere che la consultazione, a differenza di altri appuntamenti referendari non avrà quorum , quindi possono andare a votare 100 persone o migliaia e il risultato della votazione è comunque valido. Vi sono questioni che portano acqua a entrambe le posizioni, tra chi sostiene che un minor numero di parlamentari produca un parlamento efficiente, veloce e compatto e chi, invece, la considera la solita inutile e demagogica rivoluzione anti-casta. L’idea che mi sono fatta è che forse è pretenzioso pensare che tagliare il numero dei parlamentari sia una soluzione ai problemi del nostro Paese. Il voto dà la possibilità di assumersi le proprie responsabilità e noi studenti universitari siamo responsabili della società di oggi e di quella che vogliamo costruire.

 

Referendum, andiamo a votare

e 21 settembre Referendum, andiamo a votare «Chissà che dal “più inutile dei referendum” si possa intravedere, sulla linea dell’orizzonte, un voto cosciente, con cognizione di causa verso il “più utile dei referendum”». La voce di uno studente dell’Università Cattolica 18 settembre 2020 di Simone Romero * Domenica 20 e lunedì 21 settembre i cittadini italiani saranno chiamati a esprimere un parere favorevole o contrario alla legge di revisione costituzionale volta alla riduzione del numero dei parlamentari. La contrapposizione tra i fautori del sì e del no sta infiammando da giorni l’opinione pubblica del nostro Paese e, in effetti, a prescindere dalle fedi politiche, saremo chiamati ad esercitare un diritto così a lungo reclamato, che, nella foga del pretendere, spesso abbiamo dimenticato essere anche un dovere. Da studente della facoltà di Scienze politiche e sociali non posso non notare come il tema del diritto di voto e l’elemento della rappresentanza siano nell’epoca moderna un fil rouge che ripercorre tutto il pensiero politico. Fino a qualche decenni fa, sarebbe apparso del tutto paradossale agli occhi degli intellettuali, dei pensatori politici e finanche dei semplici cittadini convocare un referendum per decidere se ridurre la rappresentanza, quindi per tagliare il numero di coloro che rappresentano le volontà di una comunità politica. La tempistica di questo referendum ha in parte trasformato la semplice attenzione in concreto dibattito e severa riflessione; a prescindere dagli esiti, un popolo più informato, partecipe e propositivo toglie spazio alla deriva populista e alla diffidenza verso ciò che non si comprende o conosce. Utopia? È probabile che, finalmente, dal “più inutile dei referendum” si possa intravedere, sulla linea dell’orizzonte, un voto cosciente, con cognizione di causa verso il “più utile dei referendum”.

 
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