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La metamorfosi della Lega

milano La metamorfosi della Lega Spiegare come un partito sia potuto passare dal 4% al 34% dei consensi è quanto tentano di fare Gianluca Passerelli e Dario Tuorto che hanno presentato il loro volume in largo Gemelli. by Irene Cosul | 29 marzo 2019 Come è riuscito un partito che nel 2013 sembrava al capolinea a diventare (almeno nei sondaggi) il primo partito d’Italia? È tutto merito della nuova leadership di Matteo Salvini se la Lega è passata dal 4% a sfiorare il 34% e a raccogliere consensi anche nel meridione? La Lega di Matteo Salvini” , in occasione della presentazione del libro di Gianluca Passerelli e Dario Tuorto " La Lega di Salvini. Per il professore della Sapienza, infatti, identificare Salvini come il creatore di una Lega nuova è come guardare il dito e non la luna: «Ciò che dice Salvini lo diceva già fin dagli anni Novanta, più elegantemente, Berlusconi» spiega Passarelli. A differenza di quanto accade nei paesi dell’est Europa, dove i partiti sovranisti conquistano molti voti nelle fascia di elettori più giovani, in Italia il voto dei giovani a Salvini non è rilevante. Il problema è quello delle tematiche che non presentano particolari discontinuità nella Lega di oggi da quella del passato, sopratutto nell’ambito economico, di cui non si parla mai». Per poter essere il partito egemone è necessario ottenere anche voti nel Centro e nel Sud – spiega Tuorlo – e per farlo Salvini si propone come uomo dello Stato, che avrà una soluzione quando il problema dell’immigrazione interesserà anche il Mezzogiorno».

 

Olanda, una diga con molte crepe

Ma più che di un “quarto di finale”, come l’ha definito il premier Rutte, sarà un lungo, estenuante girone all’italiana, la cui conclusione è ancora molto lontana. La crescita di Wilders si ferma infatti al 13,1% e a 20 seggi, 5 in più rispetto alle precedenti elezioni ma comunque molto al di sotto del 21,2% e dei 33 seggi ottenuti dal partito di Rutte (Vvd). Alcune formazioni moderate, come i liberali progressisti di D66 e i cristiani democratici di Cda, ottengono un buon risultato (conquistando entrambi 19 seggi), ma, per effetto della flessione dei due principali partiti, la formazione di una compagine di governo sarà comunque molto complicata. La “democrazia consensuale” olandese è da sempre strutturata su un sistema multipartitico, ma nella Camera bassa saranno presenti questa volta tredici partiti, ognuno dei quali rischia di risultare vitale per la formazione del governo. E per quanto il sistema olandese sia abituato da sempre a esecutivi basati su coalizioni anche ampie, in questo caso neppure una “grande coalizione” avrà probabilmente i 76 seggi necessari per un governo stabile e sarà dunque necessario trovare formule innovative. E anche per effetto di queste tendenze è piuttosto ingenuo ritenere che davvero il “quarto di finale” olandese abbia segnato una vittoria a favore dell’Ue. Il problema è che non si tratta di un “quarto di finale”, ma probabilmente di un lungo ed estenuante girone all’italiana, la cui conclusione è ancora molto lontana.

 
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