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Petrosino: non siamo figli delle stelle

E non è vero che la religione è solo spiritualismo. L’umano descritto da Petrosino è sempre aperto e il desiderio è un suo tratto essenziale, perché a differenza del mero bisogno non può essere colmato. Il desiderio non è quindi una mancanza? «Il modo d’esistere dell’uomo è del tutto particolare, unico, perché è influenzato da una mancanza che non è un’assenza, da un’apertura che non cessa di aprire e di rinviare sempre al di là. Inoltre, stranezza che si aggiunge a stranezza, tale mancanza non può in alcun modo essere interpretata come un puro vuoto, un mero di meno, un semplice difetto, un buco da tappare. Eppure il bisogno, ci dice, è la stella che orienta che l’uomo… «Si, il desiderio, anche nella sua etimologia ha a che fare con le stelle ( de-sidera ), ma a mio avviso l’uomo che non si riduce a essere vivente, quell’uomo, è senza costellazioni. Lei stesso in un altro fortunato titolo, Contro la cultura, descrive l’efficacia di alcuni romanzi e racconti nel narrare l’uomo e lo fa anche in questo caso, quando ci parla del desiderio che rende ciechi. Ma che pane è quello che non passa dalla condivisione con l’altro, da un atto di libertà? Gesù per esempio è sempre in relazione con l’altro, con il Padre, e lo Spirito è il respiro della Trinità.

 

Julien Ries, torna l’homo religiosus

Il sacerdote belga, tra i maggiori studiosi viventi di antropologia religiosa, ha donato all’Ateneo del Sacro Cuore di Milano la sua biblioteca, la totalità dei suoi manoscritti, appunti e fogli relativi a corsi e, soprattutto, le corrispondenze che ha avuto con storici delle religioni di tutto il mondo. È una miniera straordinaria», sottolinea il rettore Lorenzo Ornaghi alla presentazione ufficiale dell’Archivio “Julien Ries” per l’antropologia simbolica, organizzata lo scorso 10 novembre dal Centro di Ateneo per la dottrina sociale della chiesa e da Jaca Book, la casa editrice italiana dell’ Opera Omnia dell'antropologo belga. Sono intervenuti Evandro Botto , direttore del Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa, Silvano Petrosino , direttore dell’Archivio “Julien Ries”, Natale Spineto , docente di Storia delle religioni all’Università degli Studi di Torino, e Sante Bagnoli , presidente della casa editrice. Ma perché l’archivio “Julien Ries” è così importante e rappresenta una fonte preziosa per gli studiosi? A rispondere è Natale Spineto, che con il sacerdote di Lovanio ha avuto la fortuna di lavorare, conoscendone a fondo l’opera e la biblioteca. Vi sono libri che rispecchiano i diversi settori di cui Ries si è occupato: dallo gnosticismo al manicheismo, dall’ebraismo all’induismo, dall’Iran antico alla Mesopotamia, più una parte filosofica e teologica. Si tratta, in sostanza, di una biblioteca sistematica, in cui un ricercatore potrà trovare ciò di cui ha bisogno per una solida ricerca di storia delle religioni. Ma anche un luogo che farà sì è che il patrimonio di Ries continui a vivere, soprattutto presso chi ha nutrito e nutre interesse nei confronti di una antropologia religiosa quale chiave interpretativa dei problemi della società odierna», conclude Spineto.

 

Derrida e l’eventualità dell’evento

FILOSOFIA Derrida e l’eventualità dell’evento Cinque anni fa moriva il filosofo francese, uno dei più importanti della seconda metà del Novecento. Un ricordo del suo pensiero attraverso le parole di Silvano Petrosino 09 ottobre 2009 Sono passati cinque anni dalla sua morte.

 

C'è dell'altro

Che sta nell’aver dismesso come ormai inutili quelli che invece continuano a essere i «costitutivi antropologici fondamentali»: il bisogno di credere e il desiderio di sapere. Il bisogno di credere non è solo l’origine di ogni religione, ma una necessità antropologica pre-religiosa e pre-politica. È l’investimento in un altro che mi riconosce e che riconosco, un ‘credito’ che fa esplodere quel desiderio di sapere, di porre domande, che anima la libertà di pensiero. È proprio nella ricerca di equilibrio tra bisogno di credere e desiderio di sapere che possono incontrarsi psicoanalisi e religione, l’una lasciandosi interrogare dalle questioni fondamentali che l’esperienza religiosa non cessa di frequentare, l’altra prendendo spunti dall’indagine psicoanalitica delle dinamiche umane e del rapporto con l’alterità. E dal riconoscimento di un comune terreno, si può partire per immaginare nuove strade che reinventino l’umanesimo e permettano di costruire «una passerella al di sopra dell’abisso, la sola che può proteggere – attraverso la diversità culturale diventata condivisibile – l’umanità stessa». Prefazione di Silvano Petrosino #psicoanalisi #fede #filosofia #petrosino #lacan #freud Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Una nuova alleanza per salvare la Terra dall’ecocidio

A Bookcity il webinar con Sciarrone , Petrosino , Bartolomei e Monda by ANTONELLA OLIVARI | 13 novembre 2020 Ma la terra è nostra? Certamente l’uomo è stato chiamato ad abitare la terra, ma questo non significa conquistare, dominare e nemmeno lasciar perdere. Parte da qui la riflessione del filosofo Silvano Petrosino , intervenuto a Bookcity con la teologa dell’Università Cattolica di Lisbona Teresa Bartolomei durante l’incontro “ Terra nostra? La casa dell’umano e l’ecocidio imminente”, moderato da Andrea Monda , direttore dell’Osservatore Romano, e introdotti dal prorettore dell’Università Cattolica Antonella Sciarrone Alibrandi . Nel testo biblico si dice che l’uomo è chiamato a dare il nome ad altri esseri viventi, è chiamato quindi ad una creazione secondaria. Ma allora perché l’uomo sta distruggendo la terra? Cosa c’è di così profondo nell’idea del possedere, nel dominare? È forse l’uomo cattivo? Si chiede Petrosino nel libro “Dove abita l’infinito” (ed. Vita e Pensiero) . Per il filosofo della Cattolica l’uomo deve essere un attore, che non subisce la vita ma che è chiamato a coltivare la terra, un bene che ha in affitto e non come proprietà. Davanti alla minaccia di un ecocidio fatto di alterazioni climatiche, consumo dissennato delle risorse naturali, riduzione della diversità biologica, Dio propone a Noè e a tutti noi di salvare la vita del pianeta costruendo nuovi habitat, nuove arche, nuovi modelli di vita individuale e collettiva. Il primo gesto che l’uomo è chiamato a fare è quello di dare un nome, di riconoscere l’essere vivente come portatore di un senso, non come un oggetto che ci appartiene.

 
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