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Torna la piazza nell’«età della rabbia»

L’esperienza che il cantautore emiliano racconta in Piazza bella piazza è certamente assai differente rispetto alle numerose proteste che occupano la scena della nostra attualità quotidiana. Innanzitutto, al fine di evitare comode – ma pericolose – semplificazioni, occorre sottolineare che le varie manifestazioni non solo hanno origine da cause socio-economiche molto diverse, ma prendono anche forma in sistemi politico-istituzionali alquanto differenti. Se tale componente è indubbiamente presente, soprattutto a causa delle dinamiche demografiche di alcuni dei Paesi coinvolti, nondimeno potrebbe essere ingannevole trasformare le manifestazioni in un fenomeno generazionale. Un ulteriore – forse, fondamentale – aspetto da prendere in considerazione sono soprattutto le prospettive che espressioni di protesta tanto differenti potranno assumere nel prossimo futuro. Inoltre, quando non vengono repressi violentemente e prematuramente dai regimi all’interno dei quali si sviluppano, evidenziano un ciclo vitale – oltre che di esposizione mediatica – paraboidale. Insieme a fattori puramente “materiali”, come la crescente disuguaglianza, sono all’opera anche fattori “culturali” o “spirituali”, come la paura o il rancore, che sembrano destinati ad accompagnarci ancora a lungo in quel «malessere» contemporaneo che caratterizza – secondo un’espressione dell’intellettuale indiano Pankaj Mishra – la nostra «età della rabbia». docente di Storia delle dottrine politiche, facoltà di Scienze politiche e sociali , campus di Milano #piazze #proteste #rivolta #comunicazione Facebook Twitter Send by mail Print.

 
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