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Il dialogo Cina-Chiesa e il ruolo dei missionari del Pime

Lo ha detto il cardinal Pietro Parolin , segretario di Stato Vaticano, ospite di un convegno al Pontificio Istituto Missioni Estere, ribadendo l’impegno della Santa Sede by Agostino Picicco | 03 ottobre 2020 Da sempre gli italiani si sono distinti nell’impegno per l’evangelizzazione nel mondo dimostrando grande capacità di universalizzazione. Ha preso spunto da questa considerazione la prolusione che il cardinal Pietro Parolin , Segretario di Stato Vaticano, ha svolto sabato 3 ottobre al Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano (Pime) nell’ambito del convegno Un’altra Cina. Tempo di crisi, tempo di cambiamento , organizzato a chiusura delle celebrazioni per i 150 anni dall’arrivo dei primi missionari del Pime nella Cina continentale, e al quale ha presenziato anche monsignor Claudio Giuliodori , assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica. Il cardinale ha fatto memoria di questa storia, citando le tappe più importanti e i nomi dei tanti martiri, interrogandosi sul suo significato più profondo, «anche perché non è un cammino concluso: la Cina ha ancora bisogno del Pime». Il cardinal Parolin ha affermato che «malgrado tanti travagli e tanti limiti, nella sostanza più profonda, la sfida è stata superata: oggi, in Cina, pur con tutti i suoi problemi e le sue difficoltà, la Chiesa cattolica c’è. Merito dei cattolici cinesi, indubbiamente, aiutati dalla grazia di Dio. Ma merito anche dei missionari per l’azione da loro svolta finché hanno potuto restare a costo di molti sacrifici e perché gli effetti della loro opera formativa hanno continuato ad agire anche dopo la loro partenza». Sempre in riferimento all’Accordo del 2018 il cardinal Parolin ha detto che sono sorti alcuni fraintendimenti, derivanti dal fatto che ad esso vengono attribuiti obiettivi o collegamenti con questioni politiche che nulla hanno a che fare con l’Accordo.

 

“Be Present”, il qui e ora del volontariato

La proposta rivolta agli studenti è quella di raccogliere le sfide sociali ed educative attuali, alle quali il volontariato può dare una risposta concreta. Mettersi a servizio è sempre una delle possibilità per essere presenti, offrendo il proprio tempo e le proprie capacità per generare bene per e con gli altri. Il progetto prevede non solo la possibilità di spendersi nelle realtà del territorio, ma anche uno spazio e un tempo utili per la propria crescita personale, rileggendo insieme l’esperienza anche con gli occhi della fede. Accompagnare gli studenti a riflettere e condividere il senso del loro servizio diventa la possibilità di “imparare dal proprio fare”, lo sguardo sul proprio impegno che permette anche di aumentare il valore dell’esperienza vissuta a livello culturale, formativo, spirituale ed umano. La proposta che lo sportello rivolge agli studenti si avvale di diverse realtà del territorio di Milano che sono state contattate e che sono pronte ad accogliere nuovi volontari. Gli studenti interessati potranno quindi incontrare i referenti dello sportello per ricevere informazioni, per rendersi disponibili e capire insieme quale delle realtà presenti è la più adeguata, conciliando le proprie caratteristiche personali e il proprio desiderio di spendersi con le esigenze concrete delle realtà di volontariato. All'interno della proposta formativa dell’Università Cattolica, “Be Present” vuole essere una possibilità per accrescere e alimentare la formazione degli studenti, affiancandosi alle esperienze già presenti in Ateneo.

 
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