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Fibrosi polmonare, un anticorpo per la cura

Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet Respiratory Medicine ed è stato coordinato a livello globale dal professore Luca Richeldi (nella foto) , Ordinario di Pneumologia all’Università Cattolica - campus di Roma e.direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pneumologia del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. Inoltre il farmaco sembra avere effetti positivi sulla qualità di vita dei pazienti e sull’indice di fibrosi (che si usa per misurare la gravità della malattia). Pamrevlumab è un anticorpo monoclonale umanizzato che si lega al CTGF, una delle molecole al centro del processo di deposizione del collagene. L’insieme dei risultati riportati in questo articolo sono la base dello studio di fase 3, denominato ZEPHYRUS, che arruolerà a livello globale circa 600 pazienti in un disegno verso placebo per la durata di un anno. Lo studio - conclude il professor Richeldi – che ha già arruolato i primi pazienti e che auspicabilmente confermerà i promettenti dati emersi dallo studio di fase 2, sarà coordinato a livello mondiale dalla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS». La causa della fibrosi polmonare idiopatica è tuttora sconosciuta, anche se alcuni fattori di rischio sono stati identificati, tra cui il fumo di sigaretta, il reflusso gastroesofageo, virus respiratori ed esposizioni a inquinanti ambientali. Attualmente sono disponibili due farmaci (nintedanib e pirfenidone) che rallentano la progressione della malattia (la velocità di perdita della funzione polmonare) di circa il 50%, anche se purtroppo nessuno dei due farmaci ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza o la qualità di vita dei pazienti.

 

Fibrosi polmonare, nuovo farmaco all'orizzonte

Roma Fibrosi polmonare, nuovo farmaco all'orizzonte Testato con successo in una sperimentazione di fase II condotta su oltre 100 pazienti da esperti dell'Università Cattolica e Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. maggio 2018 Testato un nuovo farmaco, la pentraxina-2 ricombinante, contro una grave malattia respiratoria dalle cause tuttora sconosciute, la fibrosi polmonare idiopatica, una patologia rara la cui diffusione è però destinata ad aumentare, complice l’invecchiamento della popolazione. I test clinici, coordinati dal professor Luca Richeldi , Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pneumologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, hanno coinvolto oltre 100 pazienti e i risultati ottenuti sono stati pubblicati sulla rivista “JAMA”. Il farmaco, somministrato per via endovenosa ogni 4 settimane per 6 mesi in 117 pazienti e confrontato con il placebo, ha ridotto significativamente il tasso di progressione della malattia, riducendo la perdita di funzione polmonare. “Si auspica che la fine delle sperimentazioni sarà tra meno di un paio di anni”, conclude il professor Richeldi , sottolineando che “la fibrosi presenta un meccanismo di malattia comune a molte malattie che colpiscono praticamente tutti gli organi oltre al polmone, tra cui cuore, fegato, rene e cute. Quindi la scoperta di questo nuovo farmaco potrebbe aprire a nuove possibilità di cura anche per molte altre malattie caratterizzate dalla fibrosi come meccanismo di malattia”. La causa della fibrosi polmonare idiopatica è tuttora sconosciuta, anche se alcuni fattori di rischio sono stati identificati, tra cui il fumo di sigaretta, il reflusso gastroesofageo, virus respiratori ed esposizioni a inquinanti ambientali.

 

La pillola blu per la fibrosi polmonare

Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista “New England Journal of Medicine” ed è stato coordinato per l’Italia dal team del professor Luca Richeldi , Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università Cattolica e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pneumologia della Fondazione Policlinico Agostino Gemelli IRCCS, formato dal Dott. I risultati sono interessanti sia perché riferiti a una popolazione di pazienti gravi per i quali abbiamo poche possibilità di trattamento, sia perché il sildenafil è un farmaco generico in gran parte del mondo (e quindi a basso costo). Anche se il meccanismo attraverso il quale il sildenafil riduce la progressione della fibrosi non è completamente noto, si ritiene che l’azione principale avvenga a livello dei vasi polmonari, riducendo la produzione di fattori pro-fibrotici da parte delle cellule endoteliali. La causa della fibrosi polmonare idiopatica è tuttora sconosciuta, anche se alcuni fattori di rischio sono stati identificati, tra cui il fumo di sigaretta, il reflusso gastroesofageo, virus respiratori ed esposizioni a inquinanti ambientali. “Nel nuovo studio”, aggiunge il Prof. Luca Richeldi , “abbiamo dimostrato che uno dei farmaci già approvati per il trattamento della fibrosi polmonare idiopatica (nintedanib) nei pazienti con malattia lieve-moderata, può essere usato anche nei pazienti più gravi (nei quali al momento non è autorizzato per l’uso). Anche se l’endpoint primario (la finalità) dello studio (la qualità di vita misurata con il questionario ‘Saint George’) ha dato esito negativo, i risultati suggeriscono che l’associazione dei due farmaci (almeno nei pazienti più gravi) dà performance migliori del solo nintedanib per preservare la funzionalità polmonare”. “Alla luce di questo studio”, conclude Richeldi , “è possibile che le autorità regolatorie europee (inclusa l’AIFA) consentano l’uso del farmaco anche nei pazienti più gravi (come del resto già avviene in Paesi come gli Stati Uniti).

 
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