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Il mondo sul Titanic

Una virata che ha comportato alcune disillusioni: si pensava che, dopo la guerra Fredda, ci sarebbe stato un sistema fondato sui principi della giustizia, su una più equa distribuzione della ricchezza e su una maggior sicurezza, ma ciò non si è verificato». Questa chiusura, in Europa, spesso assume la forma di un sovranismo identitario , ma al di là delle etichette e delle “scomuniche”, resta il fatto che se lo spazio di rappresentanza dei malesseri non viene occupato, qualcun altro lo occupa». Che cosa può fare l’Occidente per evitare la collisione? «Sostanzialmente riportare la nave dell’ordine liberale sulla giusta rotta, che è quella della consapevolezza che il sistema economico, essendo all’interno di un sistema sociale, non può disinteressarsi delle conseguenze che produce sulla società. Se diventassimo consapevoli che l’Unione Europea è uno spazio politico i cui confini collettivi devono essere difesi insieme, anche il problema delle migrazioni diventerebbe un “di cui”, all’interno della questione più complessiva della cittadinanza europea, della sicurezza collettiva. In questa situazione veramente inquietante v’è però da sperare che sia proprio la cultura a suggerire nuovi passi di avvicinamento e di distensione, proponendo un metodo di approccio alla realtà e ai rapporti fra le nazioni che renda capaci di uno sguardo meno ostile e aggressivo. Deve esser molto chiaro cosa intenda in questo caso Frank per perdono: non si tratta neppur lontanamente di un banale relativismo e neanche dell’orgogliosa bonarietà di un’onnipotenza che si ritiene al di sopra delle parti e arbitra di ogni giustizia. Per ciascuno di noi, nel pieno di una situazione nuovamente difficile, si tratta di ricordare una storia affascinante e di provare a riviverne la forza.

 

Tra Usa e Corea, la Cina convitato di pietra

Milano Tra Usa e Corea, la Cina convitato di pietra Secondo il professor Vittorio E. Parsi la passeggiata di Trump oltre il 32° parallelo rimarrà la più famosa al mondo dopo quella di Neil Amstrong sulla Luna. luglio 2019 di Vittorio Emanuele Parsi * La passeggiata di Donald Trump oltre il 32° parallelo rimarrà probabilmente la più famosa al mondo dopo quella di Neil Amstrong nel Mare della Tranquillità nel luglio del 1969. Come ha giustamente sottolineato Papa Francesco, si tratta comunque di un gesto simbolico importante positivo, se solo si considera che lungo quella linea armistiziale gli unici sconfinamenti in tanti decenni sono stati quelli legati alle provocazioni, spesso omicide, da parte nordcoreana. Non va infatti dimenticato che, per quanto riottoso e parzialmente imprevedibile, il dittatore di Pyongyang sa bene di non poter fare passi sostanziali senza l’avallo del suo unico alleato-protettore. Il quale fino ad ora ha sempre preferito che la Corea del Nord logorasse i nervi della superpotenza americana allo scopo di mostrarne (soprattutto agli altri Paesi della regione) l’inefficacia della sua politica. Ma è evidente che i temi sollevati rudemente dall’amministrazione Trump restano sul tappeto e che la fase iperglobalista, succeduta alla crisi dell’ordine liberale immaginato a Terranova nel 1941 e progettato a Bretton Woods (1944) e San Francisco (1945), è destinata a finire alle nostre spalle. E con lei l’evidenza che più tempo aspettiamo a invertire il meccanismo, più è certo che la lotta tra gli iperglobalisti e i loro oppositori sarà animata da attori illiberali: Cina e grandi multinazionali da un lato, formazioni politiche pupuliste e sovraniste dall’altro.

 
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