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Religione e potere, binomio possibile

MILANO Religione e potere, binomio possibile L’ottavo seminario internazionale, organizzato dall’Archivio Julien Ries, ha affrontato un legame in cui l’opportunità diviene tentazione. Una lunga storia dove il rapporto è spesso ambivalente: positivo o negativo a seconda dell’uso che se ne fa. L’opportunità che diviene tentazione ” , in occasione dell’ottavo seminario internazionale del ciclo annuale organizzato dall’ Archivio “Julien Ries” per l’Antropologia simbolica , di cui è direttore. Il potere è spesso visto come ambiguo, malvagio - afferma Petrosino - ma in realtà ha la funzione di un pharmakon . Durante l’incontro è stata posta particolare attenzione all’analisi storica del potere religioso, grazie al contributo di Giovanni Codevilla , docente dell’Università degli Studi di Trieste ed esperto di storia delle relazioni tra Stato e Chiesa in Russia. L’esercizio del potere vaticano, dalla nomina di cardinali extra-europei all’opera del magistero, assumono senso soltanto nell’ottica del servizio cui è preposta la Chiesa universale: si tratta di una considerazione fondamentale per evitare di chiudere la Chiesa entro un recinto di valori e ideologie non negoziabili. In questo consiste la linea di Papa Francesco il quale, oggi più che mai, ribadisce l’importanza di “domandarsi circa le strade da percorrere”, come ribadito nel suo discorso ai vescovi di Washington, avvenuto nel settembre 2015.

 

Da House of Cards alla Casa Bianca

MILANO Da House of Cards alla Casa Bianca Sovrapporre la campagna elettorale della serie americana e quella reale è una trovata pubblicitaria ma i punti di contatto tra fiction e realtà non finiscono qui. Confronto sul potere nello specchio della serialità televisiva. L’«uomo che rifiuta di accontentarsi» e che mette «le persone prima della politica» non era però Donald Trump, o Ted Cruz, o un altro aspirante alla poltrona presidenziale, ma Frank Underwood, il sulfureo protagonista di House of Cards . In altre parole Frank Underwood non è altro che il ritratto dell’eterna libido dominandi , il simbolo di quella inestinguibile sete di potere che spinge gli esseri umani a conquistare, conservare ed estendere il potere sui propri simili. La sua filosofia non è altro che la vecchia filosofia di Trasimaco, secondo cui la giustizia non è altro che l’utile del più forte. E una sfera in cui la risorsa su cui far leva è sempre la paura, perché – come si leggeva nell’ incipit del romanzo di Michael Dobbs, da cui trae origine la serie – «non è il rispetto, ma la paura, a muovere l’uomo». Perché il mondo che House of Cards mette in scena finisce col suggerirci non solo che il potere è cinico, ma che la politica non può che essere il regno del cinismo, della menzogna, della sopraffazione. In altri termini, ci dice che non è possibile una politica diversa da quella di Frank Underwood, e che tutti i più nobili ideali non sono altro che semplici mascheramenti di sordidi interessi personali.

 

House of Cards, politica allo specchio

MILANO House of Cards, politica allo specchio La finzione e la realtà si rincorrono nella corsa alla Casa Bianca e la serie tv diventa il decalogo della grande narrazione alla base della vita politica americana, grazie all’uso di una retorica fatta di seduzione e ricatti. by Indro Pajaro | 28 aprile 2016 «È la grande narrazione a costituire la nuova caratteristica della politica americana e House of Cards ne diventa il decalogo grazie all’uso di una retorica fatta di seduzione e ricatti». Aldo Grasso , docente di Storia della radio e della televisione e direttore del Certa, interpreta in questo modo il successo della serie televisiva americana, la cui fascinazione risiede nell’esibizione di potere e risponde al nome di storytelling. Ad House of Cards e allo spettacolo del potere nello specchio della serialità televisiva la facoltà di Scienze politiche e sociali, il dipartimento di Scienze politiche , il Certa e Sky Atlantic hanno dedicato una dibattito coordinato dal professor Damiano Palano . Il risultato è una de-politicizzazione che rimanda a una crisi di ideologie, dove la figura del leader diventa spettacolarizzazione mentre l’ambiente circostante è in balìa di un senso di paura che ricorda lo stato di natura teorizzato da Hobbes. Il professore Massimo Scaglioni , del Certa , individua al suo interno due diverse tipologie di racconto: la meccanica dei processi politici con al centro lo spettacolo del potere e la spettacolarizzazione della sorveglianza, che a loro volta rimandano alle politiche di rappresentazione e commistione. Da House of Cards alla Casa Bianca, dalla fiction alla realtà, questa serie televisiva diventa lo specchio in cui ritrovare la condizione della post democrazia, dove le menzogne e il cinismo della politica ne costituiscono la storia e Frank Underwood ne è l’attore protagonista.

 
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