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Se il lavoro diventa povero

MILANO Se il lavoro diventa povero Oltre che determinato, frammentato e precario, secondo il recente rapporto Cnel si contano in Italia più di tre milioni di working poor. Negli ultimi anni la ripresa dell’economia ha creato molti posti di lavoro e l’occupazione sta recuperando i livelli pre-crisi» spiega Claudio Lucifora , docente di Economia del lavoro nella facoltà di Economia dell’Università Cattolica, consigliere Cnel e curatore del Rapporto. La crescita dell’occupazione ha poi allargato le differenze di genere e gli squilibri tra Nord e Sud: infatti sono aumentati gli occupati con orari ridotti, si registrano più lavoratori part-time, soprattutto tra le donne, e spesso involontario, c’è una minor crescita al Sud rispetto al Nord. Ci troviamo di fronte a una crescita del lavoro “polarizzata”: da una parte, crescono soprattutto le basse qualifiche, dall’altra, vi è un aumento dell’occupazione più qualificata e specializzata, mentre diminuiscono le qualifiche intermedie con mansioni routinarie». In sostanza ci troviamo di fronte a un mercato del lavoro che presenta numerose criticità… «Uno dei fenomeni più allarmanti è la crescita negli ultimi anni del lavoro povero. Quali le politiche da mettere in campo e le proposte concrete di fronte a questo scenario? «Serve un ventaglio di misure, non solo di aiuto economico, ma di prevenzione e di assistenza. Le esperienze straniere mostrano che i paesi che hanno minori tassi di povertà o li hanno ridotti hanno implementato buoni sistemi educativi e di formazione professionale per giovani e adulti, hanno efficaci misure di orientamento al lavoro e di alternanza scuola e lavoro, danno sostegno ai bassi salari.

 
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