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Dopo Covid, l’occasione di cambiare vita

Per i defunti la cosa che mi ha sorpreso è stata la cura con cui il personale della lavanderia, che gestiva la sala mortuaria vista la vicinanza tra i reparti, ha accompagnato i defunti. Nella clinica di Ome in questi due mesi i decessi sono arrivati a 172 rispetto a una media che in origine era di 60 all’anno». Dalle persone con cui è entrato in contatto c’è questa paura della morte che può arrivare da un momento all’altro? «Penso che lo shock sia stato all’inizio. Quando è mancato il defunto più giovane (circa 60 anni), siamo riusciti a concordare con le onoranze funebri che il carro potesse fermarsi sotto casa della moglie per un momento di preghiera». Secondo lei, che conseguenze ci saranno dal punto di vista spirituale quando finirà tutto questo? «Penso che all’inizio avremo molte richieste in chiesa perché adesso la voglia di andare a una messa o poter vivere una celebrazione comunitaria è davvero forte. E in questo credo che chi viva una fede religiosa, come anche i musulmani del centro islamico locale che hanno vissuto il Ramadan, si augura che questo tempo di misericordia porti a uscire diversamente». Sesto di una serie di articoli dedicati all’impegno dei preti assistenti pastorali o docenti di teologia dell’Università Cattolica sul fronte Coronavirus #preti in prima linea #covid #coronavirus Facebook Twitter Send by mail Print.

 
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