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Tracce maturità, occasione mancata

MILANO Tracce maturità, occasione mancata Per il professor Giuseppe Lupo , nel tempo in cui non solo i giovani vivono la mancanza di futuro come mancanza di visione, sarebbe stato necessario affrontare in modo frontale i grandi temi dell’identità nazionale. giugno 2018 Di Giuseppe Lupo * Come sempre, il Ministero sovverte i pronostici e sorprende tutti coloro che, nelle settimane passate, avevano azzardato previsioni. C’è poi un terzo esempio di sguardo parziale sulle numerose ricorrenze che cadevano in questo fatidico 2018 ed è quello inerente alla traccia di carattere generale, riguardante il principio di uguaglianza, sancito dall’articolo 3 della Costituzione Italiana. L’impressione è che l’obiettivo delle tracce sia di obbligare gli studenti a entrare nel merito delle questioni, non attraverso la porta principale piuttosto da una finestra o dalla porta di servizio. I giovani non devono essere incentivati a camminare in strade secondarie, i giovani vanno posti di fronte alla tradizione di cui essi sono eredi. Un’ultima annotazione di carattere mediatico: nella traccia sulla solitudine, a fronte di brani letterari che portano la firma di Petrarca, Pirandello, Quasimodo, Merini e Dickinson, il nome più indicato dai social e dalle testate giornalistiche è quello di Alda Merini. scrittore e docente di Letteratura moderna e contemporanea, facoltà di Lettere e filosofia, sede di Brescia e Milano #primaprova #tracce #italiano Facebook Twitter Send by mail.

 

Lupo: la prova di italiano? Più per i prof che per gli studenti

Milano Lupo: la prova di italiano? Più per i prof che per gli studenti La scelta di tracce su temi tardo novecenteschi e addirittura post-novecenteschi fa pensare a una strategia finalizzata a spingere i docenti a svecchiare una serie di argomenti. giugno 2019 di Giuseppe Lupo * Come accade da diverso tempo, gli argomenti su cui vertono i temi della maturità di quest’anno si inseriscono in un Novecento che, a parte il caso di Ungaretti, viene osservato dalla fine e non dall’inizio. Il testo di Ungaretti, infatti, riguarda i fatti di cento anni fa (la poesia Risvegli porta la data del 1916, ma è stata riproposta nella raccolta del 1919) ed è chiaramente la celebrazione di un anniversario fondativo, come la prima guerra mondiale. Tutti gli altri invece spostano l’attenzione su figure e temi che hanno a che fare con le questioni in bilico tra cultura e giustizia (Sciascia e Dalla Chiesa), tra vicende storiche e riflessioni sull’identità nazionale (Bartali). Soprattutto si chiede agli alunni di ripensare ai lasciti di un secolo attraverso le esperienze che sono giunte loro dal versante dell’arte e dalla commistione di numerosi altri linguaggi. Da un lato è lecito domandarsi come spingersi su terreni così tardo novecenteschi e addirittura post-novecenteschi, a dispetto di una consuetudine purtroppo inamovibile, per la quale i programmi scolastici relativi all’ultimo anno delle scuole superiore varcano raramente la soglia della seconda guerra mondiale. Resta il dubbio che, per affrontare una sfida affascinante, com’è quella contenuta nella traccia B del testo argomentativo (che riguarda il libro di Corrado Stajano) bisogna prima di tutto conoscere il Novecento e poi stabilire quale sia l’eredità.

 
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