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Torna la piazza nell’«età della rabbia»

L’esperienza che il cantautore emiliano racconta in Piazza bella piazza è certamente assai differente rispetto alle numerose proteste che occupano la scena della nostra attualità quotidiana. Innanzitutto, al fine di evitare comode – ma pericolose – semplificazioni, occorre sottolineare che le varie manifestazioni non solo hanno origine da cause socio-economiche molto diverse, ma prendono anche forma in sistemi politico-istituzionali alquanto differenti. Se tale componente è indubbiamente presente, soprattutto a causa delle dinamiche demografiche di alcuni dei Paesi coinvolti, nondimeno potrebbe essere ingannevole trasformare le manifestazioni in un fenomeno generazionale. Un ulteriore – forse, fondamentale – aspetto da prendere in considerazione sono soprattutto le prospettive che espressioni di protesta tanto differenti potranno assumere nel prossimo futuro. Inoltre, quando non vengono repressi violentemente e prematuramente dai regimi all’interno dei quali si sviluppano, evidenziano un ciclo vitale – oltre che di esposizione mediatica – paraboidale. Insieme a fattori puramente “materiali”, come la crescente disuguaglianza, sono all’opera anche fattori “culturali” o “spirituali”, come la paura o il rancore, che sembrano destinati ad accompagnarci ancora a lungo in quel «malessere» contemporaneo che caratterizza – secondo un’espressione dell’intellettuale indiano Pankaj Mishra – la nostra «età della rabbia». docente di Storia delle dottrine politiche, facoltà di Scienze politiche e sociali , campus di Milano #piazze #proteste #rivolta #comunicazione Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Gli Stati Uniti in balia della logica del “me contro te” di Trump

L'analisi Gli Stati Uniti in balia della logica del “me contro te” di Trump La presidenza del magnate americano ha messo tutti contro tutti. Di qui la protesta che non cessa di attraversare le città con possibili ricadute sulle presidenziali di novembre. Parla la giornalista del Foglio e alumna Unicatt Paola Peduzzi by Claudio Rosa | 22 giugno 2020 Gli occhi di tutto il mondo sono, ormai da mesi, puntati sugli Stati Uniti. L’America in questo momento sta infatti vivendo una fase di grandissima ebollizione, nella quale stanno saltando fuori fratture antiche e fratture nuove. Tutto questo sta portando a una mobilitazione evidente delle piazze, il cui effetto lo sentiremo forse nelle elezioni di novembre». Una fase di turbamento e shock per l’Occidente, che amplifica tutto quello che succede: «Questo shock è dato da un 2020 particolarmente strano e da un cambiamento di leadership e di guide che, di fronte a delle crisi come queste, hanno rivelato la loro inefficacia dal punto di vista concreto». Soprattutto ora con le proteste, penso ai discorsi della sindaca di Atlanta, una leadership fatta di cura e attenzione di cui hanno bisogno ora gli Stati Uniti dopo un periodo in cui si sono sentiti bistrattati».

 
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