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Il manager che cura l’eredità dei R.E.M.

novembre 2017 di Gianni Sibilla «Il mio lavoro è fare da filtro agli artisti, decidere quali cose portare alla loro attenzione per farle approvare, e quali risolvere da solo, per fare in modo che tutto attorno ai R.E.M. Preparare contratti che siano funzionali, sia che l’artista diventi famoso a livello mondiale, sia che l’artista rimanga di nicchia, come eravamo ad inizio carriera». Di passaggio a Milano assieme a Michael Stipe e Mike Mills ( l'intervista su YouTube ) per presentare la ristampa per i 25 anni di Automatic for the people , Downs è intervenuto a lezione master in Comunicazione musicale - dove avevo avuto l’occasione di portarlo già 16 anni fa, alla prima edizione del corso. Io invece devo cercare di far sì che gli artisti siano a loro agio con le cose che escono, oltre che essere sicuro che funzionino. Downs racconta che il gruppo ha scelto di sciogliersi nel 2011, dopo averci pensato per due anni: «Sono ancora amici, si vedono ogni volta in cui uno passa nella città in cui vive l’altro. Un ciclo che la band ha rispettato poco, in passato: all’apice del successo, nel ’91-’92, decisero di non portare in tour né Out of time (il disco di Losing my religion ), né il successivo Automatic for the people , limitandosi a qualche ospitata sui media. Ora Downs supervisiona la gestione del catalogo: «Cerchiamo di pubblicare ristampe che valgano la pena e che rispettino quello che i R.E.M.

 
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