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Riapre lo Scalone d’onore restaurato

INAUGURAZIONE Riapre lo Scalone d’onore restaurato by Alessandro Marcato | 24 settembre 2009 Dopo qualche tempo di chiusura, le porte si sono spalancate per lo stupore di studenti, docenti e semplici visitatori. La sensazione che coglie il visitatore è quella di una nuova luminosità. Lo scalone, costruito fra il 1624 e il 1656, è di grande rilevanza storica e artistica in quanto importante elemento del complesso monumentale dell’Università Cattolica quale ingresso al Monastero cistercense di S. Ambrogio. L’intervento al quale è stato sottoposto è stato unicamente conservativo grazie al recupero dei manufatti marmorei seicenteschi, della balaustra, dei portali e delle statue con operazioni conservative di pulitura, restauro e protezione. Anche le pareti e le volte del soffitto finite a intonaco di malta cementizia, sono state rintonacate previo consolidamento della base esistente, con una finitura del tipo marmorino a base di grassello di calce. L’atrio davanti all’odierna aula Pio XI è così chiamato perché fino al bombardamento del 1943 era attraversato diagonalmente dallo Zodiaco ovvero la meridiana solare a pavimento, di cui rimangono la lapide col Capricorno e la placchetta che mostra l’orientazione. I lavori di restauro dello Scalone d’onore e della sala dello zodiaco fanno seguito a un’ insieme di opere di recupero già concluse che hanno permesso di riqualificare il Cortile d’Onore, la facciata dell’edificio seicentesco prospiciente il medesimo cortile, il restauro della Cappella del Sacro Cuore .

 

Il cantiere dell’archeologo digitale

cattolicapost Il cantiere dell’archeologo digitale Massimo Limoncelli , dottore di ricerca in studi umanistici in Cattolica, lavora al restauro virtuale di beni archeologici, architettonici o artistici, sia per fini conoscitivi che ricostruttivi. Dopo la laurea in Storia all’Università di Genova, nel 1999, ottiene un diploma di specializzazione in Archeologia Medievale all’Università del Salento e nel 2016 consegue un dottorato in Studi umanistici all’Università Cattolica a Milano. Dal 2010 lavora come libero professionista nel suo laboratorio di Lecce e collabora con numerose università, centri di ricerca e studi professionali italiani e stranieri nel settore della ricostruzione archeologica virtuale 2D e 3D. Il restauro virtuale di beni archeologici, architettonici o artistici ha come fine sia quello didattico-conoscitivo sia quello di indicare la strada da percorrere per la ricostruzione di edifici antichi» spiega. I l mio mestiere è quello di ricondurre le potenzialità del digitale nei metodi del restauro reale, applicati anche al virtuale, con esiti come le ricostruzioni 2D, per la pittura, il mosaico e i documenti librari, e 3D, per l’architettura, la scultura e i reperti mobili », continua Limoncelli. Passare dal virtuale al reale si può, com’è accaduto con il progetto del teatro romano di Hierapolis in Frigia , oggi in Turchia, ricostruito da Limoncelli attraverso il processo di “anastilosi virtuale”, ovvero la ricostruzione degli edifici in crollo, che ha aperto il campo a una concreta ipotesi ricostruttiva. Sono molti i siti archeologici che ha sempre sognato di riportare in vita, almeno virtualmente, «ma in testa c’è l’Acropoli di Atene, su cui spero un giorno di aver modo di lavorare».

 
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