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Finché funziona Internet

Analisi Finché funziona Internet Il cambiamento improvviso nelle abitudini di così tante persone contemporaneamente ha causato, sul fronte infrastrutturale vari effetti, primo fra tutti l’aumento del traffico sulla Rete. L’unica attività che faccio diversamente da prima che ha diminuito il mio personale utilizzo di Internet credo sia cucinare con più calma. C’è poi tutta una serie di altre attività a basso uso di Internet che ora non è possibile fare, come passeggiare, correre, guidare. Il cambiamento improvviso nelle abitudini di così tante persone contemporaneamente ha causato, dal punto di vista infrastrutturale vari effetti, primo fra tutti l’aumento del traffico sulla Rete. I client sono i dispositivi degli utenti (i nostri cellulari, tablet e computer), i server sono dei grandi computer dove sono memorizzati i dati che ci interessano (testi, immagini, video, ecc.), i router sono dei dispositivi intermedi che servono per smistare il traffico sui giusti cavi. In tutti questi casi, si tratta di disservizi temporanei che verranno mitigati non appena un numero sufficiente di utenti si disconnetterà. Per esempio, in una video-chiamata con diversi partecipanti, è buona norma disattivare il video se non è funzionale (anche l’audio è meglio disattivarlo, ma non tanto per il traffico di rete, quanto per evitare di creare rumore di fondo).

 

Internet, amico prezioso ma con alcune trappole

Stiamo vivendo una nuova rivoluzione digitale? Lo abbiamo chiesto al professor Piermarco Aroldi , docente di Media e cultura dell’infanzia della facoltà di Scienze della Formazione , campus di Piacenza. L’emergenza Covid-19 ha però cambiato qualcosa… «La novità sta nel fatto che, ponendo drastiche limitazioni alle nostre possibilità di interazione off line (spostarsi, incontrarsi, studiare, lavorare e consumare in contesti fisici e presenziali), ha potenziato la dimensione on line, traslocandovi la possibilità di continuare una qualche forma di normalità». La seconda è che ci accorgiamo con particolare evidenza dei molti limiti che caratterizzano la nostra esperienza della Rete: limiti infrastrutturali, di competenze, di capacità storica di governare tempestivamente i processi di innovazione. Anche in questo caso, diventa ancora più evidente ciò che sappiamo già, ma talvolta sembra ci si ostini a non riconoscere: che il digital divide si traduce facilmente in una forma di esclusione sociale e in un deficit di cittadinanza». D’altra parte, sarebbe sbagliato pensare che i più giovani siano automaticamente inclusi digitalmente in virtù della data di nascita; anche in questo caso ci sono disuguaglianze importanti e alcuni fenomeni “di ritorno”. Probabilmente la generazione di coloro che hanno cominciato a usare pc e Internet a cavallo tra gli anni Novanta e il nuovo millennio, anche senza essere dei cosiddetti “smanettoni”, ha sviluppato competenze digitali più ampie di quelle di cui sono dotati gli attuali adolescenti». Non a caso, le pratiche “social” più interessanti di questi giorni sono, al contrario, quelle capaci di aprire una prospettiva in questo orizzonte claustrofobico, di condividere una speranza, di esprimere una prossimità».

 

Mediavox, contro-narrazioni vs hate speech

MILANO Mediavox, contro-narrazioni vs hate speech Il Centro di ricerca sulle relazioni interculturali, diretto da Milena Santerini, ha promosso una rete di reti per contrastare l’odio che corre via web senza mettersi sul suo stesso piano. A disposizione un assegno di ricerca in analisi dei dati by Emanuela Gazzotti | 12 marzo 2020 Il Centro di ricerca sulle relazioni interculturali, diretto da Milena Santerini, ha promosso una rete di reti per contrastare l’odio che corre via web senza mettersi sul suo stesso piano. È nata pochi giorni fa con questa intenzione Mediavox , una rete di reti e al tempo stesso un progetto di ricerca che prende l’avvio in Università Cattolica dal Centro di ricerca sulle relazioni interculturali diretto da Milena Santerini, docente di Pedagogia sociale e interculturale. Al centro c’è l’idea di combattere l’odio online attraverso la contro-narrazione, ossia una comunicazione propositiva che rilevando comportamenti, azioni, iniziative positive sia anche di contrasto alle forme di odio», ha dichiarato la professoressa, di recente nominata Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo . Se il problema ora è il Coronavirus scegliamo una comunicazione che contrasti ogni forma di divisione della popolazione, di attacco all’Europa o agli enti sovranazionali, di diffamazione reciproca o di attacchi razzisti. Chiediamo loro di segnalarci comunicazioni interessanti di contrasto all’odio che possono essere poi veicolati sulla nostra pagina facebook - ha precisato la professoressa Santerini - e viceversa proponiamo loro di utilizzare le nostre segnalazioni, nell’ottica di una collaborazione virtuosa con un obiettivo comune». Per la parte di ricerca, il progetto si avvale innanzitutto della collaborazione dei docenti per studiare i sentiment della rete, capire come interagisce, cosa rilancia, quali sono i contenuti più interessanti e condivisi, e per dare una rilevanza qualitativa e quantitativa alla comunicazione.

 

Sociologia, nuove parole per raccontare nuovi fenomeni

MILANO Sociologia, nuove parole per raccontare nuovi fenomeni Giovedì 4 luglio in Cattolica la prima giornata del convegno annuale della Società Scientifica Italiana -Sociologia, Cultura, Comunicazione. luglio 2019 “La sociologia deve trovare nuove parole per raccontare nuovi fenomeni”. Arriva da un filosofo, Cosimo Accoto , la sfida per i sociologi che si sono riuniti in Cattolica giovedì 4 luglio per la prima giornata del secondo convegno annuale della Società Scientifica Italiana -Sociologia, Cultura, Comunicazione. L’edizione 2019, ospitata dalla Cattolica, ha subito messo in chiaro il difficile compito della sociologia, alle prese con un mondo in continua evoluzione. Accoto, Research Affiliate al MIT di Boston, ha posto l’accento soprattutto sulle nuove frontiere della rivoluzione digitale: «Lo stimolo per la sociologia è andare oltre lo studio delle relazioni tra gli individui. Quotidianamente interroghiamo i dispositivi elettronici e se, per il momento, il rapporto è di domanda-risposta non è lontano il momento in cui le macchine eseguiranno ordini senza lo stimolo umano. E la sfida generazionale è anche una sfida educativa come sottolineato dal prof. Pier Cesare Rivoltella che ha ricordato come troppo spesso, anche tra gli stessi assistenti socio-sanitari, ci si approcci al mondo dell’adolescenza secondo schemi vecchi ormai superati #comunicazione #sociologia #digitale #rete Facebook Twitter Send by mail Print.

 

A scuola di superpoteri?!

Piacenza A scuola di superpoteri?! Gli insegnanti fanno rete per affrontare i cambiamenti della scuola. La scuola più amata è quella che punta sulle isole in classe, sul materiale condiviso, e sull’assemblea già all’asilo. Durante il convegno sono stati illustrati i risultati di un monitoraggio condotto dal prof. Pierpaolo Triani , docente della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica e consulente pedagogico della Rete Scuole che costruiscono effettuato su circa 200 insegnanti e moltissimi alunni delle scuole elementari e dell’infanzia. Il monitoraggio si è spinto oltre, e ha chiesto anche un giudizio sull’efficacia di questi dispositivi: soddisfazione e alcuni giudizi negativi, in particolare fra i docenti che hanno fatto un uso più occasionale dei dispositivi. Il quadro che emerge, ha spiegato il docente, è quello di una scuola capace di coinvolgere, ma alle prese con alcune criticità materiali, di spazi e culturali che non considerano l’importanza di un insegnamento attivo e plurale. I buoni maestri, secondo Rossi Doria, sono quelli che uniscono la capacità didattica a quella di stare dentro una struttura regolata, la cura della professionalità ai ruoli di coordinamento professionale. Questi saperi umani fondamentali, i "super poteri", capaci di costituire un’efficace cassetta degli attrezzi per affrontare l’imprevedibilità della nuova realtà, diventano una bussola che consente di orientarsi anche quando tutte le mappe risultano obsolete.

 

Cyberbullismo, un mooc gratis per educare

cremit Cyberbullismo, un mooc gratis per educare Dal 17 ottobre al via le iscrizioni a p ercorso di formazione online per studiare i comportamenti di cyberstupidity nei social network e proporre percorsi educativi con metodologie integrate. ottobre 2016 Quando è corretto parlare di cyberbullismo ? Cosa succede se posto una foto senza pensarci? Cambiano le implicazioni legali nel digitale? E la responsabilità educativa? Sono le domande a cui risponderà un nuovo Massive Open Online Course (Mooc) dell’Università Cattolica. Spettro di comportamenti di cyberbullying (2016/2017) è il corso online gratuito sul tema del cyberbullismo che va ad arricchire l’offerta dei Mooc presente in OpenEducation . Il Mooc da una parte intende studiare i c omportamenti di cyberstupidity agiti nell’ambito e attraverso i media digitali (in particolare nei social networ k) e, dall’altra, proporre percorsi educativi con metodologie integrate . L'itinerario parte dalla comprensione della cyberstupidity e del nuovo rapporto tra spazio pubblico e privato, ne studia le implicazioni nei comportamenti di cyberbullying, ne valuta le conseguenze sul piano educativo. ( Definirsi Cittadini Digitali ), gruppo di lavoro permanente su “educazione e cyberbullying” costituito dal Cremit (Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Informazione e alla Tecnologia) dell’Università Cattolica di Milano, le cooperative sociali Pepita Onlus e Industria Scenica e l’associazione Contorno Viola . rete #cyberbullismo #web #mooc Facebook Twitter Send by mail Print LA STRUTTURA Durata: 7 settimane Carico di lavoro: 2 ore a settimana Lingua d'insegnamento: Italiano (Italia) Iscrizioni: dal 17 ottobre 2016 Inizio: lunedì 24 ottobre 2016.

 

Finanza, se la rete è bucata

milano Finanza, se la rete è bucata Secondo il professor Angelo Baglioni l’eccesso di regole nel settore finanziario lascia spazio ad aggiramenti e manipolazioni: dallo stipendio dei manager alla trasparenza e alla correttezza nella comunicazione dei rischi. Qui nessuno ce l’ha con i livelli di retribuzione: non è questo il punto, o meglio il punto è la forma dei compensi, in cui c’è un rapporto tra parte variabile e parte fissa che premia risultati alti senza castigare risultati bassi». Infatti, secondo un rapporto dell’Eba (l’Autorità bancaria europea), almeno il 15% dei soggetti con una retribuzione sopra il milione di euro all’anno - e quindi rilevanti per la banca - riesce a trovare il modo di non applicare la regola». C’è stato quindi «un susseguirsi di tentativi dove si è cercato di non applicare la norma introdotta», che in caso di crisi «prevedeva il bail-in sugli strumenti già emessi in passato, già collocati alla clientela al dettaglio». In ultimo, per quanto riguarda «la vigilanza unica, ossia il salto verso l’accentramento della vigilanza presso la Bce», l’autore del libro ha parlato di «un grosso passo avanti, una sorta di miracolo dal punto di vista organizzativo». Della stessa opinione sono Elena Carletti , docente di Finanza all’Università Bocconi, e Piero Boccassino , chief compliance officer di Intesa Sanpaolo, che hanno partecipato alla presentazione insieme a Carmine Di Noia , commissario della Consob, e Vittorio Conti , vicepresidente vicario dell’Assbb (l’Associazione per lo sviluppo degli studi di banca e Borsa). Per Baglioni ci sono però «problemi di comunicazione e trasparenza, come nel processo Srep» di revisione e di valutazione prudenziale, in cui l’autorità di vigilanza analizza le strategie messe in atto dalla banca e i rischi ai quali è esposta.

 

Produttivi e in rete grazie alla fibra ottica

Brescia Produttivi e in rete grazie alla fibra ottica La ricerca condotta dal dipartimento di Psicologia della Cattolica ha rilevato i benefici tecnologici e relazionali in seguito all’installazione della connessione a banda ultralarga in Valsabbia, nella provincia bresciana. I residenti dei 25 comuni della Valle Sabbia, nella provincia bresciana, sembrano non avere dubbi circa gli effetti positivi conseguenti all’installazione di una rete di connessione di ultima generazione. A palesarlo sono i dati registrati dalla ricerca “Smart Community made in Brescia” condotta dalla Cattolica su 500 campioni e che ha evidenziato come - secondo il 78% degli intervistati, ovvero 3 su 4 - lo sviluppo economico del territorio valsabbino abbia subito un upgrade , favorendo nuove opportunità lavorative (secondo 6 intervistati su 10). Altri fattori positivi percepiti dagli utenti diretti interessati sono stati inoltre la riduzione dell’isolamento della comunicazione, l’agilità delle relazioni interpersonali, delle cooperazioni sociali, ma anche con la pubblica amministrazione (secondo 7 su 10). Un progetto pensato già nel 2014 e avviato concretamente nel 2015 con un contributo pubblico di 2 milioni e 600mila euro stanziato da Comunità Montana di Valle Sabbia» fa sapere Daniele Peli , AD di Intred Spa, azienda che si è occupata dell’esecuzione materiale del progetto. L’obiettivo, come l’agenda digitale indica, è di raggiungere entro il 2020 la connettività a 100 megabit per secondo per l’85% della popolazione, a 30 megabit per tutta la popolazione nazionale, a 100 per i luoghi pubblici e a banda ultra larga per aree industriali. Giulia Panizza , Federico Maffezzoni e Monica De Luca, laureati in Psicologia e in Scienze linguistiche alla Cattolica, si sono infine occupati di somministrare i questionari agli stakeholders del territorio secondo un’ottica partecipativa.

 

Giurisprudenza, quattro nuovi profili

MILANO Giurisprudenza, quattro nuovi profili La laurea triennale in “Servizi giuridici” cambia architettura per l’anno accademico in corso, proponendo nuovi percorsi dedicati alle attuali sfide del mercato del lavoro, tra cui la protezione dei dati in rete e della privacy. L’uso della Rete, oltre a modificare le nostre abitudini quotidiane, ha aperto innumerevoli problemi che non di rado la letteratura scientifica qualifica in termini di «rivoluzione» senza precedenti. Questioni che richiedono nuove competenze in campo giuridico, toccando da vicino l’intera filiera della formazione e della conservazione dei dati, del trasferimento e dell’eventuale eliminazione dei diversi contenuti reperibili nel cyberspazio. Con l’obiettivo di rispondere alle attuali sfide la facoltà di Giurisprudenza ha avviato per l’anno accademico 2018-2019 una nuova architettura della laurea triennale in Servizi Giuridici , con la finalità di migliorare il raccordo tra contesto produttivo e formazione post-laurea. Si tratta di profili studiati e suggeriti per sbocchi professionali già affermati o in fase di emersione, che possono idealmente completarsi con master e corsi di perfezionamento in parte già attivi all’interno dell’Ateneo. Tra gli insegnamenti caratterizzanti di nuova attivazione, che possono essere scelti come complementari anche dagli studenti iscritti alla laurea magistrale, si segnalano in particolare quelli riguardanti il Diritto della privacy , la Sicurezza dell’informazione e il Processo telematico . Ma quali sono le ricadute, a livello giuridico, delle trasformazioni che attraversano la rete? Con il passaggio dal Web 1.0 al Web 2.0 si fa riferimento alla trasformazione della cosiddetta rete libera nella cosiddetta rete sociale rappresentata dai Social Network (Facebook, Twitter, Instagram, Linkedin, per citare quelli più utilizzati).

 

Gli ecosistemi che modellano la società

Milano Gli ecosistemi che modellano la società La Rete e le tecnologie digitali contribuiscono a dare forma all’esperienza sociale, talvolta al di là della consapevolezza degli stessi soggetti che vi agiscono. Un pool di studiosi al convegno annuale della Società Scientifica Italiana Sociologia Cultura Comunicazione “ Transforming cultures, transforming societies. Gli offre la possibilità di districare, in questo caos, le grandi linee, l’ordito della società moderna, e di seguire su di esso la trama psicologica di tutta una gamma di uomini e di donne. Appare chiaro, allora, perché la Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura, Comunicazione abbia scelto di intitolare il suo secondo Convegno nazionale, in corso a Milano presso i Dipartimenti di Sociologia e di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo dell’ Università Cattolica il 4 e 5 di luglio , “Transforming cultures, transforming societies. Come hanno ricordato inaugurando i lavori della mattinata Sara Bentivegna , Vicepresidente della SISCC, e Fausto Colombo , Direttore di Dipartimento di Scienze della Comunicazione, questi ecosistemi contribuiscono a dare forma all’esperienza sociale, talvolta al di là della consapevolezza degli stessi soggetti che vi agiscono. Di qui l’urgenza di “immaginare” sociologicamente, sia nel senso di “rendere visibili” tali dinamiche, sia nel senso di interrogarsi criticamente sui loro condizionamenti e ipotizzare l’esistenza di alternative possibili, che aprano ad altre forme di vita e a relazioni sociali più sostenibili, condivise e solidali. direttore di OssCom , centro di ricerca sui Media e sulla Comunicazione dell’Università Cattolica #comunicazione #sociologia #digitale #rete Facebook Twitter Send by mail Print Le nuove sfide della sociologia Giovedì 4 luglio in Cattolica la prima giornata del convegno annuale della Società Scientifica Italiana - Sociologia, Cultura, Comunicazione.

 

Crushing Pandora, basta cyberbullismo

Brescia Crushing Pandora, basta cyberbullismo Il progetto di 11 studenti del Ge.Co di Brescia invita con un video gli adolescenti a liberarsi dai commenti negativi di cui sono vittime rompendo un oggetto e invitando altri ragazzi a fare lo stesso. dicembre 2018 “Per tutte le volte che mi hanno preso in giro per il mio naso, per tutte le volte che mi hanno detto che sono un nano, per tutte le volte che…”. È l’incipit di un video che invita gli adolescenti a liberarsi dai commenti negativi su di loro, circolanti online, e chiama altri ragazzi a fare la stessa cosa. Si tratta di un progetto sul cyberbullismo, intitolato “ Crushing Pandora ”, ideato da un gruppo di undici studenti della laurea magistrale in Gestione dei contenuti digitali per i media le imprese e i patrimoni culturali (Ge.Co) della sede di Brescia dell’Università Cattolica, coordinato dal professor Matteo Tarantino . La condivisione pubblica di esperienza conferisce un volto e un corpo al disagio che ci è stato inflitto e che infliggiamo agli altri; l’atto catartico della rottura dell’oggetto (da operarsi ovviamente in condizioni di sicurezza) simboleggia la volontà di rompere il ciclo della propria vittimizzazione. Ogni commento su di essa è una presa di posizione a favore del carnefice che ha fatto circolare il contenuto e che rende complici dello stupro mediatico a cui la vittima viene esposta. Il sito online prevede la possibilità di richiedere un supporto legale e psicologico a chi abbia subito o stia subendo molestie, oltre alla possibilità di firmare una petizione per chiedere che la diffusione di contenuti privati venga riconosciuta come reato punibile per legge.

 

Contro le bufale della rete

marzo 2016 di Pier Cesare Rivoltella * Dall’annuncio di Facebook sull’introduzione del bottone “non mi piace” alle ultime parole di Steve Jobs prima di morire, dalla fotografia dell’alba su Marte alle margherite mutanti di Fukushima. Una bufala è un’informazione fasulla, palesemente inventata, serve a condurre dove si vuole il destinatario, proprio come si fa con un bovino prendendolo per l’anello che gli è stato infilato nel naso. Il web ne è pieno, come di informazioni non verificate, o semplicemente di informazioni che non si possono ritenere tali. Di qui la necessità di imparare a selezionare quel che serve da quel che al momento non serve, ma che non per questo non potrà servire in futuro. Di qui discende la necessità di imparare a utilizzare e organizzare il tool dei preferiti sul proprio browser o, se intendiamo mettere a disposizione di altri navigatori il risultato delle nostre ricerche, di adottare sistemi che ci consentano di condividerli (come i già citati Delicious e Mendeley). Selezionando una parte del testo trovato, copiandola e incollandola nel browser, è possibile accorgersi se sia presente in altre pagine web e in che rapporto stia (di copia o di originale) rispetto a quelle pagine; - l’attendibilità dell’autore. Essere avveduti e consapevoli quando si naviga nel web alla ricerca di informazioni è una dimensione importante della Information Literacy , a sua volta parte del più ampio concetto di Media Literacy .

 

Un deficit di educazione alla rete

attualità Un deficit di educazione alla rete La storia di Tiziana, suicida per un video divenuto virale, segnala la scarsa attenzione educativa là dove la vita incrocia il tessuto connettivo dei social. Parlano i professori Pier Cesare Rivoltella , Silvano Petrosino , Simona Caravita e Chiara Giaccardi 15 settembre 2016 «La storia di Tiziana è una storia di imprudenza. Abbiamo ancora bisogno di educare: soprattutto dove la vita individuale si sposa con quel tessuto connettivo che sono i social oggi». Con i social media questo processo si radicalizza: desideriamo raccontarci (l’atteggiamento di “ estimità ” ed estroflessione che è il contrario dell’intimità ) e pensiamo di essere in una stanza a parlare coi nostri amici, mentre invece siamo su un palcoscenico senza confini» prosegue la professoressa. Noi negoziamo infatti le nostre identità nelle relazioni con gli altri, in contesti diversi che richiedono una capacità di sintonizzarsi e assumere comportamenti appropriati; e questo implica la possibilità di rivelarci selettivamente ai diversi "pubblici". SIMONA CARAVITA: UN MICIDIALE MECCANISMO DI AUTOGIUSTIFICAZIONE «Clicco su un video, per vederlo o condividerlo, e non si è consapevoli che possa essere una violenza. Se poi ciò viene pensato essere uno scherzo, “solo” una presa in giro, ancora peggio: il senso morale di ciò che si sta compiendo si perde completamente, in un micidiale meccanismo di autogiustificazione.

 

Università, un network per la pace

milano Università, un network per la pace Si è riunita per la prima volta la rete promossa dalla Crui che promuove le iniziative dei singoli atenei 15 ottobre 2019 Anche l’Università Cattolica aderisce al Network “Università per la Pace” promosso dalla Crui. La rete riunisce gli atenei che hanno tra i loro obiettivi la costruzione della pace a livello nazionale e internazionale attraverso attività di ricerca, formazione e terza missione. Gli obiettivi del network sono quelli di contribuire alla cultura e alla scienza della pace in Italia e di mettere in rete e promuovere le iniziative esistenti nelle singole università. Il 13 settembre scorso si è tenuta la prima riunione del Network, cui ha partecipato su delega del rettore Franco Anelli, Raul Caruso , titolare dell'insegnamento di Economia della pace nella facoltà di Scienze linguistiche e Letterature straniere. La prossima riunione del Network si terrà il 29 novembre all’Università di Roma III. #pace #network #universita' #rete Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Strategie per sconfiggere l’odio online

lo studio Strategie per sconfiggere l’odio online La cultura convergente e la partecipazione digitale diffondono e normalizzano contenuti ostili o violenti generando quelli che Stefano Pasta chiama Razzismi 2.0 , semplificazioni interpretative di un mondo complesso. Il processo di accettazione sociale, che spesso passa dalla critica al “politicamente corretto”, dall’ironia e dalla pretesa di “non essere preso sul serio”, si nutre della deresponsabilizzazione degli utenti e della banalizzazione delle pedagogie d’odio. Durante la ricerca - spiega lo studioso - ho chattato con ragazzi con un’adesione ideologica strutturata e con altri - molti di più - che ripetevano “mi stai prendendo troppo sul serio”, “ho fatto solo una battuta”. Ma la posta in gioco è seria: sono giovani che inneggiano allo stermino, invocano le molotov contro i profughi, commentano un gol usando “ebreo” come parolaccia e scherzano sulla Shoah, minacciano di stuprare una coetanea che non la pensa come loro. Spesso l’odio elegge a bersaglio più target allo stesso tempo: quando si prende di mira una donna perché africana, o in quanto accusata di essere a favore degli stranieri, scatta facilmente l’insulto sessista o contro i disabili». Si apre dunque un grande campo educativo, ancora più importante della denuncia: promuovere gli anticorpi della Rete e l’attivismo digitale di cittadini che devono essere formati come agenti morali capaci di soggettività critica, attraverso l’assunzione di responsabilità personale. hatespeech #web #rete #odio Facebook Twitter Send by mail Print CHI È L’AUTORE Stefano Pasta , dottore di ricerca in Pedagogia, è assegnista presso il Centro di Ricerca sull’Educazione ai media dell’Informazione e alla Tecnologia (Cremit ) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove si occupa di educazione alla cittadinanza nell’ambiente digitale.

 
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