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Interazione uomo-robot, la ricerca avanza

Ecco perché esiste già chi studia l’interazione che avviene tra queste nuove tecnologie e gli esseri umani, come Simone Tosoni , docente di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi alla facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica. Ecco, noi ci stiamo occupando di studiare queste situazioni, che iniziano a essere non più situazioni di laboratorio, ma situazioni di effettiva implementazione dei robot». Uno è un tavolo di lavoro voluto dal delegato del rettore per la ricerca professor Roberto Zoboli , che oltre a me coinvolge vari docenti di diverse discipline, come ad esempio il professor Fausto Colombo per quanto riguarda gli studiosi dei media, e Giuseppe Riva per gli Psicologi. Tra le altre cose, da questo tavolo di lavoro permanente stanno prendendo forma laboratori di collaborazione con l’Istituto italiano di tecnologia (Iit), come quello che coinvolge i colleghi di Scienze agrarie, alimentari e ambientali ». Quest’ultimo ha al suo interno dieci gruppi di ricerca di cui uno è quello coordinato dal professor Tosoni in collaborazione con la professoressa Giovanna Mascheroni e che si occupa di studiare l’interazione tra umani e robot in contesti che incominciano a essere naturali. Dal momento in cui io installo e rilascio un robot nello spazio pubblico le persone che tipo di atteggiamento hanno nei suoi confronti? Sono portate a danneggiarlo? Sono portate ad assisterlo? Sono portate a giocarci?». In realtà esistono anche modelli più sofisticati di robot, che, però, visto il loro prezzo elevato, sono usati solo in situazioni sperimentali create all’interno dei laboratori: «Noi stiamo collaborando con l’Istituto italiano di tecnologia – rivela Tosoni – e le loro macchine sono estremamente avanzate».

 

Il mio amico robot

ricerca Il mio amico robot Psicologi della Cattolica e colleghi giapponesi hanno condotto uno studio sull’interazione uomo-robot , che ha coinvolto bambini di 5 e 6 anni mentre giocano con altri bambini e partner robotici, scoprendo che i bimbi si comportano nello stesso modo. by Benedetta Minoliti | 27 marzo 2019 Il rapporto tra l'uomo e i robot è diventato il fulcro di un numero notevole di studi, alla luce della loro crescente integrazione in una varietà di campi, dal lavoro ai contesti educativi. Come funziona il gioco che è stato utilizzato per valutare la propensione dei bambini all’equità? «È un gioco nato nell’ambito dell’economia comportamentale per comprendere come le persone prendono decisioni strategiche relative alle modalità di spartizione di un bene. Come si comportano i giocatori? «Il gioco è strutturato con lo scopo di attivare la propensione all’equità e l’avversione all’iniquità: anche se il Proponente ha, in linea di principio, il potere di offrire poco, la norma sociale di equità prescrive una certa quota di reciprocità negli scambi sociali. Si tratta quindi di un gioco che richiede di mettersi nei panni degli altri per capire qual è la minima offerta che si può fare loro affinché non venga rifiutata e anche di capire che in situazioni di asimmetria di potere l’equità non coincide con la spartizione perfetta». Inoltre, a 5-6 anni il bambino è capace di un pensiero ricorsivo di primo ordine a proposito degli stati mentali ed è dunque in grado di comprendere che gli altri possono avere credenze false, cioè diverse dallo stato dei fatti. I partner umani sono infatti concepiti come dotati di una varietà più ampia e articolati di stati mentali, cioè di un mondo interno soggettivo diverso e più ricco di quello dei robot».

 
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