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Kurdistan, noi non li lasciamo soli

MIlano Kurdistan, noi non li lasciamo soli Il progetto “Resilienza e sport”, che coinvolge 30 persone tra psicologi, educatori, insegnanti, allenatori, 1300 bambini e ragazzi ospitati in 7 aree di accoglienza, è stato presentato nella giornata organizzata in Ateneo con Avvenire e Focsiv. maggio 2016 Un milione di profughi rifugiati nel Kurdistan iracheno, 11 milioni di siriani nei paesi limitrofi e sfollati dopo 5 anni di guerra civile, 400.000 vittime del conflitto interno alla Siria. Questi sono i numeri inquietanti di due Paesi distrutti dalla guerra. Se ne è parlato il 9 maggio in Università Cattolica durante il convegno “Iraq e Siria: non lasciamoli soli. Promosso dall’ateneo di largo Gemelli, dal quotidiano Avvenire (di cui riportiamo l’articolo dedicato all’evento) e Focsiv , l’evento ha riunito tutte le Ong presenti sul territorio con progetti a sostegno delle popolazioni locali. Al termine del convegno ha suonato l’Orchestra dei popoli, promossa dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti Onlus, comunità artistica e musicale composta da bambini, ragazzi e adulti di diverse etnie, culture, fedi, generazioni. Qui è stato sviluppato il progetto “Resilienza e sport” che coinvolge 30 persone tra psicologi, educatori, insegnanti, allenatori, 1300 bambini e ragazzi ospitati in 7 aree di accoglienza.

 

Nour, con la Siria nel cuore e nella tesi

È stato un impatto non certo facile con l’Europa quello di Nour , una ragazza siriana arrivata in Italia attraverso un progetto di solidarietà promosso dall’Università Cattolica grazie all’amicizia con la comunità monastica di Deir Mar Musa e in collaborazione con l’Arcidiocesi di Milano. Insieme ad altri quattro ragazzi suoi connazionali è stata accolta il tempo necessario per completare il percorso di studi nelle sedi di Milano e di Piacenza. Nour, che in Siria frequentava Scienze infermieristiche, quando ha avuto la possibilità della borsa di studio per venire in Italia, ha iniziato a frequentare la facoltà di Scienze della formazione nella sede piacentina dell’Ateneo. Ma l’aiuto delle amiche, che le hanno passato gli appunti e sono state tanto tempo con lei per permetterle di imparare la lingua, è stato decisivo. Mi ricordo il primo giorno di lezione: non capivo niente di quello che si diceva e sono tornata a casa in lacrime. Mi hanno aiutato molto le parole del professor Daniele Bruzzone che mi ha detto che nel giro di pochi mesi avrei imparato l’italiano. Una tesi che è stata molto importante per me perché mi sono occupata del mio Paese».

 

«Profughi? L'emergenza è nel mio Libano»

MILANO «Profughi? L'emergenza è nel mio Libano» I rifugiati sono più di un terzo della popolazione. La voce dal Medioriente in fiamme del vescovo maronita Mounir Khairallah , che ha incontrato il rettore Franco Anelli by Marco Castro | 20 gennaio 2016 «Il Libano è un modello positivo di convivenza che può essere un esempio per il mondo intero». Come influisce l’enorme afflusso di profughi sulla vostra vita quotidiana in Libano? «È un’emergenza che incide dal punto di vista sociale, per lo squilibrio della popolazione, economico, perché il paese era già in crisi, ma anche politico e confessionale. Basti pensare che il Libano è composto da un mosaico di 18 comunità diverse, ciascuna delle quali è riconosciuta per la sua tradizione e la sua cultura. E da allora una nuova amicizia è nata tra di noi. Così, abbiamo scoperto di avere tantissimi valori in comune, soprattutto quello dell’ospitalità, della dignità, del rispetto per l’altro, della terra a cui siamo tutti legatissimi. Altro non è se non una reazione alla politica dell’Occidente in Medioriente: quella delle grandi potenze che guardano solo ai propri interessi economici, senza occuparsi dei popoli che vivono in queste terre». In Italia per qualche giorno, ha incontrato il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli e in molti incontri ha parlato delle questioni che gli stanno più a cuore: la gestione dei profughi siriani nel suo Paese e il rapporto tra religioni e comunità culturali diverse in Medioriente.

 

Siria, una tragedia senza fine

milano Siria, una tragedia senza fine La drammatica situazione siriana illustrata, anche attraverso i numeri di un Paese ridotto sul lastrico, durante una lezione agli studenti del corso di Storia e istituzioni del mondo musulmano della facoltà di Scienze politiche e sociali. by Agostino Picicco | 15 aprile 2019 Oltre 400mila vittime, circa 11 milioni tra rifugiati e sfollati, una stima di 14mila prigionieri deceduti per torture e di 121mila dispersi, il 70% della popolazione sotto la soglia della povertà. Sono solo alcuni numeri che raccontano, nell’ambito della questione mediorientale, una delle “più gravi tragedie umanitarie del dopo-guerra”: quella siriana. L’ambasciatore Mirakian ha descritto il contesto internazionale, spiegando le ragioni del conflitto scoppiato nel 2011, le fasi della crisi, le frizioni in corso tra are di influenza e aree contese. A chiudere la lezione è stata Marinella Fumagalli Meraviglia , già associato di Diritto Internazionale nella facoltà di Scienze politiche e sociali, che ha definito la Siria un Paese devastato. Nel suo intervento ha illustrato il percorso delle varie Conferenze relative alla soluzione della questione siriana, con il sostegno della comunità internazionale. L’ultima parte è stata dedicata alla questione dei rifugiati, vittime di palesi violazioni del diritto internazionale e umanitario a causa di omicidi, torture e utilizzo di armi chimiche.

 

Oltre la diplomazia dei tweet

milano Oltre la diplomazia dei tweet Secondo Sir Ivor Roberts , già ambasciatore britannico a Roma, le relazioni diplomatiche sono più importanti che mai, anche in un tempo in cui il mondo, a partire dalla Siria, è in fiamme, e la politica sembra accadere sui social. È un messaggio di realismo e di speranza quello che Sir Ivor Roberts ha portato nella sua lezione promossa da Alta scuola in economia e relazioni internazionali (Aseri) e da centro di ricerca sulla Cultura e narrazione del viaggio dell’Università Cattolica. Da ultimo, la decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme è stata una mossa controproducente dal punto di vista dell’equilibrio diplomatico. Anche l’annunciato e storico meeting tra il presidente Usa e Kim Jong-Un è il punto d’arrivo di un paziente lavoro di cucitura svolto dalla Corea del Sud e dal suo presidente Moon Jae-In. Siamo giunti a questo punto perché in passato è mancato un adeguato esercizio della diplomazia» è l’opinione di sir Roberts. Se a Douma è stato Assad a far uso di armi chimiche», dice il direttore Aseri, «è impossibile che l’abbia fatto senza l’accordo della Russia, che esercita un’influenza enorme sulla politica del regime. Se la responsabilità è russa, quindi, è la Russia che si sarebbe dovuta colpire: si è scelto di non farlo, dando un ampio preavviso dell’attacco, che quindi non ha avuto alcuna conseguenza concreta per Putin».

 

L’etica del vedere, compassione è azione

libri L’etica del vedere, compassione è azione Nel suo libro Imago pietatis , che sarà presentato al Salone del Libro, il professor Fausto Colombo ricostruisce come la foto sulla spiaggia del piccolo Alan sia diventata un simbolo. Fausto Colombo , sociologo dell’Università Cattolica, si è preso la briga di seguire il percorso della foto di Alan, di non fermarsi sulla soglia della commozione, ma di attraversarla indagando attraverso la scienza della comunicazione perché sia diventata un simbolo in grado di smuovere l’opinione pubblica. Partiamo dal titolo: Imago pietatis è un titolo particolare, pieno di riferimenti simbolici, vuole spiegarcene la scelta? «L’immagine della pietà è la prima che ho visualizzato quando ho visto la foto del piccolo Alan portato in braccio dal poliziotto. Come spiega questo divario tra numero di persone che lo utilizzano e capacità di far penetrare il messaggio? «Twitter è un social anomalo, nel senso che è più una piattaforma di microblogging che un social vero e proprio. La notizia del naufragio di un gommone di rifugiati siriani che si è rovesciato nel tentativo di raggiungere l’isola di Kos (12 morti, una tragedia che in termini numerici è meno clamorosa rispetto ad altri catastrofici naufragi precedenti) viene diffusa dalle agenzie. La foto di Alan ha avuto una ricaduta oggettiva sulle cose, l’impatto di quella foto ha prodotto delle cose: opere, movimenti, c’è una nave che sia chiama Alan Kurdi che gira nel Mediterraneo, io ho scritto questo piccolo libro…». In questo senso si parla di compassione nel libro? «Sì, perché la legittimità di questa operazione dipende soltanto da quanto essa riesca ad attivare in noi non soltanto un’emozione, ma anche una volontà di agire, di compensare quel dolore sentendolo nostro.

 

La Cattolica per la Siria

cesi La Cattolica per la Siria Il professor Marco Lombardi , del Cesi , ha visitato varie città del Paese. La missione ha offerto l’opportunità di definire eventuali occasioni di collaborazione e iniziative di solidarietà da realizzare in concerto con le Chiese e le Autorità locali. Durante la missione, che ha toccato le città di Beirut, Damasco, Maaloula, Homs, Krak dei Cavalieri, Aleppo e Hama , ha avuto luogo la consegna di una copia della Cena Misteriosa presso il monastero di San Sergio e San Bacco di Maaloula. La missione ha offerto inoltre l’opportunità di definire eventuali occasioni di collaborazione e iniziative di solidarietà da realizzare in concerto con le Chiese e le Autorità locali. Nel video realizzato da Federico Capella , l’intervista al professor Marco Lombardi. siria #cesi #solidarieta' #missioni Facebook Twitter Send by mail Print.

 

L’Ateneo accoglie cinque studenti siriani

MILANO L’Ateneo accoglie cinque studenti siriani Nour, Toufik, Ola, Kenan e Fadi frequenteranno corsi di laurea nelle sedi di Milano e Piacenza. Sono gli occhi impressi sui volti di Nour , Toufik , Ola , Kenan e Fadi cinque ragazzi siriani, arrivati a Milano agli inizi di settembre grazie all’amicizia dell’Ateneo con la comunità monastica di Deir Mar Musa. Ola, già laureata in ingegneria informatica, frequenterà Linguaggi dei media; Kenan, volontario nei campi profughi di Aleppo per il Jesuit Refugee Service , seguirà il corso di Relazioni internazionali; Fadi, portiere professionista nella squadra Al Wathba Sport Club di Homs, si iscriverà a Scienze motorie. L’Ateneo, infatti, s’impegna a sostenere i costi di mantenimento dei cinque siriani a un corso di laurea triennale delle facoltà di Lettere, Scienze politiche e sociali, Scienze della formazione e Scienze agrarie, alimentari e ambientali a partire dall’anno accademico 2016/17. I PARTNER DELL’INIZIATIVA Il progetto nato in Università Cattolica del Sacro Cuore e reso possibile dall’impegno e dalla collaborazione di diverse istituzioni cattoliche, si propone di sostenere dal punto di vista umano ed economico i 5 studenti siriani desiderosi e motivati a proseguire i propri studi universitari. Gli studenti saranno esentati dal pagamento delle tasse e contributi universitari per tutta la durata normale dei corsi di studio e ospitati, grazie al contributo della Fondazione Educatt, nei Collegi dell’Ateneo affinché possano condividere con altri studenti il loro percorso formativo. L’Arcidiocesi di Milano attraverso il Coordinamento Diocesano Associazioni, Movimenti e Gruppi offrirà un supporto all’accoglienza degli studenti grazie alla rete di famiglie milanesi che hanno dato disponibilità ad affiancarli nel percorso di inserimento sociale nella realtà italiana coinvolgendo i ragazzi in attività extra accademiche.

 

Un’oasi di dialogo in Siria

Milano Un’oasi di dialogo in Siria È quella del Monastero di Deir Mar Musa vicino a Nabak dove gli sfollati siriani, cristiani e musulmani della zona, convivono in pace. maggio 2017 Un luogo di tregua, un’oasi di pace dove cristiani e musulmani possono vivere alcuni momenti insieme senza avere paura. A distanza di otto mesi dal loro arrivo questi giovani si sono integrati bene in università, hanno stretto nuove amicizie e stanno imparando l’italiano che inizialmente ha forse rappresentato l’ostacolo principale. Una di loro, Ola , con una laurea in ingegneria informatica si era iscritta a Linguaggi dei media ma ha preferito cambiare in corsa e passare alla facoltà di Economia con il corso “Economics and management” interamente in inglese. Poi c’è Kenan che sta proseguendo con il corso della facoltà di Scienze politiche (profilo in inglese in “International relations and global affairs”). Mentre Fadi sta terminando gli esami del corso triennale in “Scienze motorie e dello sport” (di cui aveva già un bachelor in Siria) per poi accedere alla laurea magistrale, e si è inserito come portiere in una squadra di calcio in città. Infine nella sede di Piacenza Nour sta frequentando Scienze dell’educazione e della formazione e Toufik Scienze e tecnologie agrarie.

 

Iraq e Siria, non lasciamoli soli

Una giornata di riflessione promossa da Università Cattolica, dal quotidiano Avvenire e da Focsiv per richiamare l’attenzione sull’emergenza dei popoli del Medioriente vittime della guerra, soprattutto bambini e minori. maggio 2016 Molti efficaci interventi vengono messi in atto per sostenere sfollati, rifugiati, e tutti quanti sono rimasti in Siria e in Iraq privi dei diritti umanitari più elementari, e tra gli altri quello di praticare la propria religione. Nell’Anno Straordinario del Giubileo l’imperativo resta rispondere all’appello di Papa Francesco che, a Lampedusa prima, e a Lesbos poi, di fronte alla morte di chi fugge dalla guerra ha invitato ad aprire il cuore ad opere di misericordia. Il convegno, nella Cripta dell’Aula Magna in largo Gemelli 1 a Milano dalle ore 10.30 , vuole costituire un’occasione privilegiata di riflessione e di dibattito su questi temi. Nella mattinata, dopo i saluti istituzionali di Antonella Sciarrone Alib randi, prorettore dell’Università Cattolica, interverranno a una tavola rotonda don Francesco Soddu , direttore di Caritas Italiana, Riccardo Redaelli , docente di Geopolitica in Università Cattolica, Gianfranco Ca ttai, presidente di Focsiv, Cesare Zuc coni della Comunità di Sant’Egidio. La seconda parte dell’evento è dedicata al lavoro nell’area e alle testimonianze sul campo di chi si è adoperato nell’assistenza e nel sostegno psicologico e morale senza differenza di religione, in un’ottica di comunione della sofferenza e della speranza. L’Orchestra ha un organico multietnico, si tratta di una comunità artistica e musicale composta da bambini, ragazzi e adulti di diverse etnie, culture, fedi, generazioni.

 

Siria, un’area umanitaria per rientrare

Milano Siria, un’area umanitaria per rientrare Sheik Abdo Hsyan , rifugiato dal 2015 nel campo profughi di Akkar in Libano dove dirige il centro educativo Al-Ihsan, sta girando l’Europa per sostenere la creazione di una zona protetta nel sud del Paese. A crederci è Sheik Abdo Hsyan , insegnante e profugo siriano rifugiato dal 2015 nel campo profughi di Akkar in Libano, dove dirige il centro educativo Al-Ihsan realizzato per sostenere bambini e adolescenti arrivati dalla Siria con le famiglie. L’Università Cattolica attraverso l’Unità di Ricerca sulla Resilienza (RiRes) ha realizzato diverse attività di formazione per gli operatori presenti nel campo e creato uno specifico “Programma educativo su resilienza e pace” che ora viene implementato in altri campi profughi in Libano e Siria. Siamo riusciti ad arrivare in Libano, ma questo paese dato il numero elevato di rifugiati non è in grado di gestire l’accoglienza in modo adeguato» - ha raccontato lui stesso durante il convegno dello scorso 11 maggio in largo Gemelli dal titolo “ Tornare in Siria. Siamo, dunque, costretti a ritornare in Siria, dove, neanche a dirlo, il rischio di finire nel vortice del conflitto politico, etnico e religioso è molto elevato e la paura di essere perseguitati in Siria è tanta. Ecco, quindi, l’idea di trasformare la zona nel sud del Paese, da cui molti dei profughi che vivono in Libano provengono, in un’area umanitaria sotto la protezione internazionale. Con la sua proposta Sheik Abdo Hsyan sta facendo il giro dell’Europa: ha già convinto alcuni membri della Commissione europea a Bruxelles, del parlamento francese, della delegazione Onu a Ginevra e ora il Consiglio comunale di Milano.

 

Turchia, Putin muove le sue pedine

Nella medesima giornata in cui si diffondevano i raccapriccianti dettagli del martirio dell’attivista curda per i diritti umani Hevrin Khalaf (violentata e poi lapidata per strada), si è appreso di un accordo tra le forze curde che difendono Qamishli e inviati russi. Proprio grazie alla loro mediazione, sarebbe stata raggiunta un’intesa per il dispiegamento delle truppe dell’esercito regolare del regime di Asad a difesa della città, le quali evidentemente dovrebbero poter contare della copertura politica e militare della Russia. Putin di conseguenza è ben conscio di non poter opporre troppi recisi e assoluti dinieghi alle iniziative talvolta avventurose dei suoi due partner: l’Iran in Yemen e la Turchia in Siria, né di poter far spallucce delle rispettive paranoie per la sicurezza. Così acconsentire controvoglia a una limitata operazione militare contro le forze dell’Ypg è un conto, permettere un reinsediamento di centinaia di migliaia di profughi sunniti siriani in una zona cuscinetto sottratta in maniera permanente alla sovranità siriana che possa compromettere la stabilizzazione del regime di Asad è un altro. Vedremo se si tratta di una tattica di narrazione che prelude a un mutamento di azione o se rappresenta un tentativo di guadagnare tempo. Quel che è certo è che anche il sultano, principalmente per ragioni di politica interna, non può troppo repentinamente acconciarsi alla possibile mutata realtà strategica. Una volta che lo si è scatenato, ricondurlo a ragione non sarà però né semplice né privo di rischi: persino per un giocatore cinico e privo di scrupoli come Erdogan.

 

Una graphic novel contro i muri

milano Una graphic novel contro i muri La scrittrice Teresa Radice e l’illustratore Stefano Turconi hanno spiegato agli studenti com’è nato “ Non stancarti di andare ”, una storia d’amore sullo sfondo della Siria, che racconta, parlando di migrazioni, l’impetuoso bisogno di ritrovarsi in Italia. Dopo aver pubblicato nel 2013 il volume “ Viola giramondo ”, hanno dato alle stampe nel 2015, con la casa editrice Bao Publishing, “ Il porto proibito ”, che gli è valsa il premio Gran Guinigi per la “ Miglior Graphic Novel ”. Padre Dall’Oglio è stato trasformato in un personaggio di riferimento della vicenda – racconta Turconi – un punto di riferimento, che ha a che vedere con le vite di tutti, perché cambia le prospettive». Sono una coppia felice e fanno il lavoro dei loro sogni: illustratrice naturalistica lei, professore universitario lui. Nel 2013 Ismail deve tornare a Damasco per firmare delle carte e potersi definitivamente trasferire in Italia, con la donna che ama. Ma la situazione, tornato in Siria, gli sfugge di mano. Lui, che non sa di essere padre, cerca in tutti i modi di tornare da lei e lo fa nell’unico modo possibile per tutti coloro che non hanno documenti: attraverso i barconi. Questa graphic novel non è solo il racconto della storia d’amore tra Iris e Ismail, ma è il racconto dell’accettazione del diverso, della forza che lega indissolubilmente le persone che si vogliono bene e farebbero di tutto per ritrovarsi e stare di nuovo insieme. “Non stancarti di andare” è una storia di immigrazione e integrazione, due temi di cui si sente spesso parlare e che sembrano sempre opposti e lontani, ma sono più vicini di quello che si possa pensare.

 

Offensiva turca in Siria, effetto domino

geopolitica Offensiva turca in Siria, effetto domino L’operazione “Primavera di Pace” può produrre molte implicazioni, non solo per i Curdi e per gli Stati Uniti, ma anche per Damasco e i suoi alleati, Russia e Iran. Per quanto ridotta, la presenza del contingente americano aveva contribuito a “congelare” la shatterbelt che contrapponeva due dei più importanti partner di Washington nell’area: lo storico alleato turco e le Forze Democratiche Siriane (SDF). Direttamente legata alle operazioni militari che a partire dal 2016 avevano portato Ankara a controllare ampie aree del nord-ovest siriano, l’operazione lanciata dal Presidente Erdogan è considerata una minaccia esiziale alla sopravvivenza delle forze curdo-siriane e a quella della regione autonoma di Rojava. Eppure, molti sono gli interrogativi che circondano gli obiettivi ultimi di “Primavera di Pace”, così come i margini che Washington pare essere disposta a riconoscere all’alleato turco. Per quanto difficile da accettare da parte curdo-siriana, un controllo diretto su una “zona cuscinetto” posta immediatamente a ridosso del confine non sarebbe sufficiente a innescare le ritorsioni promesse da Trump in caso di violazione degli impegni assunti da Ankara. Tutto questo senza considerare l’impatto che la crisi potrebbe avere sulla regione di Idlib (l’ultima area nelle mani dell’opposizione siriana che da mesi è al centro di serrate trattative tra Turchia, Russia e Iran) e sul destino di IS nell’area. Ricercatore di Geopolitica alla facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere dell’Università Cattolica del Sacro Cuore #turchia #siria #guerra #curdi Facebook Twitter Send by mail Print.

 

In Siria e Libano per seminare la pace

Milano In Siria e Libano per seminare la pace Un progetto del Cesi, in collaborazione con Adyane Institute, per formare educatori libanesi e siriani che operano con i bambini rifugiati, con workshop non solo a Beirut ma anche a Damasco e Aleppo. Il progetto “ Tutori di resilienza ” ha previsto la protezione e promozione del benessere di bambini e famiglie siriane attraverso un corso di formazione rivolto a operatori sociali residenti in Libano e Siria, e la conduzione di workshop creativi-espressivi con bambini siriani rifugiati in Libano. Grazie al coinvolgimento dei coordinatori e dei coach dei centri educativi che hanno aderito al programma, sono inoltre state delineati i contenuti delle 24 sessioni didattiche e ricreative che attualmente vengono svolte in 12 centri in Libano e Siria con più di 1200 minori siriani vittime del conflitto in corso. Nel corso della prossima missione, in programma per la fine di maggio, sarà valutato l’impatto del programma sui bambini che sono stati coinvolti nel programma grazie a un’attività di monitoraggio e valutazione seguita dalla Unità di Ricerca sulla resilienza dell’Università Cattolica in collaborazione con Adyan Institute e Alert International. Nasce con questa finalità il progetto “Francofonia e cooperazione” che ha attivato un gemellaggio tra il Libano e gli studenti del corso di lingua francese dell’Università Cattolica della sede bresciana dell’ateneo e degli istituti superiori “Lunardi” e “Gambara” di Brescia e “Candia” di Milano. Un’iniziativa che vuole essere l’occasione per avvicinare i ragazzi a una dimensione della nostra attualità che rischia di restare marginale e che invece deve interpellare noi tutti» afferma la professoressa Sara Cigada , coordinatrice del progetto iniziato nel 2014 come formazione alle insegnanti delle scuole cattoliche francofone. Al seminario interverrà Giorgio Del Zanna , docente di Storia contemporanea dell’Università Cattolica, che ripercorrerà le vicende di questo Paese, che è stato teatro negli ultimi decenni di una guerra civile e di diversi scontri armati con Israele.

 

Siria, Trump sfida la Russia

Milano Siria, Trump sfida la Russia Secondo il professor Vittorio E. Parsi , nei bombardamenti americani ci sono motivi di politica interna, ma soprattutto di politica internazionale. aprile 2017 * di Vittorio Emanuele Parsi Ci sono motivi di politica interna e motivi di politica internazionale dietro la scelta dei bombardamenti americani in Siria. Rispetto a quelli di politica interna c’era la necessità di ristabilire un feeling con l’opinione pubblica americana, che apprezzava sempre meno l’(in)azione presidenziale. C’era infine l’esigenza di allontanare lo spettro del Russiagate , mostrando che l’eventuale contributo di Putin alle sue elezioni potesse in qualche modo rendere la politica di Trump ostaggio delle decisioni di Putin. Da un lato, chiaramente, non si poteva lasciare impunito un crimine come quello dei bombardamenti di martedì 4 aprile in Siria, dopo che nel 2013 la Russia si era fatta garante dello smantellamento dell’arsenale chimico di Assad che non è stato completo. Occorreva far capire ai russi che non potevano pensare di fare ciò che volevano in Medio Oriente senza contemplare gli americani e che l'estromissione degli USA dall’equilibrio del Levante, in forza dell’accordo di Astana tra Turchia, Russia e Iran, era inaccettabile. Con il lancio di missili in Siria si è poi mandato un segnale alla Cina e al Nord Corea, ammonendoli che gli Stati Uniti non hanno paura di assumersi rischi, anche importanti, pur di tutelare la sicurezza nazionale.

 

Addio a Kenan, il ragazzo con un dono nello sguardo e la Siria nel cuore

Il ricordo Addio a Kenan, il ragazzo con un dono nello sguardo e la Siria nel cuore Era arrivato a Milano grazie al progetto dell’Università Cattolica per gli studenti siriani dell’ateneo. Attraverso le lezioni, lo studio, i compagni di collegio, gli amici siriani sparsi per il mondo, si nutriva di esperienze sempre nuove, che alimentavano la sua sete di conoscenza. Kenan aveva un dono speciale: sapeva capire chi aveva di fronte, aveva una straordinaria capacità di leggere le personalità degli altri e sapeva come entrare nel cuore delle persone con il suo particolare savoir faire e quello sguardo sorridente. Il progetto dei giovani studenti siriani è stato per noi tutti una nuova esperienza, che ci ha spinto a costruire, assieme a loro, un modello di accoglienza che non rispondesse soltanto alle loro esigenze fisiche e accademiche. continua a leggere] #siria #siriani #accoglienza #kenan Facebook Twitter Send by mail Print IL PROGETTO Kenan Kebbeh è giunto in Italia a settembre 2016, nell’ambito del progetto di accoglienza di giovani studenti siriani promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’Arcidiocesi di Milano attraverso il Coordinamento Diocesano Associazioni, Movimenti e Gruppi ha offerto un supporto all’accoglienza degli studenti grazie alla rete di famiglie milanesi che hanno dato disponibilità ad affiancarli nel percorso di inserimento sociale nella realtà italiana coinvolgendo i ragazzi in attività extra accademiche. Il progetto avviato dall’Ateneo nel 2016 è stato il primo di una lunga serie di iniziative che in questi quattro anni ha permesso a più di 50 giovani siriani di studiare in una Università italiana.

 
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