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Siria, Trump sfida la Russia

Milano Siria, Trump sfida la Russia Secondo il professor Vittorio E. Parsi , nei bombardamenti americani ci sono motivi di politica interna, ma soprattutto di politica internazionale. aprile 2017 * di Vittorio Emanuele Parsi Ci sono motivi di politica interna e motivi di politica internazionale dietro la scelta dei bombardamenti americani in Siria. Rispetto a quelli di politica interna c’era la necessità di ristabilire un feeling con l’opinione pubblica americana, che apprezzava sempre meno l’(in)azione presidenziale. C’era infine l’esigenza di allontanare lo spettro del Russiagate , mostrando che l’eventuale contributo di Putin alle sue elezioni potesse in qualche modo rendere la politica di Trump ostaggio delle decisioni di Putin. Da un lato, chiaramente, non si poteva lasciare impunito un crimine come quello dei bombardamenti di martedì 4 aprile in Siria, dopo che nel 2013 la Russia si era fatta garante dello smantellamento dell’arsenale chimico di Assad che non è stato completo. Occorreva far capire ai russi che non potevano pensare di fare ciò che volevano in Medio Oriente senza contemplare gli americani e che l'estromissione degli USA dall’equilibrio del Levante, in forza dell’accordo di Astana tra Turchia, Russia e Iran, era inaccettabile. Con il lancio di missili in Siria si è poi mandato un segnale alla Cina e al Nord Corea, ammonendoli che gli Stati Uniti non hanno paura di assumersi rischi, anche importanti, pur di tutelare la sicurezza nazionale.

 

Un’oasi di dialogo in Siria

Milano Un’oasi di dialogo in Siria È quella del Monastero di Deir Mar Musa vicino a Nabak dove gli sfollati siriani, cristiani e musulmani della zona, convivono in pace. maggio 2017 Un luogo di tregua, un’oasi di pace dove cristiani e musulmani possono vivere alcuni momenti insieme senza avere paura. A distanza di otto mesi dal loro arrivo questi giovani si sono integrati bene in università, hanno stretto nuove amicizie e stanno imparando l’italiano che inizialmente ha forse rappresentato l’ostacolo principale. Una di loro, Ola , con una laurea in ingegneria informatica si era iscritta a Linguaggi dei media ma ha preferito cambiare in corsa e passare alla facoltà di Economia con il corso “Economics and management” interamente in inglese. Poi c’è Kenan che sta proseguendo con il corso della facoltà di Scienze politiche (profilo in inglese in “International relations and global affairs”). Mentre Fadi sta terminando gli esami del corso triennale in “Scienze motorie e dello sport” (di cui aveva già un bachelor in Siria) per poi accedere alla laurea magistrale, e si è inserito come portiere in una squadra di calcio in città. Infine nella sede di Piacenza Nour sta frequentando Scienze dell’educazione e della formazione e Toufik Scienze e tecnologie agrarie.

 

Oltre la diplomazia dei tweet

milano Oltre la diplomazia dei tweet Secondo Sir Ivor Roberts , già ambasciatore britannico a Roma, le relazioni diplomatiche sono più importanti che mai, anche in un tempo in cui il mondo, a partire dalla Siria, è in fiamme, e la politica sembra accadere sui social. È un messaggio di realismo e di speranza quello che Sir Ivor Roberts ha portato nella sua lezione promossa da Alta scuola in economia e relazioni internazionali (Aseri) e da centro di ricerca sulla Cultura e narrazione del viaggio dell’Università Cattolica. Da ultimo, la decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme è stata una mossa controproducente dal punto di vista dell’equilibrio diplomatico. Anche l’annunciato e storico meeting tra il presidente Usa e Kim Jong-Un è il punto d’arrivo di un paziente lavoro di cucitura svolto dalla Corea del Sud e dal suo presidente Moon Jae-In. Siamo giunti a questo punto perché in passato è mancato un adeguato esercizio della diplomazia» è l’opinione di sir Roberts. Se a Douma è stato Assad a far uso di armi chimiche», dice il direttore Aseri, «è impossibile che l’abbia fatto senza l’accordo della Russia, che esercita un’influenza enorme sulla politica del regime. Se la responsabilità è russa, quindi, è la Russia che si sarebbe dovuta colpire: si è scelto di non farlo, dando un ampio preavviso dell’attacco, che quindi non ha avuto alcuna conseguenza concreta per Putin».

 

Siria, un’area umanitaria per rientrare

Milano Siria, un’area umanitaria per rientrare Sheik Abdo Hsyan , rifugiato dal 2015 nel campo profughi di Akkar in Libano dove dirige il centro educativo Al-Ihsan, sta girando l’Europa per sostenere la creazione di una zona protetta nel sud del Paese. A crederci è Sheik Abdo Hsyan , insegnante e profugo siriano rifugiato dal 2015 nel campo profughi di Akkar in Libano, dove dirige il centro educativo Al-Ihsan realizzato per sostenere bambini e adolescenti arrivati dalla Siria con le famiglie. L’Università Cattolica attraverso l’Unità di Ricerca sulla Resilienza (RiRes) ha realizzato diverse attività di formazione per gli operatori presenti nel campo e creato uno specifico “Programma educativo su resilienza e pace” che ora viene implementato in altri campi profughi in Libano e Siria. Siamo riusciti ad arrivare in Libano, ma questo paese dato il numero elevato di rifugiati non è in grado di gestire l’accoglienza in modo adeguato» - ha raccontato lui stesso durante il convegno dello scorso 11 maggio in largo Gemelli dal titolo “ Tornare in Siria. Siamo, dunque, costretti a ritornare in Siria, dove, neanche a dirlo, il rischio di finire nel vortice del conflitto politico, etnico e religioso è molto elevato e la paura di essere perseguitati in Siria è tanta. Ecco, quindi, l’idea di trasformare la zona nel sud del Paese, da cui molti dei profughi che vivono in Libano provengono, in un’area umanitaria sotto la protezione internazionale. Con la sua proposta Sheik Abdo Hsyan sta facendo il giro dell’Europa: ha già convinto alcuni membri della Commissione europea a Bruxelles, del parlamento francese, della delegazione Onu a Ginevra e ora il Consiglio comunale di Milano.

 

In Siria e Libano per seminare la pace

Milano In Siria e Libano per seminare la pace Un progetto del Cesi, in collaborazione con Adyane Institute, per formare educatori libanesi e siriani che operano con i bambini rifugiati, con workshop non solo a Beirut ma anche a Damasco e Aleppo. Il progetto “ Tutori di resilienza ” ha previsto la protezione e promozione del benessere di bambini e famiglie siriane attraverso un corso di formazione rivolto a operatori sociali residenti in Libano e Siria, e la conduzione di workshop creativi-espressivi con bambini siriani rifugiati in Libano. Grazie al coinvolgimento dei coordinatori e dei coach dei centri educativi che hanno aderito al programma, sono inoltre state delineati i contenuti delle 24 sessioni didattiche e ricreative che attualmente vengono svolte in 12 centri in Libano e Siria con più di 1200 minori siriani vittime del conflitto in corso. Nel corso della prossima missione, in programma per la fine di maggio, sarà valutato l’impatto del programma sui bambini che sono stati coinvolti nel programma grazie a un’attività di monitoraggio e valutazione seguita dalla Unità di Ricerca sulla resilienza dell’Università Cattolica in collaborazione con Adyan Institute e Alert International. Nasce con questa finalità il progetto “Francofonia e cooperazione” che ha attivato un gemellaggio tra il Libano e gli studenti del corso di lingua francese dell’Università Cattolica della sede bresciana dell’ateneo e degli istituti superiori “Lunardi” e “Gambara” di Brescia e “Candia” di Milano. Un’iniziativa che vuole essere l’occasione per avvicinare i ragazzi a una dimensione della nostra attualità che rischia di restare marginale e che invece deve interpellare noi tutti» afferma la professoressa Sara Cigada , coordinatrice del progetto iniziato nel 2014 come formazione alle insegnanti delle scuole cattoliche francofone. Al seminario interverrà Giorgio Del Zanna , docente di Storia contemporanea dell’Università Cattolica, che ripercorrerà le vicende di questo Paese, che è stato teatro negli ultimi decenni di una guerra civile e di diversi scontri armati con Israele.

 

Kurdistan, noi non li lasciamo soli

MIlano Kurdistan, noi non li lasciamo soli Il progetto “Resilienza e sport”, che coinvolge 30 persone tra psicologi, educatori, insegnanti, allenatori, 1300 bambini e ragazzi ospitati in 7 aree di accoglienza, è stato presentato nella giornata organizzata in Ateneo con Avvenire e Focsiv. maggio 2016 Un milione di profughi rifugiati nel Kurdistan iracheno, 11 milioni di siriani nei paesi limitrofi e sfollati dopo 5 anni di guerra civile, 400.000 vittime del conflitto interno alla Siria. Questi sono i numeri inquietanti di due Paesi distrutti dalla guerra. Se ne è parlato il 9 maggio in Università Cattolica durante il convegno “Iraq e Siria: non lasciamoli soli. Promosso dall’ateneo di largo Gemelli, dal quotidiano Avvenire (di cui riportiamo l’articolo dedicato all’evento) e Focsiv , l’evento ha riunito tutte le Ong presenti sul territorio con progetti a sostegno delle popolazioni locali. Al termine del convegno ha suonato l’Orchestra dei popoli, promossa dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti Onlus, comunità artistica e musicale composta da bambini, ragazzi e adulti di diverse etnie, culture, fedi, generazioni. Qui è stato sviluppato il progetto “Resilienza e sport” che coinvolge 30 persone tra psicologi, educatori, insegnanti, allenatori, 1300 bambini e ragazzi ospitati in 7 aree di accoglienza.

 

L’Ateneo accoglie cinque studenti siriani

MILANO L’Ateneo accoglie cinque studenti siriani Nour, Toufik, Ola, Kenan e Fadi frequenteranno corsi di laurea nelle sedi di Milano e Piacenza. Sono gli occhi impressi sui volti di Nour , Toufik , Ola , Kenan e Fadi cinque ragazzi siriani, arrivati a Milano agli inizi di settembre grazie all’amicizia dell’Ateneo con la comunità monastica di Deir Mar Musa. Ola, già laureata in ingegneria informatica, frequenterà Linguaggi dei media; Kenan, volontario nei campi profughi di Aleppo per il Jesuit Refugee Service , seguirà il corso di Relazioni internazionali; Fadi, portiere professionista nella squadra Al Wathba Sport Club di Homs, si iscriverà a Scienze motorie. L’Ateneo, infatti, s’impegna a sostenere i costi di mantenimento dei cinque siriani a un corso di laurea triennale delle facoltà di Lettere, Scienze politiche e sociali, Scienze della formazione e Scienze agrarie, alimentari e ambientali a partire dall’anno accademico 2016/17. I PARTNER DELL’INIZIATIVA Il progetto nato in Università Cattolica del Sacro Cuore e reso possibile dall’impegno e dalla collaborazione di diverse istituzioni cattoliche, si propone di sostenere dal punto di vista umano ed economico i 5 studenti siriani desiderosi e motivati a proseguire i propri studi universitari. Gli studenti saranno esentati dal pagamento delle tasse e contributi universitari per tutta la durata normale dei corsi di studio e ospitati, grazie al contributo della Fondazione Educatt, nei Collegi dell’Ateneo affinché possano condividere con altri studenti il loro percorso formativo. L’Arcidiocesi di Milano attraverso il Coordinamento Diocesano Associazioni, Movimenti e Gruppi offrirà un supporto all’accoglienza degli studenti grazie alla rete di famiglie milanesi che hanno dato disponibilità ad affiancarli nel percorso di inserimento sociale nella realtà italiana coinvolgendo i ragazzi in attività extra accademiche.

 

«Profughi? L'emergenza è nel mio Libano»

MILANO «Profughi? L'emergenza è nel mio Libano» I rifugiati sono più di un terzo della popolazione. La voce dal Medioriente in fiamme del vescovo maronita Mounir Khairallah , che ha incontrato il rettore Franco Anelli by Marco Castro | 20 gennaio 2016 «Il Libano è un modello positivo di convivenza che può essere un esempio per il mondo intero». Come influisce l’enorme afflusso di profughi sulla vostra vita quotidiana in Libano? «È un’emergenza che incide dal punto di vista sociale, per lo squilibrio della popolazione, economico, perché il paese era già in crisi, ma anche politico e confessionale. Basti pensare che il Libano è composto da un mosaico di 18 comunità diverse, ciascuna delle quali è riconosciuta per la sua tradizione e la sua cultura. E da allora una nuova amicizia è nata tra di noi. Così, abbiamo scoperto di avere tantissimi valori in comune, soprattutto quello dell’ospitalità, della dignità, del rispetto per l’altro, della terra a cui siamo tutti legatissimi. Altro non è se non una reazione alla politica dell’Occidente in Medioriente: quella delle grandi potenze che guardano solo ai propri interessi economici, senza occuparsi dei popoli che vivono in queste terre». In Italia per qualche giorno, ha incontrato il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli e in molti incontri ha parlato delle questioni che gli stanno più a cuore: la gestione dei profughi siriani nel suo Paese e il rapporto tra religioni e comunità culturali diverse in Medioriente.

 

Iraq e Siria, non lasciamoli soli

Una giornata di riflessione promossa da Università Cattolica, dal quotidiano Avvenire e da Focsiv per richiamare l’attenzione sull’emergenza dei popoli del Medioriente vittime della guerra, soprattutto bambini e minori. maggio 2016 Molti efficaci interventi vengono messi in atto per sostenere sfollati, rifugiati, e tutti quanti sono rimasti in Siria e in Iraq privi dei diritti umanitari più elementari, e tra gli altri quello di praticare la propria religione. Nell’Anno Straordinario del Giubileo l’imperativo resta rispondere all’appello di Papa Francesco che, a Lampedusa prima, e a Lesbos poi, di fronte alla morte di chi fugge dalla guerra ha invitato ad aprire il cuore ad opere di misericordia. Il convegno, nella Cripta dell’Aula Magna in largo Gemelli 1 a Milano dalle ore 10.30 , vuole costituire un’occasione privilegiata di riflessione e di dibattito su questi temi. Nella mattinata, dopo i saluti istituzionali di Antonella Sciarrone Alib randi, prorettore dell’Università Cattolica, interverranno a una tavola rotonda don Francesco Soddu , direttore di Caritas Italiana, Riccardo Redaelli , docente di Geopolitica in Università Cattolica, Gianfranco Ca ttai, presidente di Focsiv, Cesare Zuc coni della Comunità di Sant’Egidio. La seconda parte dell’evento è dedicata al lavoro nell’area e alle testimonianze sul campo di chi si è adoperato nell’assistenza e nel sostegno psicologico e morale senza differenza di religione, in un’ottica di comunione della sofferenza e della speranza. L’Orchestra ha un organico multietnico, si tratta di una comunità artistica e musicale composta da bambini, ragazzi e adulti di diverse etnie, culture, fedi, generazioni.

 
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