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Terremoto, gara di solidarietà al Gemelli

roma Terremoto, gara di solidarietà al Gemelli In seguito al sisma che ha colpito il Centro Italia, tanti i romani che hanno donato il sangue al Centro trasfusionale del Policlinico, dove sono stati ricoverati 19 feriti, provenienti soprattutto da Amatrice. agosto 2016 Sono complessivamente 19 le persone assistite al Policlinico Universitario A. Gemelli a seguito del sisma che ha colpito il Centro Italia. Di queste 10 sono entrate in codice rosso (tra cui due bambine di 12 e 7 anni) e 9 in codice giallo. I feriti - nella maggioranza di Amatrice e alcuni romani in villeggiatura nei centri colpiti dal sisma - sono in miglioramento, comprese le due piccole pazienti. Il Centro Trasfusionale, dove a oggi oltre 100 persone hanno donato il sangue, manifestando così la propria solidarietà verso le vittime del terremoto, riprende i normali orari di attività. In questa situazione drammatica voglio ringraziare – dichiara il direttore generale della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, Enrico Zampedri – tutto il personale medico, sanitario, tecnico e amministrativo del Policlinico per l’opera senza sosta che in questi giorni stanno tutti prestando. Colgo l'occasione per esprimere la nostra commossa solidarietà anche alle famiglie delle numerose vittime e dei feriti, che stiamo accogliendo e sostenendo emotivamente anche attraverso l'opera di un team di psicologi».

 

Psicologi in aiuto di chi ha perso la storia

milano Psicologi in aiuto di chi ha perso la storia Il direttore dell’ Unità di ricerca in Psicologia dell’emergenza dell’Ateneo Fabio Sbattella è stato nelle zone colpite dal sisma per mappare i bisogni di chi si ritrova senza più passato e senza futuro. Il professor Fabio Sbattella (nel video qui sopra e nella foto sotto) , direttore dell’ Unità di ricerca in Psicologia dell’emergenza dell’Università Cattolica, è stato nei luoghi colpiti dal terremoto per una prima esplorazione dei bisogni. Poi le ondate di rabbia (domande come: “Perché proprio a me?”); il disgusto , soprattutto di fronte alla visione di cadaveri (un sentimento che colpisce anche i soccorritori). La persona si trova a dover ripensare se stessa come dopo un lutto e deve abbandonare il progetto di vita originario , perché quello che era è morto». E, oltre all’intervento con tutte le persone ospitate nei campi, che può interessare i primi due-tre mesi, si affianca ala presa in carico di quei casi, che la letteratura scientifica quantifica nel 20%, che scivolano in una situazione di trauma psichico . È una frattura interna, che in termine tecnico si chiama Disordine post traumatico (Ptsd - Posttraumatic stress disorder) e può presentarsi un mese dopo il terremoto, quando la persona comincia a realizzare quello che è realmente successo». Nel caso specifico del terremoto che ha colpito il Centro Italia, secondo il professor Sbattella, c’è da attendersi un numero molto inferiore di persone ospitate nelle tendopoli rispetto ai sismi precedenti, perché, essendo zone di villeggiatura, chi ha potuto è tornato alle proprie prime case.

 

Prevenire paga, perché non farlo?

Parla il professor Roberto Zoboli 29 agosto 2016 di Roberto Zoboli * Il terremoto che ha colpito l’area tra Rieti, Ascoli Piceno e Perugia ripropone questioni che il nostro Paese dibatte da decenni in tema di perdite umane, danni economici e, soprattutto, strategie di prevenzione senza risultati veramente efficaci a lungo termine. Lasciando per un momento da parte le tragedie umane causate da terremoti, inondazioni e frane, che in Italia hanno causato migliaia di morti negli ultimi decenni, la dimensione economica delle catastrofi è di per sé stessa tale da richiedere grandi strategie. Le stime, basate anche sull’analisi di cataloghi storici e stime pre-esistenti, indicano come nei 69 anni fra il 1944 e il 2012 il danno complessivo prodotto da terremoti, frane e alluvioni in Italia abbia superato i 240 miliardi di euro, con una media di 3,5 miliardi l’anno . Si tratta di stime basate sugli stanziamenti (non sempre le spese effettive) di bilancio pubblico e quindi non coprono che una parte dei costi effettivi (interruzione di attività e reti, perdite di capitale produttivo, ecc.). In questi giorni circola la stima di 93 miliardi/ di investimenti per mettere in sicurezza antisismica le strutture abitative, una cifra che equivale al 5,7% del Pil italiano del 2014 ma non rappresenta tutti i fabbisogni di prevenzione, ad esempio per frane e alluvioni. Sono limiti che il Governo sta cercando ora di superare per i costi ex post dell’evento in Centro Italia ma rimangono ancora insuperabili per gli investimenti pubblici di prevenzione ex ante, il che costituisce una condizione del tutto irrazionale. L’accettazione culturale da parte di tutti che la straordinaria bellezza dell’Italia, nessuna parte esclusa, nasconde un’alta o altissima condizione di rischio naturale è un pilastro fondamentale di qualunque strategia di prevenzione che non cada nel vuoto di quello che gli economisti chiamano “azzardo morale”.

 

Terremoto, anche l’arte è ferita

IL COMMENTO Terremoto, anche l’arte è ferita Il nostro patrimonio monumentale ha fatto i conti con i sismi fin dalle origini, come è già successo in passato alla stessa Amatrice . agosto 2016 di Alessandro Rovetta * Ancora una volta la nostra penisola è stata colpita da una violenta scossa di terremoto che accanto all’ingente bilancio di vittime umane conta gravi ed estesi danni al nostro patrimonio culturale. Un primo censimento del ministero dei Beni culturali (Mibact) ha registrato almeno 300 siti di interesse artistico e architettonico colpiti dal sisma la cui localizzazione parte dall’epicentro dell’alto corso del fiume Tronto e si espande fino a Spoleto, Camerino, Macerata e, nuovamente, L’Aquila. È opinione di molti che nella pianura padana, nel corso del medioevo, le distruzioni provocate dai terremoti abbiano incoraggiato le costruzioni di nuove cattedrali più grandi e strutturalmente più sicure. La stessa Amatrice, il centro più colpito dalle scosse dello scorso 24 agosto, annovera nella sua storia secolare altri terremoti ben documentati nel XVII e XVIII secolo che, nel 1639, portarono al collasso del palazzo degli Orsini, storici feudatari della zona, e di altri antichi edifici . Soprattutto in questo caso, occorrono piani integrati che considerino patrimonio culturale non solo i singoli monumenti, ma l’intero impianto urbano di questi centri, cresciuti armonicamente nei secoli e inseriti in un paesaggio appenninico di rara bellezza per la sua abbondanza di acqua e vegetazione . Va ricordato che per Amatrice e Accumoli esiste una catalogazione capillare realizzata dalla Soprintendenza che comprende beni artistici, architettonici e paesaggistici e che può funzionare come indispensabile base di lavoro per i recuperi e le ristrutturazioni.

 
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