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La Lombardia traina l'agroalimentare italiano

Cremona La Lombardia traina l'agroalimentare italiano Presentati i dati del tredicesimo Rapporto Regione Lombardia, Smea, Demm. aprile 2016 Con un valore di quasi 14 miliardi di euro , l'agro-alimentare della Lombardia rappresenta una fetta importante dell'intero sistema agricolo e alimentare italiano. Non solo importante, ma trainante visto che nel 2014 (ultimi dati disponibili) l'agro-alimentare lombardo è cresciuto dello 0,7% contro una diminuzione del 2,2% registrata a livello nazionale. Una prima parte del volume riporta l’analisi dei principali avvenimenti dell’anno (Expo 2015, avvio della riforma Pac, fine del regime delle quote latte) e delle prospettive del sistema a livello regionale e internazionale. La seconda parte è invece composta da un ampio quadro di sintesi delle caratteristiche strutturali ed economiche del sistema, al quale seguono i capitoli dedicati all’analisi delle politiche agricole a livello comunitario, nazionale e regionale, con una fotografia della loro attuale configurazione e l’esame delle tendenze in atto. Nella terza parte del Rapporto si considerano le principali componenti del sistema agro-alimentare: distribuzione al dettaglio, industria alimentare e agricoltura, comprendendo anche l’analisi degli scambi con l’estero. Nella parte conclusiva si analizzano le filiere più significative delle produzioni vegetali e animali della Lombardia, con un' appendice dedicata alle produzioni realizzate con il metodo biologico con le informazioni dettagliate sulla loro importanza a livello regionale e il confronto con il quadro nazionale.

 

Il latte vittima dei pregiudizi

CREMONA Il latte vittima dei pregiudizi La radicalizzazione di modelli alimentari che escludono, in parte o totalmente, prodotti di origine animale ha un impatto non secondario sulla crisi del settore lattiero-caseario italiano. A ciò si aggiunge l'impatto delle politiche che vengono applicate nelle diverse aree del mondo: valga come esempio l'abbandono di quelle quote latte che nell'Unione europea hanno regolato la produzione lattiera per oltre trent'anni. Spesso gli studi degli esperti sono concentrati su questi fattori che agiscono tutti dal lato dell'offerta di latte e derivati. Per questo risultano particolarmente interessanti le analisi contenute nel recente “ Rapporto latte ”, che allargano lo sguardo anche al lato della domanda e, soprattutto, al comportamento dei consumatori. A cominciare dalla radicalizzazione di modelli alimentari in cui vengono esclusi, in parte o totalmente, i prodotti di origine animale, che tendono a evitare cibi ad alto contenuto di zuccheri, grassi e calorie e che evidenziano una particolare attenzione alle tematiche della sostenibilità e della biodiversità. Nello specifico per latte e derivati – spiega il professor Daniele Rama , direttore della Smea – abbiamo assistito negli anni più recenti all’introduzione da parte sia dei marchi dell’industria lattiero-casearia, sia di quelli della distribuzione, di prodotti ad alta digeribilità,dalle mozzarelle al burro. E il fenomeno si sta allargando, perché l’attenzione alla sfera della salute, alla sostenibilità ambientale e all’eticità delle filiere non sono più prerogative di una nicchia di consumatori all’avanguardia, ma stanno progressivamente diventando importanti criteri generali di scelta negli acquisti.

 

Master SMEA: dal diploma al lavoro

Cremona Master SMEA: dal diploma al lavoro A poco più di tre mesi dalla conclusione del 31° Master in management agro-alimentare, sono già ottime le notizie sul fronte occupazionale. aprile 2016 La gran parte degli studenti che si sono diplomati lo scorso dicembre ha già un lavoro stabile e soddisfacente. A indicarlo sono i dati sul placement dell'Alta Scuola di management ed economia agro-alimentare dell'Università Cattolica di Cremona. Il ruolo dello stage è centrale nel nostro approccio – ci spiega il professor Renato Pieri direttore di Smea – perché concretizza la prosecuzione delle lezioni teoriche in aula all'esperienza concreta nel mondo aziendale. Grazie anche al rapporto stretto e proficuo che Smea coltiva con le maggiori imprese dell'agro-alimentare e della Grande distribuzione: Areté, Oxon, Sinfo One, Pasta Baronia, Cargill, Sipcam, mra USA op. il Tricolore per citarne alcune». Il Master è focalizzato sulla preparazione manageriale applicata al settore agro-alimentare, è riservato a un massimo di 30 studenti ed è aperto a tutti i laureati magistrali in discipline tecnico-scientifiche ed economico-giuridiche. Dopo quasi otto mesi in aula (da fine settembre a metà maggio) il Master prevede 4-6 mesi di stage aziendale che, come visto, costituisce l’anticamera dell’assunzione dello studente.

 

Smea, dallo studio al lavoro il passo è breve

Cremona Smea, dallo studio al lavoro il passo è breve Oltre l'80% degli studenti diplomati al Master in agrifood business ha già un contratto in tasca. Il valore determinante dello stage 04 febbraio 2020 A gennaio, oltre l'80% degli studenti diplomati al Master in agrifood business della Smea ha già un contratto di lavoro in tasca ; anzi: è già operativo in azienda. Con lo stage – ci spiega Davide Mambriani , responsabile Rapporti con le imprese e Stage e Placement della Smea – lo studente trascorre un periodo formativo all'interno di una delle aziende partner dell'Alta scuola, impegnandosi direttamente in funzioni operative con l'appoggio di tutor aziendali. Un'attività che molto spesso vede il neodiplomato assunto dalla stessa azienda in cui ha effettuato lo stage: segno eloquente di come dal rapporto tra Master Smea e imprese nascano reciproche opportunità». Oltre alla diffusione dei risultati del lavoro di ricerca in campo economico e manageriale che, nel caso della Smea, trova spesso applicazioni nell'industria e nella grande distribuzione, il rapporto può mostrare un carattere più articolato. I costanti scambi reciproci di input consentono da un lato alle aziende di rivolgersi a laureati sempre più preparati rispetto alla complessità economica attuale ma, dall'altro lato, permettono anche di lanciare segnali utili all'università per migliorare sempre più la propria offerta formativa. Ma soprattutto – prosegue Boccaletti – indica il peso che vogliamo dare alle attività formative che coinvolgono direttamente le aziende partner di Smea: seminari, business game, stage; senza ovviamente nulla togliere alle classiche lezioni in aula, che mantengono un ruolo centrale».

 
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