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Iran, se lo stratega diventa un martire

L'analisi Iran, se lo stratega diventa un martire Secondo il professor Riccardo Redaelli , la decisione di uccidere il generale Soleimani è stata presa senza una seria valutazione delle conseguenze. E l’amministrazione Trump è priva di una strategia politica per la regione 10 gennaio 2020 L’analisi della situazione del Medioriente nell’editoriale del professor Riccardo Redaelli pubblicato da “Avvenire”. Il primo è che l’Amministrazione Trump, checché ne dicano i suoi sostenitori e gli scatenati sovranisti europei che ne apprezzano ogni mossa, è palesemente priva di una strategia politica per la regione. La decisione di uccidere un personaggio importante e popolare quale Soleimani, oltre al vice-comandante delle Forze di mobilitazione popolare irachene, al-Muhandis – un capo milizia che era tuttavia inserito nella catena di comando del sistema di difesa iracheno – è stata presa senza una seria valutazione delle conseguenze. Si è così trasformato un abile stratega iraniano in un martire che rimarrà nella storia di quel Paese, dopo averne esagerato le capacità e i successi. Il problema è che alla Casa Bianca e nei Dipartimenti che contano mancano centinaia di consiglieri e dirigenti, eliminati e mai rimpiazzati dal troppo attivo 'clan' Trump e dagli estremisti che circondano il presidente. docente di Geopolitica alla facoltà di Scienze politiche e sociali , Università Cattolica, campus di Milano [continua a leggere su “Avvenire”] #iran #soleimani #usa #medioriente Facebook Twitter Send by mail Print.

 
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