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Teatro, è Serena l'attrice dell'anno

Alumni Teatro, è Serena l'attrice dell'anno Laureata alla triennale in Scienze e tecnologie delle arti e dello spettacolo, Serena Balivo ha vinto il Premio Ubu nella categoria under 35, uno dei più prestigiosi riconoscimenti italiani. In un video racconta come è nata la sua passione per il teatro. Serena Balivo , laureata alla facoltà di Lettere e filosofia nella sede di Brescia dell’Ateneo, si è aggiudicata il riconoscimento fondato nel 1979 dal critico, saggista e traduttore Franco Quadri. I Premi Ubu, assegnati ogni anno alla migliore regia e sceneggiatura, ai migliori spettacoli e ai migliori attori, costituiscono ormai un punto di riferimento per tutti coloro che si interessano di teatro. A Serena è andato ex aequo il premio come nuova attrice o performer under 35, che ha ritirato lo scorso dicembre. Ai microfoni di Cattolicanews , racconta come è nata la sua passione per il teatro, i suoi primi passi, l’iscrizione al corso di laurea triennale in Scienze e tecnologie delle arti e dello spettacolo (Stars) . Un’esperienza formativa molto importante» commenta Serena, che ricorda la qualità del percorso di studi, il rapporto speciale con la professoressa Carla Bino , sua relatrice di tesi, e l’incontro con Mariano Dammacco , il regista con cui nel 2009 ha fondato la “Piccola compagnia Dammacco”, oggi impegnata nella tournée dello spettacolo “Esilio”.

 

Sanremo, pop up di meraviglie

MUSICA Sanremo, pop up di meraviglie Il Festival è una perfetta macchina da televisione, una specie di scansione impiegatizia. Il carosello della memoria, il bianco e nero si illumina di colori HD, prezioso archivio delle belle canzoni non prime, ma vincenti, un ponte con il passato che arriva fino a qui: gustosa sintesi del sentire pop italiano. Di questo è fatto il terzo Festival di Carlo Conti : una perfetta macchina da televisione, una specie di scansione impiegatizia, tirata, veloce, a tratti una serialità che annoia. Anche la regia di Maurizio Pagnussat è un po’ ingessata e poco abituata al qui e ora del teatro: “Maria” gioca con i giganti dello sport, si nasconde dietro la pallavolista, la telecamera stringe stretto sul primo piano: peccato abbiamo perso un’occasione di fare show. Per chi vive di cultura e di eventi culturali Sanremo è un caleidoscopio di meraviglie, una macchina che la Rai riesce a tenere costantemente agile, veloce, nonostante un impegno enorme di persone, sei studi televisivi oltre all’Ariston, 40 giorni di lavoro per allestire, turni infiniti. Muoversi a Sanremo diventa complicato, si passa al metal detector da 10 punti di accesso, un enorme apparato di sicurezza: 274 telecamere di sorveglianza, non dentro il teatro, ma che garantiscono la sicurezza di chi vive in città. E sullo sfondo la Liguria, una città di mare chiusa tra le montagne, ristoranti e alberghi pieni, un volteggiare di leggerezza, l’Italia sembra lontana, con la sua politica i suoi problemi, almeno per qualche giorno dimentichiamoci della realtà e lasciamoci travolgere da uno spirito comunque festoso e carnevalesco.

 

Spotnitz, da X-Files ai Medici

cattolicapost Spotnitz, da X-Files ai Medici Lo sceneggiatore, regista e produttore cinematografico americano terrà una Lecture aperta al master in International Screenwriting and Production giovedì 16 marzo . Presenterà la figura dello showrunner , il deus ex machina delle serie televisive. by Daniela Fogliada | 22 febbraio 2017 Da un’idea al palinsesto, creare e mantenere una serie televisiva di successo richiede una combinazione di intuizione, capacità di gestione e visione strategica, ma non solo. Spesso chi crea la serie è anche chi “tira le fila” degli episodi. Stiamo parlando dello showrunner , vero e proprio deus ex machina dello spettacolo, che da protagonista “dietro le quinte” assume oggi sempre più rilievo e visibilità anche di fronte al pubblico. showrunner #spettacolo #serietv #spotnitz Facebook Twitter Send by mail.

 

La7 all'esame dell'Università

Milano La7 all'esame dell'Università by Alessandro Marcato | 22 ottobre 2009 E’ la tv che influenza il pensiero della società proponendo nuovi modelli e inducendo nuovi bisogni o è la società che rende la tv uno specchio di se stessa? L’eterno dilemma forse non richiede nemmeno di essere sciolto. Quattro master dell’Alta scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo della Cattolica (Analisi e progettazione del prodotto televisivo, Progettazione e Comunicazione del Cinema, Media Relation e Giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale) entreranno negli studi di La7, canale televisivo di Telecom Italia Media, con un progetto didattico per l’anno accademico 2009 – 2010. Requisiti fondamentali per gli studenti iscritti ai quattro master che saranno invitati a formare gruppi di lavoro per analizzare il modo di fare tv di La7, scelta come modello nel panorama televisivo italiano. Il fatto di essere una televisione piccola, quasi di nicchia, ci ha dato la possibilità di sperimentare dei nuovi progetti, in un certo senso di rischiare». Però l’orario della messa in onda ha dei vantaggi: permette di sperimentare delle cose nuove e di giocare con gli ospiti». Spero che la collaborazione fra La7 e l’Università Cattolica - dice Lillo Tombolini , direttore di La7 - sia la prima di una serie di scambi concreti fra TV, cultura e mondo universitario. Il nostro canale prova giorno dopo giorno a confrontarsi con i propri telespettatori – continua Mauro Nanni amministratore delegato di Telecom Italia Media - mettendo in secondo piano la dimensione estetica e preferendo a essa una maggiore concretezza proprio nel racconto della conoscenza e della realtà».

 

Perché Sanremo è Sanremo

MILANO Perché Sanremo è Sanremo Tonino Manzi , coordinatore di comunicazione e stampa della kermesse della canzone italiana per 25 anni, ha raccontato il “suo” festival, un evento pop che si intreccia con la storia della tv italiana, inevitabilmente legata alla storia con la S maiuscola. dicembre 2015 Come è possibile che un festival ultrasessantenne riesca ancora oggi ad avere un pubblico e parlare a tutti? L’unica risposta possibile si trova nel ritornello martellate della sigla del programma che recita a chiare lettere “Perché Sanremo è Sanremo”. Perché Sanremo non è solo una macchina mediatica dai numeri altisonanti, dai dietro le quinte labirintici, dai ritmi frenetici di una sala stampa sempre affollata, o un evento musicale fine a se stesso, è soprattutto la cartina al tornasole di un’epoca. Le domande del pubblico hanno concluso l’interessante excursus sulla storia, si è parlato di sicurezza, ricordando l’irruzione sul palco di Mario Appignani , Cavallo Pazzo, durante la prima serata del ‘92. Manzi ha sottolineato come il tema sia un punto caldo che si deve tenere ben presente, pur non essendo possibile barricare il festival, atto che creerebbe solo paura negli spettatori senza per altro produrre un effetto più efficace. Ha infine ragionato sull’importanza del web che oggi è un interlocutore imprescindibile durante le conferenze stampa, tanto che è stata creata una sala apposita al Palafiori per accogliere i giornalisti di radio e web. Se dopo questa presentazione vi state ancora chiedendo quale sia il motivo della popolarità del programma pensate che sarà capitato anche a voi di avere una musica in testa, sentire una specie di orchestra suonare suonare suonare suonare….

 
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