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I 50 anni dello Statuto dei lavoratori e il futuro del sindacato in azienda

Un modo per celebrare il mezzo secolo dello Statuto, varato il 20 maggio 1970 di Vincenzo Ferrante * Provare a comprendere, a cinquant’anni di distanza, che cosa è rimasto e che cosa è caduto dello Statuto dei lavoratori, ma anche che cosa può ancora dare nell’immediato o in futuro. Non sono poche, ovviamente, le modifiche che si sono registrate nel mondo del lavoro negli ultimi cinquant’anni, ma quello che si deve dire è che alcune di queste tendenze sono presenti già in forma germinale nello Statuto, e sono in qualche modo affrontate e regolate. Quattro novità che lo Statuto ha intuito e ha saputo anticipare Nello Statuto ci sono tante norme importanti, che hanno fatto, per così dire, da battistrada, fornendo soluzioni, magari provvisorie, a questioni che negli anni successivi avrebbero conosciuto un grande sviluppo. estende lo Statuto dei Lavoratori non solo agli enti pubblici economici ma anche, con una disposizione che diede molto lavoro alla giurisprudenza negli anni ‘70, a tutti i rapporti di impiego pubblico, anticipando una linea di evoluzione successiva, comune anche ad altri paesi europei. Questo è un aspetto che richiede una modifica, perché l’evoluzione sociale ha oramai mostrato i limiti che derivano dalla mancanza di una norma che, espressamente e chiaramente, individui il ruolo del sindacato in azienda. Aggiungo però che, se si guardasse bene, non sarebbe difficile trovare una indicazione normativa sul ruolo della RSA in azienda: solo che si tratta di una delle norme meno studiate e meno conosciute di tutto il sistema italiano. Si tratta di un problema che non interessa solamente i lavoratori, ma tutto il sistema economico, come dimostra il fatto che, nell’ambito della riforma della legge fallimentare, si è registrata una modifica che è passata completamente inosservata che riguarda direttamente il Codice Civile, là dove all’art.

 
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