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Famiglia, c’è ancora chi investe

marzo 2017 Sono sotto gli occhi di tutti i “sintomi” di una sempre crescente fragilità delle coppie e della difficoltà nell’esercizio della funzione genitoriale, con evidenti ripercussioni sulla crescita dei bambini e degli adolescenti. Bambini che a sei sette anni prendono ancora il biberon, preadolescenti che dormono spesso nel lettone dei genitori, adolescenti che si sballano in discoteca, che ricorrono ad alcool e droghe, o che si ritirano nei social network, coppie che si separano alle prime difficoltà, pensando di avere sbagliato partner. È necessario dunque mettere a punto e diffondere interventi di tipo preventivo rivolti agli adolescenti e ai giovani, così come alle coppie e ai genitori nelle diverse fasi del ciclo di vita e finalizzati non solo all’ accompagnamento ma anche all’arricchimento e alla promozione dei legami familiari. In tale ottica si occupa non solo degli aspetti di rischio connessi alla sessualità, ma anche dellla promozione di un’identità integrata e matura, che sia in grado di fare scelte responsabili nell’ambito della propria sessualità. Il Centro ogni anno propone una formazione “base” per i tutor Teen Star e una formazione “progredita” per tutor che lavorano già con questo metodo e vogliono approfondire maggiormente gli aspetti della conduzione di gruppo (la direzione scientifica è della professoressa Raffaella Iafrate). famiglia #ateneo #percorsi #gruppidiparola #studi #ricerche Facebook Twitter Send by mail I GRUPPI DI PAROLA Il Centro di Ateneo ha messo a punto una modalità di intervento preventiva rivolta ai figli di famiglie separate, i Gruppi di Parola (GdP) . Si tratta di una forma d'intervento breve della durata di quattro incontri, che ha lo scopo di accompagnare i bambini e le loro famiglie durante la riorganizzazione della vita quotidiana a seguito della separazione o del divorzio dei genitori.

 

Giovane e con bassa qualifica professionale: ecco l'identikit del lavoratore che usa droghe

I tassi più alti sono fra i lavoratori non qualificati by Patrizia Del Principe | 17 luglio 2009 Il 15% di giovani lavoratori fa uso di almeno una droga illecita, e il 3.9% è polidipendente. Il 13.5% di essi fa uso di cannabis, il 4.5% di cocaina, circa l’1% di oppiacei, l’1.2% di ecstasy o amfetamine, il 4.7% di benzodiazepine. Negli Stati Uniti, il Paese che per primo si è occupato del problema della dipendenza dei lavoratori da droga e che oggi è considerato un modello di riferimento per tutti, due terzi delle aziende con oltre 100 dipendenti dispongono di specifici Programmi di assistenza dei lavoratori (PAL). Negli USA i PAL hanno gradualmente esteso la loro azione dall’alcolismo, che è stato il primo problema a essere affrontato, a tutte le dipendenze, e infine a tutti i problemi sanitari che determinano ‘impairment’ (malattie fisiche e psichiche che compromettono le capacità di giudizio). A fianco dei PAL aziendali, per gli operatori della sanità, la cui attività è di particolare delicatezza per la salute pubblica, sono stati istituiti in tutti gli Stati Uniti, servizi di assistenza a carattere nazionale, finanziati parzialmente dalle organizzazioni sanitarie. Il datore di lavoro ha un legittimo interesse alla sicurezza del lavoro, e alla eliminazione del rischio di responsabilità civile e penale che può derivare da comportamenti di abuso dei lavoratori». La complessità dell’argomento – conclude Magnavita - ci conferma nell’opinione che la verifica dell’assenza di dipendenza o di abuso tra i lavoratori non è un atto isolato del medico competente, ma fa parte della gestione del rischio per la salute e sicurezza da parte del datore di lavoro.

 

Lavoro, le norme disattese

La responsabilità penale per i reati in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro è stata al centro del convegno organizzato lo scorso 22 gennaio dal Centro Studi “Federico Stella” sulla Giustizia Penale e la politica criminale (Csgp). Di qui la necessità, come ha notato Angelo Giarda , docente di Diritto processuale penale, di una maggiore sensibilizzazione tra gli operatori del diritto su tutto il territorio nazionale in una materia spesso ingiustamente trascurata se non ignorata. Il dibattito ha preso avvio con gli interventi dei professori Carlo Piergallini , dell’Università di Macerata, e Francesco Mucciarelli , dell’Università Bocconi di Milano, che hanno analizzato il tema dei reati in materia di sicurezza sul lavoro e le sanzioni. Dall’intervento di Francesco D’Alessandro , docente di Diritto penale commerciale in Cattolica, è emerso come, alla luce della recente disciplina normativa, il datore di lavoro sia stato riconosciuto quale originario ed esclusivo responsabile del complessivo sistema della sicurezza, ruolo che non viene esaurito dall’adozione del modello di organizzazione. Di diverso avviso Giorgio Marinucci , docente all’Università degli Studi di Milano, che, intervenendo nel corso del dibattito, ha sostenuto come a un concetto normativo come la “colpa”, che significa contrarietà di una condotta a una regola cautelare, non possa essere riferita una nozione naturalistica come quella causale. Mario Napoli , giuslavorista della Cattolica, ha sottolineato l’importanza di un approccio alla materia della sicurezza sul lavoro, nella quale si generi un apprendimento reciproco tra diritto penale e diritto del lavoro, che, superando gli steccati disciplinari, possa portare a una riflessione giuridica più profonda sul problema. Una delle “infrastrutture” fondamentali del diritto del lavoro idonea a tal proposito è lo “strumento partecipativo” della concertazione, definito “la chiave di volta” che permetterebbe ai lavoratori di farsi compartecipi della cultura della sicurezza.

 
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