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Tanzania, conclusa la missione del Cesi

ATENEO Tanzania, conclusa la missione del Cesi Con il rientro a Roma del professor Roberto Cauda , direttore del Centro d’Ateneo per la solidarietà internazionale , è terminato il progetto sul controllo delle infezioni ospedaliere nel Consolata Hospital Ikonda. luglio 2016 Si è conclusa da poco la missione al Consolata Hospital Ikonda in Tanzania del professor Roberto Cauda , direttore del Centro di Ateneo per la Solidarietà Internazionale e docente di Malattie Infettive alla sede di Roma. Le due dottoresse hanno formato oltre 200 operatori locali tra medici, infermieri e personale sanitario dell’ospedale sui temi della promozione dell’igiene delle mani per la riduzione della diffusione delle malattie infettive, su come effettuare una corretta diagnosi della tubercolosi e sul trattamento dei pazienti con patologie respiratorie da contatto. A giugno 2016 sono stati organizzati altri due corsi di formazione : il primo sul controllo dell’uso degli antibiotici, curato da Claudia Palazzolo , medico specializzando in malattie infettive all’Università Cattolicam che ha lavorato con 150 operatori sanitari. Nella realizzazione dei corsi ci si è avvalsi della collaborazione di Gian Paolo Zara , medico volontario al Consolata Hospital Ikonda, che sarà presente anche in occasione dell’ultimo ciclo di incontri sul trattamento della tubercolosi, che si terrà a ottobre 2016 e chiuderà il progetto di 18 mesi. Oltre agli interventi formativi, il progetto ha permesso l’acquisizione di specifici macchinari per la diagnosi della tubercolosi e per ottenere l’antibiogramma dei batteri isolati dal sangue, questi ultimi tra i principali responsabili delle malattie infettive. La GeneXpert, che, in linea con le direttive dell’Organizzazione mondiale della Sanità, permette di indentificare i diversi ceppi batterici della tubercolosi, è già operativa e consente di indirizzare al meglio le cure per i pazienti al fine di interrompere la catena di diffusione e trasmissione della malattia.

 

Alla scoperta dell’altra Tanzania

Il racconto di Ludovica, di Scienze politiche e sociali, sul suo International Volunteering 20 settembre 2019 di Ludovica Monteleone * Esiste un posto in Tanzania, lontano da Zanzibar e dai parchi nazionali dedicati ai safari, che si chiama Moita. È un villaggio di capanne in fango e arbusti, con qualche casa in cemento, in cui vivono una trentina di bambini e le donne più forti che abbia mai conosciuto. Generalmente i loro guadagni sono spesi per soddisfare i loro bisogni e niente di quello che hanno viene messo a disposizione delle mogli o dei figli. Nel villaggio di Moita i volontari affiancano le donne nel loro lavoro, che verrà pubblicizzato tramite diversi canali social con lo scopo di essere commercializzato in Africa e, auspicabilmente, nel resto del mondo. Alla fine della prima giornata la nostra interprete, nonché responsabile, ci ha detto che avevano preparato una sorpresa per noi. Ci hanno regalato una collana realizzata da loro, dopo aver cantato e ballato per noi, ringraziandoci della giornata. Negli ultimi anni, con la diffusione e la promozione dell’istruzione anche nei villaggi, questa usanza sta diminuendo, ma sono ancora tantissime le donne che non andando a scuola e non istruendosi non possono allontanarsi dal nucleo famigliare e decidere di cambiare stile di vita. Quello che non ci aspettavamo è che loro piangessero insieme a noi. Sono state tre settimane intense a Moita, dalla mattina alla sera fianco a fianco di donne vere, pure, forti e coraggiose come poche.

 

Tanzania, una bellissima palestra

Postcard Tanzania, una bellissima palestra Marta , della facoltà di Medicina, ha deciso di partecipare all’International Volunteering in un piccolo villaggio nel nord del Paese. Un mese tra le corsie di un ospedale 31 gennaio 2020 di Marta Zidda * Il volontariato mi è sembrato l'occasione giusta per soddisfare il mio desiderio di vivere un'esperienza all'estero che fosse in linea con il mio percorso di studi in Medicina. Ho trascorso un periodo di quattro settimane a Monduli, un piccolo villaggio nel nord, dove fin da subito mi sono sentita accolta come a casa. Dalla seconda settimana sono iniziate le attività di volontariato che ho svolto presso il “Levolosi Health Centre”, ospedale situato ad Arusha, città distante circa un'ora di bus dalla nostra residenza a Monduli. Essendo una studentessa del primo anno questa è stata per me la prima esperienza in ospedale: avevo tutto da imparare e mi sono completamente messa a servizio del personale locale che mi ha dato la possibilità di osservare il loro lavoro e apprendere. Noi volontari siamo stati accolti e guidati dal personale locale che si è dimostrato sempre disponibile a rispondere alle nostre domande e ad accompagnarci nelle attività quotidiane che svolgevamo in base alla nostra preparazione e conoscenze con un grado di autonomia crescente. Sono stati tanti anche i momenti emozionanti come vedere i pazienti affezionarsi a noi volontari e dispiacersi per la nostra partenza, assistere a un parto o entrare per la prima volta in una sala operatoria, tutte esperienze importanti per me, sia come studentessa che come persona.

 
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