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La nuova frontiera del master

cattolicapost La nuova frontiera del master Nell’ampia proposta di corsi postgraduate dell’Ateneo, che è stata presentata a Milano l'11 maggio, alcune novità di rilievo: dal primo master in Italia in finanza sostenibile a quello su cultura e arte come biglietto da visita “reputazionale” del Paese. by Daniela Fogliada | 26 aprile 2017 Il primo master in Italia sulla finanza sostenibile; un programma inedito che unisce competenze manageriali e linguistico-culturali; la lotta al terrorismo giocata sul terreno della prevenzione del disagio; la cultura e l’arte come biglietto da visita “reputazionale” di un Paese. Fornire ai laureati le competenze per governare questi processi è l’obiettivo del master Digital innovation & fintech: la trasformazione digitale nel settore bancario e assicurativo , organizzato dalla facoltà di Economia in collaborazione con il centro di ricerca in Tecnologie, Innovazione e Servizi Finanziari (Cetif). Il master in Corporate Governance - Cor-Gov ha lo scopo di formare esperti in grado di operare in modo consapevole con e accanto al management delle imprese di medio-piccole dimensioni, con una visione ampia e innovativa. Operare con la spesa pubblica, gestione dei processi di acquisto di beni e servizi per migliorare la qualità dei servizi nelle Pubblica amministrazione e la gestione razionale delle risorse è un compito delicato. Il difficile contesto politico internazionale porta all’esigenza di professionisti di elevato profilo circa gli aspetti socio-sanitari in ambito interculturale e delle migrazioni, e alla necessità di una formazione costante per il personale già impiegato nell’ambito. Sono quindi necessarie figure professionali qualificate nell’ambito delle relazioni internazionali (sia in situazioni di pace sia in situazioni di conflitto o di crisi) con un uso funzionale dell’ideazione di progetti di arte, cultura e spettacolo al servizio della comunicazione di Nazioni, Istituzioni e Aziende che operano a livello transnazionale.

 

Manchester, la strage degli innocenti

Milano Manchester, la strage degli innocenti L’attentato al concerto della pop star Ariana Grande sorprende per l’obiettivo che ha colpito. Come possono convivere con la paura generazioni che non hanno conosciuto la guerra? Parla lo psicologo dell’emergenza Fabio Sbattella - VIDEO 23 maggio 2017 Un altro attentato ha seminato il terrore in Inghilterra. Di questo nuovo attacco terroristico in Europa si possono per ora mettere in fila alcuni elementi, come ha fatto a caldo il professor Marco Lombardi , docente di Gestione del rischio e Crisis management alla facoltà di Lettere e filosofia, su ItsTime . Il momento geopolitico è infatti particolare: siamo a ridosso del G7 di Taormina e nel corso del viaggio del presidente americano Donald Trump che, dopo Arabia Saudita e Israele dove ha cercato di rilanciare un’offensiva contro il terrorismo, incontrerà papa Francesco il 24 maggio, prima di fare tappa a Bruxelles. Ma quello che colpisce di più nell’attentato di Manchester è l’obiettivo: ragazzi, adolescenti e famiglie. Uno scenario che potrebbe riportare indietro le lancette della storia, seminando la paura tra generazioni che non hanno mai dovuto fare i conti con la guerra, a differenza dei loro nonni cresciuti sotto le bombe della Seconda guerra mondiale. Come affrontare un tempo che potrebbe costringere anche i più piccoli a dover convivere con paure in parte equiparabili a quelle dei loro coetanei che vivono nei luoghi devastati dalla guerra? Lo abbiamo chiesto al professor Fabio Sbattella , psicologo dell’emergenza in Università Cattolica.

 

Teheran, riformismo sotto attacco

L'INTERVENTO Teheran, riformismo sotto attacco L’isolamento del Qatar a opera della “Nato” araba, gli attacchi terroristici nella capitale iraniana e la retorica violenta dell’amministrazione Trump indeboliscono la leadership politica del presidente Rouhani. Il secondo elemento è il doppio attentato compiuto dallo Stato Islamico a Teheran contro due luoghi simbolici del nezam (il sistema di potere post rivoluzionario iraniano): il mausoleo del fondatore della repubblica islamica, ayatollah Khomeyni, e il Majles (parlamento). Da tempo il gruppo jihadista, ridotto alla difensiva in Iraq e Siria - anche grazie alla determinazione dell’Iran nell’organizzare e coordinare milizie sciite che si sono rivelate militarmente decisive – aveva minacciato attacchi contro questo Paese. Con questi attacchi, che seguono la sequenza continua di attentati definiti di low tech terrorism in Europa, lo Stato Islamico dimostra la sua capacità di “cambiare fronte” e di reagire alle sconfitte territoriali con la ripresa del terrore. La conseguenza indiretta di questi attacchi è che indeboliscono anche la posizione del presidente Hassan Rouhani, appena rieletto al primo turno nelle elezioni del maggio scorso. Rouhani da tempo sta cercando di limitare lo strapotere delle milizie rivoluzionare, i potentissimi pasdaran , che ormai sono una sorta di Stato nello Stato e controllano centri di potere militare, politico e economico-finanziario. È evidente che il diffondersi del terrorismo sunnita nel Paese, e la crescente ostilità radicale del mondo arabo sunnita (spalleggiato dall’Amministrazione Trump e da Israele), non possano che rafforzare ulteriormente le politiche di securitation propugnate dai pasdaran .

 

Strategie per combattere l’Isis

milano Strategie per combattere l’Isis Mentre l’attentato nel sud della Francia riporta la paura in Europa, un seminario di Itstime ha analizzato i legami tra terrorismo e criminalità. Una nuova azione terroristica di matrice islamica che conferma che «cercare Daesh è stupido», come sostiene il professor Marco Lombardi , secondo cui «al giorno d’oggi bisogna interrogarsi su quali sono gli eredi e le sue nuove forme per prendere le adeguate contromisure». Di “ Terrorismo e criminalità ” si è parlato nella sede di largo Gemelli dell’Università Cattolica, nel seminario presieduto dal sociologo dell’Università Cattolica, direttore di Itstime e della Scuola di Giornalismo dell’Ateneo. Nicolò Spagna ha parlato di reti ma a livello europeo: «Abbiamo circa 500 soggetti che, a partire dal 2001, sono stati protagonisti di attentati di matrice islamica. Emergono tre riflessioni: innanzitutto, che esistono dei network di reclutamento; secondariamente, tali soggetti e la loro esperienza irrobustiscono i futuri gruppi; infine, i legami familiari sono un contagio che garantisce una continuità anche dopo la frammentazione». Secondo l’esponente della Questura, in termini di legami tra terrorismo e criminalità, la detenzione non è significativa perché ci sono persone che sono state in carcere per un tempo non sufficiente per radicalizzarsi. La centralizzazione delle indagini e delle informazioni e l'utilizzo di indagini diverse da quelle convenzionali sono centrali perché si tratta di una criminalità diversa.

 

Rischio terrorismo, l’Italia non è immune

Milano Rischio terrorismo, l’Italia non è immune Per il professor Andrea Plebani , chiamato a far parte della Commissione governativa sull’estremismo jihadista, che ha appena concluso i lavori, va scoraggiato il mito che il nostro Paese sia inattaccabile, pur riconoscendone la capacità di prevenzione. by Antonio Di Francesco | 18 gennaio 2017 «Abbiamo a che fare con un nemico dai tratti sfuggenti, ma che sa quello che fa. Sanno come siamo fatti, quali sono i meccanismi che creano il terrore e lo diffondono. Andrea Plebani , professore di Storia delle Civiltà e delle Culture Politiche nella sede di Brescia dell’Ateneo, è uno degli esperti chiamati a far parte della Commissione di Studio sullo stato attuale del fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista in Italia , istituita dal governo Renzi. Fino all’uccisione di Anis Amri a Sesto San Giovanni, si è avuta la percezione che il livello di esposizione dell’Italia a un eventuale attacco non fosse alto, o almeno non al livello degli altri Paesi europei. Commissione nazionale estremismo jihadista ( KB) #terrorismo #sicurezza #commissionenazionale Facebook Twitter Send by mail UNA COMMISSIONE DI ESPERTI «La Commissione di Studio sullo stato attuale del fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista in Italia è la prima iniziativa di questo tipo», afferma il professor Plebani che ne ha fatto parte. La creazione di una commissione ad hoc è sintomo di un accresciuto interesse da parte delle istituzioni e la volontà di interfacciarsi con un mondo complesso come quello della ricerca, che, con strumenti diversi da quelli dele nostre agenzie di sicurezza,monitora da anni l'evoluzione dell'estremismo jihadista». Non solo abbiamo cercato di scattare una fotografia del fenomeno jihadista in Italia e dei processi della radicalizzazione, ma anche di delinearne le possibili direttrici e identificare possibili misure per mitigarne le conseguenze, sapendo che nessun sistema è impenetrabile.

 

Da Berlino ad Ankara, Natale di paura

Milano Da Berlino ad Ankara, Natale di paura L’attentato ai mercatini natalizi e l’uccisione dell’ambasciatore russo in Turchia: due fatti non direttamente collegati ma da inquadrare in uno scenario mondiale in fiamme, che ha un simbolo nel dramma di Aleppo. L’analisi dei professori Lombardi e Parsi 20 dicembre 2016 di Marco Lombardi * Di quello che è successo a Berlino la sera del 19 dicembre sono pieni i media: un camion piomba sul mercatino di Natale della capitale, morti e feriti sono il risultato. La vulnerabilità non è nell’evento: per sua natura poco prevedibile come tutti gli eventi tragici che hanno colpito l’Europa in questi mesi, orientati dalla capace propaganda di Daesh (o Isis). Qualcuno ha sostenuto la volontà di colpire i simboli dell’occidente, sostenendo che come a Nizza il 14 luglio si volle colpire la festa laica rivoluzionaria della Bastiglia, così a Berlino si è voluto colpire una festa cristiana come il Natale, attaccando il mercatino prossimo alla chiesa. L’Italia entra anche nei commenti quale Paese da cui il Tir è partito per andare a Berlino sulla via di casa con destino Polonia, ritornando alla giustificazione per la quale essere una base logistica presuppone una sorta di area franca del jihad. Il terrorismo è tale per gli effetti degli eventi che produce, che richiedono una risposta a breve per le politiche di sicurezza e di difesa dalla minaccia. Daesh ha dalla sua una efficace propaganda che da mesi insiste sulla necessità di colpire comunque e ovunque, con i mezzi della quotidianità, i nemici: il magazine del Califfato, Rumiyah , nel terzo numero del mese scorso ha bene descritto come utilizzare un mezzo pesante per scagliarsi sulla folla.

 

A Parigi con il cuore

MILANO A Parigi con il cuore Nelle parole degli studenti parigini che studiano in Cattolica a Milano, la paura per le famiglie in Francia ma anche la decisione di completare la loro esperienza in Italia. by Elisa Conselvan | 19 novembre 2015 Léonie , Lena , Sarah e Gregoire , studenti francesi alla Business School ISTEC di Parigi, in Erasmus nel nostro Ateneo da settembre, hanno vissuto le tragiche ore degli attentati di Parigi di venerdì sera da Milano. Venire a conoscenza di una notizia del genere quando sei all’estero è surreale: non hai accesso diretto alle stesse informazioni che avresti se fossi a casa e soprattutto non riesci a respirare l’atmosfera che vivresti se fosse lì, anche se la gente qui ci è stata molto vicino». Il loro timore è che la Francia chiuda davvero le frontiere, perché diventerebbe difficile tornare dalle loro famiglie per le vacanze di Natale. Sabato mi è venuta voglia di tornare a Parigi per controllare che fosse tutto a posto, ma poi ho cambiato idea perché so che mia sorella e i miei amici stanno bene». Quello che è accaduto è contro tutti i nostri principi e viola i nostri tre valori cardine di Liberté , Egalité , Fratérnité : soprattutto quello di libertà, che include il rispetto per la libertà di espressione. Sono commossa davanti alla solidarietà dimostrata - ha concluso tra gli applausi dell'assemblea - dai francesi e dalla comunità internazionale, è la libertà che vince e ne sono molto orgogliosa, voltare le spalle ai nostri valori vuol dire darla vinta ai terroristi».

 

Redaelli, Lombardi e Branca su Nizza

Secondo il professor Marco Lombardi , docente di Crisis management e direttore del centro di ricerca sulla sicurezza Itstime, la descrizione dell’attentato di Nizza compiuto nel giorno della festa nazionale francese sulla Promenade des Anglais la leggiamo sul magazine del jihadismo, «addirittura nel numero 2 del 2010». Nella videointervista ci spiega che non si tratta di colpi di coda, ma che dovremo convivere con questa “guerra ibrida” per decenni. Quello che preoccupa, però, è soprattutto il fatto che in Francia vivono milioni di Francesi che non si sentono integrati e covano rabbia contro il loro stesso Stato. Ciò che queste persone cercano di dire è: non date per scontato che la religiosità musulmana di queste donne con l’hijab sia la stessa presunta religiosità dei fondamentalisti o dei jihadisti. Esiste una religiosità che accetta pienamente il mondo temporale, la democrazia e ciò che essa significa; questa è l’esperienza di chi come noi si è battuto contro la Carta dei valori laici, trovando nuovi alleati e amici che prima non conoscevamo, tra i quali anche donne con l’hijab. Se si categorizza in un certo modo, se si pensa che l’unico modo che abbiamo per fermare tutto questo sia fare pressione sulle persone che indossano l’hijab, se si crede di poter agire positivamente sul fenomeno facendo di ogni erba un fascio, si opera una stigmatizzazione. Ma ciò che sta dietro alla stigmatizzazione, ciò che la fa funzionare è la visione ipersemplificata di quello che è una religione, e nel nostro caso di quello che è l’islam.

 

Bruxelles, perché non siamo in guerra

L'ANALISI Bruxelles, perché non siamo in guerra Dopo l’attacco che ha sconvolto il cuore dell’Europa, il professor Riccardo Redaelli spiega perché sia fuorviante adottare terminologie belliche: è una gravissima sfida di sicurezza, che richiede anche a ciascuno di evitare di farsi terrorizzare dal terrore. L'attacco a Bruxelles, a poco più di 48 ore dalla cattura di Salah Abdeslam, è una r ea zione a caldo o una strategia che, dopo Parigi, prosegue attaccando il cuore istituzionale dell’Europa? «Si sapeva da tempo che vi erano diversi piani per attacchi terroristici combinati in preparazione. Tutta l’Europa sta affrontando una gravissima sfida di sicurezza; certo la più grave da decenni a questa parte, che espone tutte le città europee al rischio di attentati. Ma questa è solo un tassello di una strategia più ampia, che non può che essere politica e culturale. La chiave di volta è anche socio-economica: il jihadismo è spesso la scelta di giovani frustrati, che si sentono impotenti e privi di ogni prospettiva positiva: intrappolati in un nichilismo reagiscono alla frustrazione facendosi condizionare dai predicatori di violenza e radicalità. bruxelles #isis #terrorismo Facebook Twitter Send by mail LA SITUAZIONE IN MEDIORIENTE Dopo gli attentati di Parigi, il professor Riccardo Redaelli aveva detto che il primo obiettivo dell’Isis non è l’Occidente, ma è la lotta interna all’Islam. Cosa è successo dopo? «L’azione internazionale contro Isis negli ultimi mesi è apparsa marginalmente più efficace, soprattutto per la migliore azione di intelligence che ci ha permesso di individuare con più precisione gli obiettivi da colpire in Siria, Iraq e Libia.

 

Terrorismo, non rinunciamo alla libertà

PIACENZA Terrorismo, non rinunciamo alla libertà In occasione della presentazione del libro del ministro dell’Interno Angelino Alfano , il professor Antonio G. Chizzoniti spiega le questioni su cui lavorare: l’integrazione dell’immigrazione musulmana che crescerà e il confronto tra religione e democrazia. Le difficoltà economiche interne ed esterne rendono sempre più difficile la gestioni di flussi migratori imponenti e incontrollabili, incrementati e alimentati anche dalle crisi umanitarie di zone che fino a poco tempo fa non erano interessate da tale fenomeno. Allo stesso tempo la massiccia appartenenza alla religione musulmana di questi migranti alimenta la convinzione che anche da ciò derivino gli attacchi terroristici portati negli ultimi mesi al cuore dell’Europa. “Puntare il dito contro un musulmano o pretendere che si giustifichi quasi fosse un criminale sarebbe il regalo più grande che potremmo fare ai nostri veri nemici” anche in questo caso il pensiero di Alfano è netto. Questi futuri cittadini europei dovranno sapersi confrontarsi con i valori fondanti di una democrazia che deve essere sentita come propria anche da loro. Secondo un recentissimo sondaggio condotto nel 2015 dal Pew Research Center in 10 paesi a forte maggioranza musulmana, il mondo islamico è nettamente diviso su quale dovrebbe essere il rapporto tra principi dell’Islam, leggi e forme di governo statuali. Ancora forte (con punte che vanno dal 78% del Pakistan, al 54% della Giordania, ma anche 48% del Senegal) è la convinzione che le leggi del proprio paese debbano rigorosamente seguire gli insegnamenti del Corano.

 

Nato, un nuovo ruolo contro il terrorismo

MILANO Nato, un nuovo ruolo contro il terrorismo Alla nona edizione del convegno di studio promosso da dipartimento e facoltà di Scienze politiche e sociali, l’Information Officer della Public Diplomacy Division Josè Maria Lopez-Navarro ha analizzato le sfide che attendono l’Alleanza Atlantica. L’evento, organizzato dal dipartimento di Scienze politiche e dalla facoltà di Scienze politiche e sociali, ha affrontato il tema più attuale possibile, riassunto dal titolo “La lotta al terrorismo transnazionale: un ruolo per la Nato?” . A fare gli onori di casa sono stati il preside della facoltà Guido Merzoni e il direttore del dipartimento, nonché Presidente dell’International Commission of Military History, Massimo de Leonardis . Le loro parole hanno richiamato l’importanza «del carattere transnazionale della minaccia terrorista e, di conseguenza, la necessità di una risposta che superi i confini nazionali e crei un’unità di intenti, così come si è visto nell’esercitazione congiunta delle forze Nato, svoltasi lo scorso anno in Portogallo, Spagna e Italia». Riprendendo le parole dei professori de Leonardis e di Merzoni, Lopez-Navarro ha ribadito che «la Nato è un’alleanza che oltrepassa il concetto di confini nazionali e pertanto è necessario agire secondo una direttrice transnazionale. Importanti passi avanti sono stati fatti sulle politiche interne dei paesi membri dell’Alleanza, dal momento che 16 Paesi sono tornati ad aumentare il budget nazionale per la difesa dopo anni in cui la crisi economica aveva costretto a tagliare molte voci di bilancio». Al ruolo del nostro Paese è stata dedicata l’ultima sessione alla quale sono intervenuti il Gen. CA Giuseppe Cucchi , direttore dell’Osservatorio scenari strategici e di sicurezza di Nomisma, Gianandrea Gaiani , direttore di “Analisi Difesa”, Pietro Batacchi , direttore della “Rivista Italiana Difesa”.

 

Un cruscotto contro mafie e terrorismo

Milano Un cruscotto contro mafie e terrorismo Transcrime si è aggiudicato il progetto europeo di 4,4 mln di euro Proton , che svilupperà modelli computazionali per prevedere lo sviluppo delle organizzazioni criminali e terroristiche in Europa e testare interventi di prevenzione e contrasto. gennaio 2016 Modelli computazionali per prevedere lo sviluppo delle organizzazioni criminali e terroristiche e testare diversi tipi di interventi di prevenzione e contrasto. È questa la mission di Proton (Modelling the PRocesses leading to Organised crime and TerrOrist Networks), progetto europeo, vinto Transcrime, centro di ricerca sulla criminalità transnazionale dell'Università Cattolica, e finanziato dal programma Horizon 2020 della Commissione Europea con oltre 4,4 milioni di euro. Il professor Ernesto Ugo Savona , direttore di Transcrime, ricorda che «Horizon 2020 è il programma di ricerca applicata più prestigioso in Europa e finanzia progetti di elevata qualità con ricadute applicative sia per la ricerca che per le politiche. La chiave del successo è stata la capacità di individuare una forte idea innovativa integrando scienze sociali e computazionali, coordinando un consorzio di 22 partner di eccellenza provenienti da più di dieci paesi . Oltre all’Università Cattolica di Milano i principali partner saranno l’Università Ebraica di Gerusalemme, la Fondazione Fraunhofer (la più grande organizzazione di ricerca applicata in Europa), Ibm e il Consiglio Nazionale delle Ricerche». Per garantire un risultato efficace in termini operativi, il consorzio comprende istituzioni come Europol, il Comune di Palermo, la Rete europea di prevenzione della criminalità, il Ministero dell’Interno italiano, Il Ministero della sicurezza e della Giustizia olandese e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine.

 

Un forum mondiale del dialogo

MILANO Un forum mondiale del dialogo È l’idea che lancia il professore a l’Essec di Parigi Joseph Maïla , in Ateneo per parlare di “Religione tra rottura e riconciliazione” a pochi giorni dagli attacchi di Parigi. Di fronte alle semplificazioni che tornano sull’onda della paura e dell’emozione, le parole del professore francese chiariscono il ruolo della religione nelle nostre società. Ma come fedeli si è portatori di valori, ed è necessario per il dibattito pubblico che il punto di vista della chiesa sia evidente. Alcuni sociologi usano “tradizione del credere”, per cui ci si inserisce nel flusso di una storia che si è evoluta, confrontandosi con la realtà che cambiava. Ecco, con tutto ciò che succede proprio con la cultura: lo shock culturale, il dialogo tra culture… a me piacerebbe un forum a livello mondiale di tutti coloro che credono nel dialogo. Che fa l’Unesco su questi temi? Ora che andiamo contro la natura della cultura, che è dialogo e incontro. Cosa c’è che non va? Si può diagnosticare la crisi della cultura oggi? Oggi che la cultura è usata contro la cultura?».

 

Intercultura, le paure da superare

CATTOLICAPOST Intercultura, le paure da superare La lunga durata dell’emergenza profughi, l’escalation del terrorismo, la crescita delle disuguaglianze sociali: sono i fattori che alimentano le resistenze a una società dell’integrazione. In primis c’è la consapevolezza della lunga durata dell’emergenza profughi , che sta assumendo i contorni di un diaspora di massa. Il terzo fattore di rischio è il ciclo negativo delle protezioni sociali , una conseguenza non solo delle congiunture economiche negative, ma anche del fallimento di certe azioni di governo. Anzi, allontanano sempre di più il miraggio che l’intercultura, se uno non la possiede spontaneamente, se la “possa dare”, quindi sia frutto di un lungo e meditato training a contatto con la pluralità. Azione: questo passo indietro, sul piano cognitivo, non ci esime dal continuare a compiere piccoli gesti di comprensione , connessione , solidarietà nel nostro territorio, di umanizzarlo il più possibile. Connettersi con le grandi ragioni della migrazione e con le molteplici presenze di persone, uomini, giovani, donne, bambini che possono avere bisogno anche del più piccolo aiuto, della più elementare speranza. Come l’intervento formativo e culturale rappresenti uno strumento fondamentale per “rinforzare la sensibilità interculturale” e contribuire alla risoluzione di problematiche di inserimento ed integrazione sociale è una sfida e una necessità che sempre più persone – a tutti i livelli - avvertono nel profondo.

 

La sicurezza al supermercato

Per rispondere alla domanda di protezione e ridurre la vulnerabilità, il corso Itstime4mall ha applicato il modello del crisis management ai punti vendita Carrefour 13 dicembre 2016 Una risposta in termini di prevenzione per scongiurare le nuove forme di terrorismo internazionale che seminano il panico nella nostra vita quotidiana. Si è appena conclusa la prima edizione di Itstime4mall , un corso di alta formazione erogato dall’Università Cattolica sotto la responsabilità scientifica e la docenza di Itstime , a cui hanno partecipato i responsabili della sicurezza dei diversi punti vendita Carrefour in Italia . Un’iniziativa finalizzata a fornire strumenti per l’acquisizione di consapevolezza e competenze per mettere in grado i centri commerciali di ridurre la propria vulnerabilità e migliorare le loro capacità di risposta in caso si trovino coinvolti in un attacco terroristico. Se, dunque, la percezione del rischio proposto dal terrorismo aumenta e, con essa, la domanda di risposta da parte dei cittadini, è allora importante porre il problema nella giusta prospettiva per capire i motivi della scelta dei centri commerciali e della grande distribuzione in generale come bersaglio. La scelta specifica di colpire i grandi centri commerciali è dettata da diverse motivazioni tra le quali l’identificazione del brand come espressione del nemico da combattere, la facilità operativa di portare a termine un attacco o la semplicemente prossimità della struttura e l’opportunità che porta con sé. Infine, l’analisi delle proprie vulnerabilità, declinate nello specifico contesto del rischio terrorismo, insieme alle azioni di risposta all’evento è stato il materiale utile a promuovere una simulazione per verificare la consistenza delle procedure di sicurezza del centro commerciale e definire dei percorsi di miglioramento. La tredicesima edizione è stata presentata il 25 novembre 2016 nel corso della tavola rotonda “ Sicurezza e Resilienza: Scenari e impatti per le città e aziende ” con i saluti di apertura dell’assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Maria Carmela Rozza .

 

Terrorismo, una ferita non sanata

VITA E PENSIERO Terrorismo, una ferita non sanata Lunedì 9 maggio ricorre il Giorno della memoria delle vittime. Ancora negli anni Novanta – scriveva Giovagnoli – si è tentato in più modi di giustificare l’eversione rossa di venti anni prima con confuse teorie sul doppio Stato». E questo perché gran parte della sinistra (“soprattutto comunista ma anche socialista e in parte cattolica”) non ha saputo riconoscere nel suo album di famiglia la presenza degli slogan poi utilizzati dal terrorismo negli anni Settanta. Sulla possibilità di una memoria unica e condivisa si era detto assai scettico Mario Calabresi , allora direttore de “La Stampa” e oggi di “Repubblica"; in un’intervista realizzata da Katia Biondi per la rivista dell’Università Cattolica nel 2009 ( Anni di piombo, la riconciliazione possibile ). Per il giornalista, figlio del commissario ucciso, è difficile anche accettare il perdonismo: «Mi trovo a mio agio con la posizione di mia madre, che ci ha educato a considerare il perdono non un atto pubblico, ma una questione privata, un cammino personale. I terroristi, una volta che abbiano rivisto i loro percorsi, abbiano scontato le loro pene, possono essere ex terroristi, ma non ex assassini. È un’illusione pensare che la ferita, la mancanza, la distruzione che si è creata alle famiglie, al corpo sociale possa essere considerata chiusa e disperata.

 

L’agnello ucciso fin dall’origine del mondo

L’islamizzazione del radicalismo è avvenuta nelle forme semplificate e sommarie delle conversioni spicciative via web – nella solitudine delle camerette degli immigrati di seconda generazione e nell’oscurità degli ospizi per Asylbewerber – che rendono di botto obsolete e di retroguardia le polemiche sulle moschee e le madrasse come luoghi di indottrinamento. Negli ultimi anni il regno degli apocalittici si è esteso alla Siria, dove un piccolo villaggio ai confini con la Turchia viene ora profetizzato come luogo cardine dei conflitti finali, in attesa che questo si sposti nelle città sante di Gerusalemme e di Roma. Apocalittica è la letteratura che si compra a basso prezzo nei mercati del Cairo, che alimenta la stampa dei fotoromanzi e dei fumetti, che nutre con la sua rappresentazione semplificata della realtà le forme della propaganda mediatica dei fondamentalisti. La notizia del barbaro eccidio di padre Jacques Hamel ha colpito profondamente tutti sia perché allunga la striscia di attentati terroristici nel cuore dell’Europa, sia perché ha preso di mira un luogo sacro e un sacerdote mentre celebrava l’Eucaristia. L’unica reazione possibile è quella espressa in modo forte dalle centinaia di migliaia di giovani che qui a Cracovia pregano e costruiscono legami di tolleranza, pace, giustizia e solidarietà. Il martirio di un sacerdote come padre Jacques, che non è il primo e forse non sarà l’ultimo, potrà solo rafforzare il desiderio di vivere coraggiosamente il Vangelo per diffondere la civiltà dell’amore di cui fanno parte anche il perdono e l’amore verso i nemici. Il sangue di padre Hamel inscindibilmente unito a quello di Cristo contribuirà a fecondare il cuore dei giovani che qui a Cracovia stanno sperimentando che cosa significhi e che cosa comporti la beatitudine della Misericordia.

 

Non lasciamo che il terrore ci terrorizzi

MILANO Non lasciamo che il terrore ci terrorizzi L’invito del professor Riccardo Redaelli , autore per VP di “Islamismo e democrazia”, nasce da una lucida analisi geopolitica del Medioriente e dell’Isis: una guerra interna all’Islam che solo un compromesso tra le potenze mondiali può fermare. Riccardo Redaelli (nella foto sotto) , docente di geopolitica dell’Università Cattolica ed esperto di rapporti tra mondo arabo e occidente, ha di recente pubblicato il libro Islamismo e democrazia (Vita e Pensiero) che affronta il complesso intreccio tra religione e politica in Medio Oriente. È la traduzione del nome arabo che si sono dati i seguaci dell’autoproclamato califfato di al-Baghdadi, cioè “al-Dawla al-Islamiya fi al-Iraq wa al-Sham” che significa lo Stato Islamico in Iraq e nello Sham del levante». Questo cosa significa? « Sembra assurdo dirlo dopo i fatti di Parigi, ma il primo obiettivo dell’Isis non è l’Occidente, è la lotta interna all’Islam, sono gli sciiti , contro i quali c’è uno sterminio in atto di decine di migliaia di persone, e le varie minoranze. Le donne di altre religioni sono ridotte a schiave sessuali prima di essere uccise, a volte sepolte vive; i bambini trucidati, i prigionieri sgozzati, arsi vivi e torturati; gli omosessuali gettati dai tetti dei palazzi… il califfato jihadista usa il terrore ed è orrore». Si è continuato a sostenere l’opposizione ad Assad, che è un dittatore feroce e al quale è giusto opporsi, ma senza voler coinvolgere russi e iraniani che di contro lo sostengono perché hanno degli interessi strategici in Siria. La risposta militare non è mai la soluzione, ci vuole un accordo politico e la capacità di spingere l’Islam verso una politica meno settaria e radicale, favorendo un compromesso tra Arabia Saudita e Iran , che è all’origine di tutti questi problemi».

 

I ragazzi Erasmus: siamo tutti parigini

MILANO I ragazzi Erasmus: siamo tutti parigini Nelle testimonianze degli studenti dell’Università Cattolica a Parigi traspare l’inevitabile paura di fronte a quanto è successo ma anche la testarda decisione di restare a testa alta come i francesi che non si arrendono al terrore. by Matteo Zorzoli | 19 novembre 2015 Esperienze, progetti e percorsi di studio diversi, in comune un Erasmus iniziato a Parigi qualche mese fa: solo questo legava, prima della notte del 13 novembre che ha terrorizzato Parigi, le vite delle studentesse dell’Università Cattolica che abbiamo raggiunto a pochi giorni da quei fatti. Il flusso delle notizie iniziato alle 21:16 di venerdì sera con la prima esplosione allo Stade de France ha cominciato a scorrere inesorabile all’interno di bar e brasserie, in mezzo alle strade, tra sigarette fumate su davanzali di residenze studentesche e libri appena chiusi per prepararsi a uscire. Eleonora , 23 anni, iscritta a Media Management alla Sorbona, si è appena seduta con i suoi amici al tavolino di un pub a due piani nel quartiere di Bastille, nel IV arrondissement, vicino all’XI. Quello che, tra le note del cantante country della serata e sms visti di sfuggita, le sembrava uno scontro tra tifosi, violento, ma comunque all’ordine del giorno, le si palesa come l’inizio di una serie di attentati. E con una nota di scetticismo aggiunge: «Non sono d’accordo con la decisione di Hollande di bombardare immediatamente Raqqa: in questo modo si combatte il terrorismo internazionale con la stessa arma dei terroristi. portesouvertes segnalava chi era disposto a ospitare persone che erano rimaste bloccate per strada, mentre #jesuisenterrace dimostra la voglia di rivalsa dei parigini, che con una foto in un qualsiasi bistrot della capitale francese, riprendono la quotidianità.

 
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