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La nuova frontiera del master

cattolicapost La nuova frontiera del master Nell’ampia proposta di corsi postgraduate dell’Ateneo, che sarà presentata a Milano giovedì 11 maggio , alcune novità di rilievo: dal primo master in Italia in finanza sostenibile a quello su cultura e arte come biglietto da visita “reputazionale” del Paese. by Daniela Fogliada | 26 aprile 2017 Il primo master in Italia sulla finanza sostenibile; un programma inedito che unisce competenze manageriali e linguistico-culturali; la lotta al terrorismo giocata sul terreno della prevenzione del disagio; la cultura e l’arte come biglietto da visita “reputazionale” di un Paese. Fornire ai laureati le competenze per governare questi processi è l’obiettivo del master Digital innovation & fintech: la trasformazione digitale nel settore bancario e assicurativo , organizzato dalla facoltà di Economia in collaborazione con il centro di ricerca in Tecnologie, Innovazione e Servizi Finanziari (Cetif). Il master in Corporate Governance - Cor-Gov ha lo scopo di formare esperti in grado di operare in modo consapevole con e accanto al management delle imprese di medio-piccole dimensioni, con una visione ampia e innovativa. Operare con la spesa pubblica, gestione dei processi di acquisto di beni e servizi per migliorare la qualità dei servizi nelle Pubblica amministrazione e la gestione razionale delle risorse è un compito delicato. Il difficile contesto politico internazionale porta all’esigenza di professionisti di elevato profilo circa gli aspetti socio-sanitari in ambito interculturale e delle migrazioni, e alla necessità di una formazione costante per il personale già impiegato nell’ambito. Sono quindi necessarie figure professionali qualificate nell’ambito delle relazioni internazionali (sia in situazioni di pace sia in situazioni di conflitto o di crisi) con un uso funzionale dell’ideazione di progetti di arte, cultura e spettacolo al servizio della comunicazione di Nazioni, Istituzioni e Aziende che operano a livello transnazionale.

 

L’agnello ucciso fin dall’origine del mondo

L’islamizzazione del radicalismo è avvenuta nelle forme semplificate e sommarie delle conversioni spicciative via web – nella solitudine delle camerette degli immigrati di seconda generazione e nell’oscurità degli ospizi per Asylbewerber – che rendono di botto obsolete e di retroguardia le polemiche sulle moschee e le madrasse come luoghi di indottrinamento. Negli ultimi anni il regno degli apocalittici si è esteso alla Siria, dove un piccolo villaggio ai confini con la Turchia viene ora profetizzato come luogo cardine dei conflitti finali, in attesa che questo si sposti nelle città sante di Gerusalemme e di Roma. Apocalittica è la letteratura che si compra a basso prezzo nei mercati del Cairo, che alimenta la stampa dei fotoromanzi e dei fumetti, che nutre con la sua rappresentazione semplificata della realtà le forme della propaganda mediatica dei fondamentalisti. La notizia del barbaro eccidio di padre Jacques Hamel ha colpito profondamente tutti sia perché allunga la striscia di attentati terroristici nel cuore dell’Europa, sia perché ha preso di mira un luogo sacro e un sacerdote mentre celebrava l’Eucaristia. L’unica reazione possibile è quella espressa in modo forte dalle centinaia di migliaia di giovani che qui a Cracovia pregano e costruiscono legami di tolleranza, pace, giustizia e solidarietà. Il martirio di un sacerdote come padre Jacques, che non è il primo e forse non sarà l’ultimo, potrà solo rafforzare il desiderio di vivere coraggiosamente il Vangelo per diffondere la civiltà dell’amore di cui fanno parte anche il perdono e l’amore verso i nemici. Il sangue di padre Hamel inscindibilmente unito a quello di Cristo contribuirà a fecondare il cuore dei giovani che qui a Cracovia stanno sperimentando che cosa significhi e che cosa comporti la beatitudine della Misericordia.

 

Rischio terrorismo, l’Italia non è immune

Milano Rischio terrorismo, l’Italia non è immune Per il professor Andrea Plebani , chiamato a far parte della Commissione governativa sull’estremismo jihadista, che ha appena concluso i lavori, va scoraggiato il mito che il nostro Paese sia inattaccabile, pur riconoscendone la capacità di prevenzione. by Antonio Di Francesco | 18 gennaio 2017 «Abbiamo a che fare con un nemico dai tratti sfuggenti, ma che sa quello che fa. Sanno come siamo fatti, quali sono i meccanismi che creano il terrore e lo diffondono. Andrea Plebani , professore di Storia delle Civiltà e delle Culture Politiche nella sede di Brescia dell’Ateneo, è uno degli esperti chiamati a far parte della Commissione di Studio sullo stato attuale del fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista in Italia , istituita dal governo Renzi. Fino all’uccisione di Anis Amri a Sesto San Giovanni, si è avuta la percezione che il livello di esposizione dell’Italia a un eventuale attacco non fosse alto, o almeno non al livello degli altri Paesi europei. Commissione nazionale estremismo jihadista ( KB) #terrorismo #sicurezza #commissionenazionale Facebook Twitter Send by mail UNA COMMISSIONE DI ESPERTI «La Commissione di Studio sullo stato attuale del fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista in Italia è la prima iniziativa di questo tipo», afferma il professor Plebani che ne ha fatto parte. La creazione di una commissione ad hoc è sintomo di un accresciuto interesse da parte delle istituzioni e la volontà di interfacciarsi con un mondo complesso come quello della ricerca, che, con strumenti diversi da quelli dele nostre agenzie di sicurezza,monitora da anni l'evoluzione dell'estremismo jihadista». Non solo abbiamo cercato di scattare una fotografia del fenomeno jihadista in Italia e dei processi della radicalizzazione, ma anche di delinearne le possibili direttrici e identificare possibili misure per mitigarne le conseguenze, sapendo che nessun sistema è impenetrabile.

 

Terrorismo, una ferita non sanata

VITA E PENSIERO Terrorismo, una ferita non sanata Lunedì 9 maggio ricorre il Giorno della memoria delle vittime. Ancora negli anni Novanta – scriveva Giovagnoli – si è tentato in più modi di giustificare l’eversione rossa di venti anni prima con confuse teorie sul doppio Stato». E questo perché gran parte della sinistra (“soprattutto comunista ma anche socialista e in parte cattolica”) non ha saputo riconoscere nel suo album di famiglia la presenza degli slogan poi utilizzati dal terrorismo negli anni Settanta. Sulla possibilità di una memoria unica e condivisa si era detto assai scettico Mario Calabresi , allora direttore de “La Stampa” e oggi di “Repubblica"; in un’intervista realizzata da Katia Biondi per la rivista dell’Università Cattolica nel 2009 ( Anni di piombo, la riconciliazione possibile ). Per il giornalista, figlio del commissario ucciso, è difficile anche accettare il perdonismo: «Mi trovo a mio agio con la posizione di mia madre, che ci ha educato a considerare il perdono non un atto pubblico, ma una questione privata, un cammino personale. I terroristi, una volta che abbiano rivisto i loro percorsi, abbiano scontato le loro pene, possono essere ex terroristi, ma non ex assassini. È un’illusione pensare che la ferita, la mancanza, la distruzione che si è creata alle famiglie, al corpo sociale possa essere considerata chiusa e disperata.

 

Terrorismo, non rinunciamo alla libertà

PIACENZA Terrorismo, non rinunciamo alla libertà In occasione della presentazione del libro del ministro dell’Interno Angelino Alfano , il professor Antonio G. Chizzoniti spiega le questioni su cui lavorare: l’integrazione dell’immigrazione musulmana che crescerà e il confronto tra religione e democrazia. Le difficoltà economiche interne ed esterne rendono sempre più difficile la gestioni di flussi migratori imponenti e incontrollabili, incrementati e alimentati anche dalle crisi umanitarie di zone che fino a poco tempo fa non erano interessate da tale fenomeno. Allo stesso tempo la massiccia appartenenza alla religione musulmana di questi migranti alimenta la convinzione che anche da ciò derivino gli attacchi terroristici portati negli ultimi mesi al cuore dell’Europa. “Puntare il dito contro un musulmano o pretendere che si giustifichi quasi fosse un criminale sarebbe il regalo più grande che potremmo fare ai nostri veri nemici” anche in questo caso il pensiero di Alfano è netto. Questi futuri cittadini europei dovranno sapersi confrontarsi con i valori fondanti di una democrazia che deve essere sentita come propria anche da loro. Secondo un recentissimo sondaggio condotto nel 2015 dal Pew Research Center in 10 paesi a forte maggioranza musulmana, il mondo islamico è nettamente diviso su quale dovrebbe essere il rapporto tra principi dell’Islam, leggi e forme di governo statuali. Ancora forte (con punte che vanno dal 78% del Pakistan, al 54% della Giordania, ma anche 48% del Senegal) è la convinzione che le leggi del proprio paese debbano rigorosamente seguire gli insegnamenti del Corano.

 

Nato, un nuovo ruolo contro il terrorismo

MILANO Nato, un nuovo ruolo contro il terrorismo Alla nona edizione del convegno di studio promosso da dipartimento e facoltà di Scienze politiche e sociali, l’Information Officer della Public Diplomacy Division Josè Maria Lopez-Navarro ha analizzato le sfide che attendono l’Alleanza Atlantica. L’evento, organizzato dal dipartimento di Scienze politiche e dalla facoltà di Scienze politiche e sociali, ha affrontato il tema più attuale possibile, riassunto dal titolo “La lotta al terrorismo transnazionale: un ruolo per la Nato?” . A fare gli onori di casa sono stati il preside della facoltà Guido Merzoni e il direttore del dipartimento, nonché Presidente dell’International Commission of Military History, Massimo de Leonardis . Le loro parole hanno richiamato l’importanza «del carattere transnazionale della minaccia terrorista e, di conseguenza, la necessità di una risposta che superi i confini nazionali e crei un’unità di intenti, così come si è visto nell’esercitazione congiunta delle forze Nato, svoltasi lo scorso anno in Portogallo, Spagna e Italia». Riprendendo le parole dei professori de Leonardis e di Merzoni, Lopez-Navarro ha ribadito che «la Nato è un’alleanza che oltrepassa il concetto di confini nazionali e pertanto è necessario agire secondo una direttrice transnazionale. Importanti passi avanti sono stati fatti sulle politiche interne dei paesi membri dell’Alleanza, dal momento che 16 Paesi sono tornati ad aumentare il budget nazionale per la difesa dopo anni in cui la crisi economica aveva costretto a tagliare molte voci di bilancio». Al ruolo del nostro Paese è stata dedicata l’ultima sessione alla quale sono intervenuti il Gen. CA Giuseppe Cucchi , direttore dell’Osservatorio scenari strategici e di sicurezza di Nomisma, Gianandrea Gaiani , direttore di “Analisi Difesa”, Pietro Batacchi , direttore della “Rivista Italiana Difesa”.

 
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