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Gli occhi e il dito di Tommaso

PASQUA 2016 Gli occhi e il dito di Tommaso Otto giorni dopo Pasqua, Gesù invita l’apostolo incredulo a “vedere e toccare”. Per José Tolentino un mistero che insegna che toccare l’amore significa accettare quello che sfugge dell’altro. Quando Tommaso risponde, «Mio Signore e mio Dio!», Gesù aggiunge: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». Dov’è andato a finire il tatto? Perché non viene più menzionato? Una soluzione è pensare che, vedendo e sentendo Gesù, lo stesso Tommaso non abbia fatto ricorso al tatto, nonostante Gesù gliene avesse dato la possibilità. Che non abbia avuto bisogno di andare fino in fondo ai suoi propositi per capire che si trattava effettivamente di Gesù. Il filosofo Jean-Luc Nancy ha scritto un curioso saggio su questo passo, sostenendo che l’espressione “ non mi toccare ”, non significa soltanto questo, ma più letteralmente “ che tu non voglia toccarmi ” o “ non pensare a toccarmi ”. Da un punto di vista più esistenziale significa: i mpara che toccare l’amore non significa niente più che accettare quello che ci sfugge dell’altro.

 

Un poeta per Francesco

LIBRI Un poeta per Francesco Esce per Vita e Pensiero Elogio della sete di José Tolentino Mendonça , nato nel corso di lunghi anni. Non avevo idea di come impiegare questo materiale fino a quando squillò il telefono e il Papa in persona mi invitò a predicare gli esercizi spirituali». Non avevo idea di come impiegare questo materiale» scrive Tolentino nell’introduzione «fino al giorno in cui squillò il mio telefono, a Lisbona, e all'altro capo mi parlava papa Francesco per invitarmi a guidare gli esercizi spirituali suoi e della Curia romana». Da questa straordinaria occasione nasce questa raccolta per “apprendisti dello stupore”, dieci capitoli elaborati dopo l’esperienza con il papa, per divenire un libro dedicato alla sete dell’uomo di oggi e al suo cammino spirituale. Il primo episodio biblico sulla sete da cui parte Tolentino è quello evangelico del pozzo di Giacobbe, dove Gesù incontra una donna di Samaria alla quale dice: «Dammi da bere». Lo stupore è l’atteggiamento al quale invita Tolentino, stupore per un Dio che assume tutte le debolezze umane, «con la sua forza ci ha creati, con la sua debolezza è venuto a cercarci» scriveva sant’Agostino, un Dio che ci chiede «dammi da bere». Noi saremo in grado di dargli da bere? «Ci daremo da bere gli uni gli altri?» Questi sono alcuni degli interrogativi che apre questo libro che traccia un cammino in cui grande alleata della teologia è la letteratura, definita da Tolentino uno “strumento sapienziale”.

 
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