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La Pira contro i totalitarismi

Il sindaco di Firenze, infatti, conobbe padre Agostino Gemelli nel 1928 quando entrò nei Missionari della Regalità, il sodalizio dei consacrati fondati dallo stesso Gemelli. In quel periodo La Pira scrisse la biografia di Ludovico Necchi, altro cofondatore dell’Ateneo dei cattolici italiani, ponendo l’accento sulla «dolcezza della vita cristiana di Vico», come lo stesso Gemelli scrisse nella prefazione. Di qui l’apprezzamento del rettore «per una raccolta di scritti che rappresenta una operazione degna della massima ammirazione per una persona straordinaria che ha speso la sua vita per costruire una società più libera e giusta». All’attualità dell’opera di La Pira ha fatto riferimento pure Guido Formigoni , storico dell’Università IULM: «Va ad arricchire la storia della nostra Repubblica, così come gli scritti di De Gasperi e di Moro pubblicati negli ultimi anni». Il presidente emerito della Corte Costituzionale ha cercato di rispondere alla domanda del perché La Pira, pur schivo di carattere e non di spicco nel partito, fu così autorevole all’epoca della Costituente. Ricoprì, infatti, incarichi di rilievo anche contro la sua volontà: eletto nella Costituente, fece parte della Commissione dei 75 e, nella prima sottocommissione, fu relatore per i principi fondamentali della Costituzione. Ma soprattutto, ha detto De Siervo, la sua autorevolezza fu dovuta alla pubblica posizione da lui presa contro il nazismo e il fascismo, non temendo di esporsi, grazie anche all’appoggio di amici in campo ecclesiale, come il sostituto della Segreteria di Stato Giovanni Battista Montini.

 
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