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Le università europee fanno rete

ricerca Le università europee fanno rete Unilion riunisce più di 40 liaison offices in rappresentanza di oltre 150 atenei in tutta Europa ma anche in Giappone e Russia. La Cattolica è tra i fondatori e un suo dottore di ricerca, Alexandru Marchis , ne è segretario generale 09 dicembre 2019 « Unilion - Universities Informal Liaison Offices Network - è un network tra più di 40 liaison offices in rappresentanza di più di 150 università in tutta Europa, ma anche in Giappone e in Russia . In questo triennio, grazie alla collaborazione con altre università facenti parte del network, la Cattolica ha stabilito importanti relazioni con alcune tra le più importanti istituzioni dell’Unione Europea, come la Commissione europea e il Parlamento europeo». Permette di prendere parte attiva a un numero maggiore di progetti – spiega sempre Marchis – e di espandere le nostre reti di conoscenza nonché intavolare un confronto con gli stakeholder di varie discipline sviluppando dialoghi e partnership con associazioni di settore e piattaforme tecnologiche». Alla luce delle ultime sfide scientifiche, ambientali, educative, lavorative che sono al centro del dibattito europeo la collaborazione con altre università si è evoluta divenendo fondamentale e sempre più proattiva. Il neo segretario generale di Unilion sottolinea infatti come «attraverso il dialogo con gli altri atenei, enti ed istituzioni si è in grado di comprendere quali siano le aree di interesse comune e in che direzione si possano sviluppare ulteriormente i progetti. Infine Marchis ricorda che per quanto riguarda i progetti di ricerca e innovazione finanziati in Horizon Europe , la Commissione europea richiede, in molti casi, di collaborare con l'industria, le Ong e le organizzazioni di cittadini.

 

Clima, la torre di Manfred sorveglierà le Alpi

Brescia Clima, la torre di Manfred sorveglierà le Alpi Il progetto Manfred è finanziato dall'Unione Europea e studia gli effetti dei cambiamenti climatici sulle foreste alpine nei prossimi settant'anni by Antonella Olivari | 17 novembre 2009 Non ci sono più le mezze stagioni. Uno dei luoghi comuni per eccellenza è un dato da tempo assodato per la comunità scientifica che dispone di una mole considerevole di ricerche sui cambiamenti climatici. Piove di meno, ma con maggiore intensità, aumentano le alluvioni, le frane e gli smottamenti, i ghiacciai stanno subendo una riduzione di forte entità e le pinete sono sottoposte a maggiori attacchi di patogeni e parassiti influenzati da temperature più miti. E sembra che la causa di tutto questo, secondo la valutazione pressoché unanime della comunità scientifica, siano i cambiamenti climatici dovuti all’emissione dei gas serra, che avranno un forte impatto sullo scenario economico ed ambientale anche del nostro Paese. Da tempo collaboriamo con strutture di ricerca e formazione e con centri di eccellenza in ambito europeo e abbiamo maturato una specifica esperienza nello studio delle condizioni di sostenibilità dello sviluppo economico e territoriale che servono da supporto delle decisioni degli organi di governo territoriali e delle imprese. Stiamo, inoltre, definendo anche una collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, che ci vede ente partner di alcuni progetti di cooperazione transnazionale Spazio alpino, approvati dalla Commissione Europea con il supporto finanziario del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale». Sempre nell’ambito della Convenzione delle Alpi è stato sviluppato ClimChAlp, un progetto che ha indagato gli impatti che i cambiamenti climatici potranno avere sul territorio alpino per proporre politiche idonee per la gestione e la mitigazione di tali impatti.

 

Dal master alla Commissione europea

La cattolica al meeting Dal master alla Commissione europea Dopo il master in Relazioni d'aiuto Stefano Vassena ha ottenuto uno stage al Dipartimento di Cooperazione e sviluppo internazionale. La sua testimonianza al Meeting di Rimini. agosto 2019 Stefano Vassena , grazie al master in Relazioni d'aiuto in contesti di sviluppo e cooperazione nazionale e internazionale dell’Università Cattolica, ha ottenuto uno stage di cinque mesi alla Commissione europea. Al Meeting di Rimini ha partecipato allo stand del Dipartimento di Cooperazione e sviluppo internazionale dell’Unione europea. meeting #cooperazione internazionale #unione europea Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Fintech, l’Unione europea presenta in Cattolica le nuove regole

La presentazione italiana del documento “ 30 Raccomandazioni in tema di regolazione, innovazione e finanza ”, si terrà giovedì 13 febbraio alle ore 9.30 nella Cripta Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (largo Gemelli, 1 – Milano). Saranno invece, Philipp Paech , LSE e Chair dell’Expert Group, e Antonella Sciarrone Alibrandi, a illustrare Le indicazioni del rapporto Rofieg . Big data, blockchain, intelligenza artificiale hanno messo a repentaglio il sistema tradizionale delle banche e delle assicurazioni e hanno permesso l’ingresso di nuovi operatori tecnologici», spiega la professoressa Sciarrone Alibrandi, docente di Diritto bancario nella facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Di fronte a questo scenario abbiamo predisposto 30 raccomandazioni cui si deve ispirare la Commissione europea per l’emanazione di nuove regole in materia di innovazione e di finanza. fintech #rapporto rofieg #unione europea Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Il ricorso al Mes? Una strada impraticabile

Molti propongono quindi il ricorso alle linee di credito del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) istituito nel 2012, un veicolo finanziario a tutti gli effetti simile a una banca sovrana i cui azionisti sono gli Stati firmatari del trattato. Ma è veramente una strada percorribile? Noi pensiamo di no. Andiamo con ordine. Il ricorso al Mes da un lato può aprire linee di credito a tassi preferenziali (quindi al riparo dello spread); dall’altro, è precondizione per accedere al programma Omt (Outright Monetary Transactions) introdotto in seguito al celebre «whatever it takes» di Draghi. Il programma Omt consente il ricorso a finanziamenti potenzialmente illimitati da parte della Bce, aggirando in maniera funambolesca il divieto di finanziamento dei debiti pubblici (artt. Per raccordare il Mes (che è un trattato intergovernativo) con l’ordinamento dell’Unione si decise di inserire un comma all’art. del Tfue secondo il quale: «La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità» che passa per la sottoscrizione di un Memorandum of Understanding (MoU), in pratica un programma di rientro. continua a leggere su Il Sole 24 Ore] * docente di Finanza pubblica e Governance multilivello, facoltà di Scienze politiche e sociali , campus di Milano #mes #europa #unione europea #il sole 24 ore Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Francesco Bestagno è il nuovo Consigliere giuridico italiano all’Ue

Nomina Francesco Bestagno è il nuovo Consigliere giuridico italiano all’Ue Il docente della facoltà di Giurisprudenza da lunedì 25 maggio ricoprirà il prestigioso incarico presso la Rappresentanza permanente d’Italia all’Unione europea . Aiuterà a definire la posizione italiana verso le istituzioni europee e gli altri Stati membri by Paolo Ferrari | 22 maggio 2020 È un incarico che tradizionalmente l’Italia affida a un professore ordinario e per la prima volta è stato affidato a un docente di una Università lombarda. Da lunedì 25 maggio Francesco Bestagno , docente di Diritto del commercio internazionale e di Diritto dell’Unione europea alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica, sarà il nuovo Consigliere giuridico presso la Rappresentanza permanente dell’Italia all’Unione europea (la qualifica ufficiale è di “Addetto agli Affari Giuridici”). Un incarico prestigioso cui il professore dell’Università Cattolica è arrivato dopo una selezione alla Farnesina, che ha portato alla sua nomina da parte del Ministro degli Affari Esteri. L’incarico dura due anni rinnovabili, è a tempo pieno, comporta una mole di lavoro molto ampia e anche una continua reperibilità, in ogni momento in cui ci sia la necessità di rispondere a uno degli altri 26 Stati membri o a una delle Istituzioni. Che funzione svolge la Rappresentanza permanente d’Italia all’Ue? «Ogni Stato membro ha una sua Rappresentanza diplomatica presso l’UE, retta da un Ambasciatore che è il Rappresentante permanente al più alto grado. Proprio il carattere “permanente” della Rappresentanza è fondamentale, perché consente di mantenere rapporti continuativi e stabili - anche sul piano personale - con gli altri Stati membri e i funzionari europei, dato che i vari Ministri sono invece ovviamente stabilmente presenti nelle rispettive capitali».

 

Nuova economia, ripartire dalle buone pratiche delle città

Roma Nuova economia, ripartire dalle buone pratiche delle città Cooperazione, snellimento delle procedure e digitalizzazione le ricette per ripartire dopo la pandemia. Il mondo va verso l’Economia delle città che stanno ridiventando luogo di crescita, occasione e incontro: è un bene che la ricerca presentata oggi parta proprio dalle “luci” delle loro buone pratiche, prerequisito essenziale per ogni azione di rilancio». Le città italiane possono migliorare il contesto in cui operano le loro imprese apprendendo le une dalle altre, e replicando gli esempi virtuosi individuati dallo studio. Tra le buone pratiche che prevedono l’adozione di sistemi digitali, in due indicatori l’Italia ha risultati molto positivi: avvio d’impresa e trasferimento proprietà immobiliare, spesso anche con più rapidità e efficacia rispetto ad altre città europee”. Per attenuare gli effetti economici devastanti della crisi sanitaria occorrono massicce dosi di politiche monetarie e di bilancio keynesiane a sostegno della domanda aggregata» ha dichiarato il professor Giampaolo Galli , docente di Politica economica alla facoltà di Economia (campus di Roma) e membro dell’Osservatorio Conti Pubblici dell’Università Cattolica. Ma per riprendere il cammino della crescita che l'Italia sembra aver abbandonato da almeno due decenni occorrono le politiche dell'offerta; quelle politiche che ci vengono suggerite dalle indagini, straordinariamente ricche ed accurate, della Banca Mondiale. Alla discussione hanno partecipato anche Giuseppe Tripoli , segretario generale di Unioncamere, Marco Gay , presidente Anitec-Assinform (Confindustria), Silvia Giacomelli , dipartimento di Economia e statistica Banca d'Italia.

 

Bordignon: è l’alba di un’Europa federale

Lo speciale Ci sono vincitori e vinti dopo il lungo Consiglio d’Europa che si è concluso a tarda notte? «Come si addice a un compromesso, potremmo dire che hanno vinto tutti». Infine, il premier olandese Rutte ha ottenuto che si introducesse un emergency break nel Recovery fund per permettere a un singolo Paese di intervenire se pensa che altri Stati stiano sprecando i soldi ricevuti dall’Europa, chiedendo di discuterne al Consiglio europeo». È la prima volta che di fronte a un problema generale, si consente al bilancio europeo di indebitarsi, fornendo liquidità agli Stati. Che cosa significa tutto questo? «Significa che quello europeo diventa quasi un bilancio vero, come quello di un qualunque Stato, che viene finanziato da imposte. Ovviamente questi pregiudizi hanno un fondo di realtà: se Rutte dice che non vuole dare i soldi all’Italia perché non siamo capaci di spenderli, ha qualche ragione, come dimostrato dallo spreco che abbiamo fatto dei fondi strutturali europei negli anni scorsi. Ma anche i 120 miliardi di prestiti sono molto agevolati: sono probabilmente a lungo periodo (30 anni) e dunque non dobbiamo andare a ricontrattarli sul mercato a breve e gli interessi che pagheremo sono molto più bassi di quelli che l’Italia dovrebbe pagare su prestiti di questa durata. Il premier Conte si è affrettato a mettere le mani avanti sulla questione del Mes. Lei che ne pensa? «Il bilancio europeo è stato costruito fin dall’inizio per consentire una qualche redistribuzione tra Paesi (un Paese non riceve esattamente quanto paga).

 

Il politologo: «L’Europa torna a contare»

La stessa ragion d’essere dell’Unione europea è evitare quanto più possibile che alla fine di un processo negoziale ci siano dei vincitori e dei perdenti netti. Peraltro, oltre al fatto che la presunta “vittoria” di un certo Paese non comporta necessariamente il miglioramento delle condizioni di tutti settori della società nazionale, decenni d’integrazione hanno contribuito al rafforzamento d’interessi trasversali rispetto ai Paesi membri. Invece l’accordo finale prefigura una situazione in cui solo una minoranza rafforzata potrà effettivamente bloccare l’utilizzo dei fondi: la somma delle popolazioni dei Paesi contrari ai piani presentati da quelli che utilizzeranno i fondi dovrà essere pari ad almeno il 35% della popolazione dell’Unione europea. A ciò va aggiunta la possibilità di trovare un compromesso nella “camera di compensazione politica” dell’Unione, ovvero il Consiglio europeo, che raccoglie i capi di stato e di governo dei Paesi membri e il presidente della Commissione e guidato attualmente da Charles Michel». Infatti, fra le condizioni che la Commissione proponeva affinché i Paesi membri potessero usufruire delle risorse europee era proprio il rispetto di tali principi – ma pare che questo sia stato uno dei punti sui quali si è ceduto per ottenere il sostegno di alcuni membri. Non dimentichiamo che il budget dell’Ue è una parte irrisoria del Pil del continente: se il bilancio pubblico dei Paesi europei è di solito pari a una percentuale che va da un terzo a metà del prodotto interno lordo nazionale, quello dell’Unione è solo l’1% del Pil europeo. La capacità di prendere una decisione del genere nelle circostanze attuali e l’entità della decisione è di sicuro significativa perché conferma una rilevanza dell’Unione europea che non potevamo e non possiamo dare per scontata.

 

Ecco il Recovery Fund sotto le lenti di un microscopio multidisciplinare

Lo speciale Ecco il Recovery Fund sotto le lenti di un microscopio multidisciplinare Non è semplice distinguere nettamente i confini dell’accordo raggiunto a Bruxelles dopo trattative estenuanti. Le analisi di alcuni professori dell’Università Cattolica su un risultato che potrebbe aver cambiato l’Unione europea 22 luglio 2020 a cura di Katia Biondi e Paolo Ferrari Ci sono voluti quattro giorni e cinque notti di Consiglio europeo per raggiungere l’accordo sul Recovery Fund definito da molti “storico”. Il secondo vertice più lungo degli ultimi vent'anni dopo quello di Nizza in cui fui rivisto l’assetto istituzionale. Sul piatto 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi di sussidi e 360 di prestiti, destinati ai Paesi europei maggiormente colpiti dalla pandemia. Quindi una partita da giocare, anche per l’Italia che per il suo alto debito pubblico non è ben vista dagli altri Stati membri, in particolare dai cosiddetti “frugali”. Chi ha vinto? Chi ha perso? Per capire nei dettagli i risvolti dell’accordo dal punto di vista sia politico sia economico abbiamo chiesto ad alcuni professori dell’Università Cattolica un commento sull’intesa del 21 luglio che indubbiamente rimarrà nella storia dell’Unione europea. Le resistenze degli Stati “frugali” Il giurista Alessandro Mangia: «Attenti ai facili entusiasmi» Prima di sbilanciarsi in giudizi entusiastici sull’accordo raggiunto a Bruxelles sul Recovery Fund, è necessario aspettare la traduzione normativa.

 

Il Mes, incompatibile con la costituzione?

 
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