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L’Europa vista al femminile

milano L’Europa vista al femminile Come interpretano le donne il momento di crisi attuale dell’Unione europea, un progetto politico che rischia di sgretolarsi? Parla Beatrice Covassi , Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. È il tema alla base dell’incontro organizzato all’Università Cattolica di Milano “ Donne ed Europa, Donne in Europa ”, per capire quale strada abbia intrapreso e se sia il caso di cambiare il progetto politico europeo. Un progetto politico, nato dopo le atrocità della seconda guerra mondiale, che doveva aprire una nuova era fatta di pace e collaborazione ma che oggi, colpita da nazionalismi e sovranismi, rischia di iniziare a sgretolarsi. La Brexit britannica è stato il primo segnale d’allarme che qualcosa non stava più andando nella giusta direzione, come spiega Beatrice Covassi , Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea: «È stata la sveglia, da lì abbiamo capito che non si poteva andare più avanti. Una soluzione che però non è quella corretta: «Adesso serve, forse come mai prima, un’Europa che torni a parlare alle persone, anche se ovviamente questo è molto più difficile rispetto a chi porta avanti retoriche di distruzione. Una qualità che riguarda anche le imprese: fare impresa in Europa vuol dire non mettere mai da parte l’aspetto umano, il rispetto per l’uomo e per l’ambienta, anche al netto di tutti i limiti che le dinamiche continentali impongono». Una ricetta che deve cambiare il modo di guardare alla politica e che è riassunta così da Beatrice Covassi: «La paura è un sintomo, non una risposta ai problemi.

 

L’Europa che non c’è

Milano L’Europa che non c’è Secondo il professor Mario Baldassarri , in Cattolica per presentare il suo libro The European roots of the Eurozone crisis , l’Unione aveva tutte le potenzialità per essere l’area più prospera del mondo ma ha commesso troppi errori. by Chiara Martinoli | 16 novembre 2018 Individuare gli errori commessi dall’Unione europea per renderla più solida in futuro: secondo Mario Baldassarri , già docente di Economia all’Università di Bologna e alla Sapienza di Roma, è questa la ricetta per arginare il rischio di una disgregazione dell’Europa. Una tesi che è al centro di The European roots of the Eurozone crisis (Springer International Publishing Ag, 2017), presentato lo scorso 14 novembre all’Università Cattolica. Il tema che affronta questo libro fa parte dei temi di ricerca che il Centro di Ricerche in Analisi economica e sviluppo economico internazionale (Cranec) porta avanti ormai da molti anni» ha spiegato la professoressa Floriana Cerniglia , direttore del Centro. L’obiettivo di questo volume è quello di stabilire una connessione tra la ricerca economica e le sfide cui l’Europa è stata chiamata negli ultimi anni». Su questo Baldassarri è molto chiaro: la risoluzione della crisi europea «non è un’aspirazione, ma un’esigenza». Può suscitare sorpresa, ma la crisi europea, assicura Baldassarri, non dipende dalla crisi mondiale, così come la crisi italiana non dipende dalla crisi europea: «A ciascuno il suo», ha concluso il professore.

 

Europa, la partita è aperta

milano Europa, la partita è aperta L’appassionata lezione di Enrico Letta sul futuro di un’Unione europea, che deve riscrivere le sue ragioni, lontana dai tecnicismi e vicina alla vita dei cittadini. È il caso di Enrico Letta , protagonista del secondo appuntamento dei “ Colloqui sull’Europa ”, il ciclo di incontri organizzato dal dipartimento di Economia e finanza dell’Università Cattolica. L’ex premier fa notare come in entrambi i casi, gli slogan, che hanno accompagnato la fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Unione e la corsa alla casa bianca di Trump, siano fortemente in antitesi con le idee di inclusione e globalizzazione tipiche del sogno europeo. Secondo Enrico Letta è necessario cambiare al più presto il discorso sull’Europa, allontanandolo dai tecnicismi per renderlo attuale e più vicino alla vita dei cittadini: «Gli argomenti vanno ripensati, perché rispetto al passato sono mutate le ragioni per cui facciamo l’Europa». Il ragionamento tocca diversi punti: dal fondo salva Stati all’idea di un’Europa più competitiva con una fiscalità comune a tutti gli Stati; dalla gestione dei migranti fino ad arrivare a parlare del ruolo dell’Italia all’interno delle istituzioni europee. Particolarmente interessanti le osservazioni sulla demografia, con una popolazione mondiale che continua a crescere, in particolare in Asia, e un’Europa ferma al palo, con gli stessi indici demografici di 40 anni fa. Non può mancare un pensiero dedicato all’Italia e agli italiani. Insomma, per dirla con Letta «la partita è ancora aperta», ma è essenziale che la politica riesca a trasmettere un’idea di Europa nuova e meno distante dalla nostra quotidianità.

 
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