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Vaccinazione antinfluenzale, pronte quasi tutte le regioni

Alcune di esse (Lazio e Calabria) hanno deliberato circa l’obbligatorietà della vaccinazione antiinfluenzale per determinate categorie a rischio (over-65 e operatori sanitari), mentre altre Regioni (Campania) hanno annunciato l’intenzione di introdurla. Tali vaccinazioni sono state riconosciute di primaria importanza in epoca Covid-19 dalla WHO e dal CDC, sia per ridurre il numero di pazienti con sintomatologia sovrapponibile a quelle dall’infezione da Sars-CoV-2, sia per ridurre il più possibile la circolazione di altri patogeni respiratori causa di gravi complicanze e comorbidità. L’adozione di politiche vaccinali specificamente rivolte agli operatori sanitari può inoltre consentire di tutelare e preservare il personale sanitario, riducendo per questo non solo i rischi in termini di salute, ma anche in termini di giorni di lavoro persi per malattia. A poco più di due mesi dall’approvazione del DL n.34 del 19 maggio, l’ 80% delle regioni italiane ha deliberato specifici piani di riorganizzazione dell’attività ospedaliera per il potenziamento della rete ospedaliera e delle terapie intensive. Sono 7 le regioni, prevalentemente caratterizzate da una consistente circolazione del virus , che hanno deliberato piani di riorganizzazione della rete ospedaliera in risposta a quanto richiesto dal DL 34/2020 e che avevano già riorganizzato l’assistenza ospedaliera. Circa l’evoluzione dei livelli di gravità dal 30 giugno al 14 luglio si segnala un aumento della quota sia di casi tanto gravi da richiedere TI (dall’1,94% del 30/06 al 2,66% del 14/07) sia di casi che hanno richiesto il ricovero (da 17,47% a 26,50%). Il focolaio è divampato in massima parte fra il 24 febbraio ed il 6 aprile 2020, nel centro storico di Medicina e nella frazione di Ganzanigo (circa 10.500 residenti distribuiti in un’area di 9 Kmq), all’interno del territorio del comune di Medicina.

 

Ebola in Congo, emergenza globale

L’area colpita è quella delle province di Kivu e Ituri, nel Nord-Est del Congo in prossimità del confine con il Ruanda. Questa è un’area remota e difficile da raggiungere, con in atto residui focolai di guerriglia, che rendono l’intervento sanitario estremamente problematico. Al momento, sono stati segnalati 2.522 casi e 1.698 decessi con una media di 80 casi alla settimana, con oltre 700 bambini colpiti. Motivo di grande preoccupazione è stata anche la recente segnalazione di un caso nella città di Goma, con circa un milione di abitanti, provvista di un aeroporto internazionale ed importante centro commerciale, con passaggio ogni giorno di migliaia di persone provenienti dalle aree limitrofe. L’attuale epidemia è l’ultima in ordine di tempo a manifestarsi nel continente africano da quando, nel 1976, fu segnalato il primo focolaio epidemico nell’aera del fiume Ebola nell’allora Zaire. In questa epidemia sono stati coinvolti alcuni paesi africani - Liberia, Sierra Leone e Guinea - anche se singoli casi di importazione si sono manifestati negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei tra cui l’Italia. Anche se, nel nostro Paese al momento non sussistono elementi di allarme è opportuno che si approntino, come già avvenuto nelle passate epidemie, tutte le misure atte a prevenire e fronteggiare eventuali casi di importazione.

 
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