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Morbillo, è rischio epidemia

Siamo di fronte a una nuova emergenza sanitaria? Lo abbiamo chiesto al professor Piero Valentini ( nella foto a sinistra ), direttore dell’ Unità Operativa Complessa di Pediatria del Policlinico Gemelli e docente di Malattie infettive alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica di Roma. Non è un evento straordinario di per sé: ogni malattia infettiva ha delle fasi epidemiche che si ripetono annualmente, con oscillazioni nel corso degli anni ma, in virtù della vaccinazione, si era ottenuto un notevole calo dei casi negli ultimi anni». Che cosa è successo allora? «La riduzione della percentuale di soggetti vaccinati e la scarsa attenzione nei confronti della schedula vaccinale, che prevede una seconda dose fra 5 e 7 anni, comunque prima del periodo puberale, ha creato i presupposti per quello stiamo osservando. Infatti, a essere colpiti sono molti giovani-adulti, non vaccinati o vaccinati in modo incompleto e, di conseguenza, i bambini più piccoli, nel primo anno di vita». Quali sono le cause scatenanti del morbillo? «Più che di cause scatenanti, è meglio parlare di fattori favorenti: essendo una malattia altamente contagiosa, le situazioni di sovraffollamento favoriscono la trasmissione interumana. Ovviamente, scadenti condizioni di salute, malnutrizione, scarsa igiene aumentano le possibilità di diffusione: in molti Paesi in via di sviluppo il morbillo è molto temuto per l’elevato tributo in vite umane che viene pagato a ogni fase epidemica». Io suggerisco spesso, in modo provocatorio, di non effettuare i vaccini e di andare a fare un viaggio in taluni Paesi africani, dove le madri si sobbarcano la fatica di lunghi viaggi fino al centro sanitario più vicino, pur di sottoporre i propri figli alle pratiche vaccinali.

 

Vaccini da adulti, sorride l'economia

Roma Vaccini da adulti, sorride l'economia Solo l’antinfluenzale si traduce in giornate di lavoro non perse e minore spesa previdenziale: se si vaccinassero 900mila persone in più in età lavorativa, il sistema economico guadagnerebbe 450 milioni di euro ogni anno. dicembre 2017 Per ogni euro investito in vaccini in età adulta se ne recuperano in media 2 in termini di gettito fiscale e 16 in termini di maggiore produttività sul lavoro. Insomma le vaccinazioni, oltre ad essere uno strumento fondamentale di prevenzione delle malattie infettive, producono importanti risultati anche per l’impatto che hanno dal punto di vista economico e fiscale che possono essere dettagliatamente valutati. Se si riuscisse a “convincere” 900.000 adulti in età lavorativa in più a vaccinarsi (rispetto ai circa 2 milioni di Italiani che attualmente si vaccinano in età adulta) il sistema economico “guadagnerebbe” ben 450 milioni di euro ogni anno. L’analisi, che ha visto la partecipazione del Ministero della Salute, dell’ISS, dell’INPS, della Società Italiana di Igiene (SITI) delle Università di Roma Tor Vergata, Genova e Firenze e di FIMMG, presentata oggi durante un workshop presso l’Auditorium del Ministero della Salute, alla presenza del Ministro On.le Beatrice Lorenzin . La prevenzione e le vaccinazioni, in particolare, sono state al centro della recente azione politica del Ministero della Salute con il lancio del nuovo Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale (PNPV 2017-2019) e i recenti provvedimenti in ambito vaccinale per i minori in età scolare. Tutti i vaccini contenuti nel Calendario del PNPV 2017-2019 sono stati inseriti nei nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA), garantendo ai cittadini che rientrano tra le categorie target per la vaccinazione il diritto di usufruire di questo fondamentale strumento di prevenzione.

 

Meningite, sì al vaccino obbligatorio

Per il professor Walter Ricciardi , presidente dell’Iss, non è un’epidemia ma dovremo arrivare a vaccinare tutti i nostri bambini e adolescenti, come ha deciso di fare l’Emilia Romagna. Una decisione che non passa inosservata e che potrebbe fare da battistrada per altre Regioni visto che sta tornando la paura per la meningite. Dall’inizio dell’anno sale così a sette il numero delle vittime di infezione da meningococco C nella Regione toscana che nel solo 2015 ha registrato ben 74 casi. Sia la meningite C, che è il caso della Toscana, sia la meningite B. In particolare, quello che si sta verificando in Toscana è una concentrazione nel tempo e nello spazio di questi casi». Come mai, secondo lei? «Questo ceppo, particolarmente aggressivo, è probabilmente sbarcato da una nave di crociera a Livorno nel 2012. E in quel momento, forse, si doveva mettere in campo una strategia di studio del problema che, forse, non è stata presa in considerazione». Per quanto riguarda i sintomi, quando bisogna allarmarsi? «Nel momento in cui c’è una febbre persistente, quando ci sono dei disturbi tipo mal di testa forte, cefalea, vomito, rigidità nucale siamo già in una fase avanzata.

 
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