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Son tutte chiacchiere?

by a cura di Velania La Mendola | 24 gennaio 2018 “Più cresce l’informazione, più sembra diminuire la conoscenza, e il vuoto di pensiero sempre più si riempie di hate speech , bufale, fake news . La crescita dei populismi e del cosiddetto consenso post-politico pone grandi sfide, così come la polarizzazione del dibattito che spinge le persone agli estremi, dato che provocare è un modo di massimizzare il coinvolgimento”. Ad esempio il filosofo tedesco precisa che il diffondersi e ripetersi della chiacchiera ha il potere di trasformare il non sapere in sapere : un non sapere continuamente presentato, ripetuto e diffuso come se fosse un sapere alla fine viene percepito e soprattutto utilizzato come se fosse un sapere. Rispetto all’essenziale e alla complessità di cui la chiacchiera è un sintomo, […] il dibattito attorno alla post-truth e alle fake news si impone per la sua limpida vacuità: vecchie questioni, teoria di banalità, temi da tempo studiati, poca serietà nell’affrontarli, nessun rigore nell’esaminarli. È proprio per questa ragione, per evitare il dramma e le complicazioni di questa coappartenenza essenziale, che forse conviene lasciar perdere sia la ‘verità’ che la ‘morale’, occupandosi piuttosto della post-truth e della deontologia relativa alle fake news . Con il ritorno a uno scenario da “prima repubblica”, che assegna maggiore centralità ai partiti, è assai probabile che il rapporto tra cittadini e politica possa deteriorarsi ulteriormente e che nell’opinione pubblica il pendolo tra “testa” e “pancia” si sposti ancor più nettamente a favore di quest’ultima ». Nando Pagnoncell i è presidente di Ipsos Italia ed è docente di Analisi della pubblica opinione alla facoltà di Scienze politiche e sociali , sede di Milano.

 
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