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La morte di Lambert, per il bioeticista Adriano Pessina «un fatto gravissimo»

Quarantadue anni, vittima di un incidente stradale nel 2008 in seguito al quale è finito in stato vegetativo, è morto alle 8.24 nell’ospedale centrale di Reims, nel nord della Francia, dove era ricoverato da anni. Qui – commenta sul'agenzial Sir il professor Adriano Pessina , docente di Bioetica alla facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica – è in gioco la questione dell’accoglienza e dei tempi lunghi dell’assistenza di un malato con disabilità gravissima, tema con profonda valenza sociale e morale. La vicenda Lambert è davvero drammatica perché ha dato origine ad un conflitto tra familiari, tra chi voleva prendersene cura e chi no, all’interno del quale è stata assunta questa decisione priva di ragioni cliniche”. Un fatto “gravissimo”, come «è grave l’indifferenza mediatica che lo circonda e il sottile giudizio, assolutamente inaccettabile, sul valore e il significato della vita delle persone, come lui, in stato di minima coscienza». Per Pessina, «principio etico universale è il dovere di garantire il diritto alla vita di ogni persona, valore basilare e condizione per l’esistenza di tutti gli altri diritti. Su questo occorre insistere perché non è in gioco soltanto una visione religiosa dell’uomo, bensì la visione di quello che siamo noi, del nostro diritto fondamentale di essere accuditi». Infine un monito: «Dobbiamo avere il coraggio di sottolineare che angoscia e richiesta di morire non possono essere censurate, ma non devono essere assecondate.

 
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