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Quei 25 giorni tra la Luna e Woodstock

Anniversari Quei 25 giorni tra la Luna e Woodstock I 50 anni dalla oceanica adunata musicale del 1969 permettono di rileggerlo come uno spartiacque per il rock, dalle grandi idealità anni ’60 alla musica come fenomeno di massa. Al di là del mito che il concerto di Woodstock ha prodotto, ai tempi di Wikipedia e Spotify esso può essere documentato per quello che specificamente è stato, sotto il profilo musicale, per una percezione più completa e distaccata. Tenendo conto delle ricostruzioni filologiche e del clima trasmesso dai filmati d’epoca, quale è il carattere specificamente musicale di quello che allora avvenne? Si può partire da un dato, riguardante le assenze. L’America che tentava una “rivoluzione” pacifica, nella musica corale dei Jefferson Airplane o del quartetto Crosby, Stills, Nash & Young (Wooden Ships è un altro degli inni di quell’estate), nella energia di Janis Joplin, nei dilatati viaggi lisergici dei Grateful Dead. Quello che, a giochi quasi finiti, la mattina di lunedì 18 agosto, trova la sua incarnazione finale, già venata di nostalgia, nella storpiatura dell’inno americano dalla chitarra di Jimi Hendrix. Di diverso, per come ci è stato tramandato da immagini e racconti, vi era la partecipazione diretta di un pubblico che ha contribuito, anche per mezzo di improvvisazioni, alla sua riuscita e risonanza. Resta, nel pensare all’anniversario tondo, la forte impressione del tempo trascorso, tanto che può apparire strano parlare ai giovani studenti di oggi di come si divertivano e agivano i giovani della generazione dei loro nonni.

 
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