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La comunicazione, una risorsa su cui investire

MILANO La comunicazione, una risorsa su cui investire Il Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello spettacolo ha celebrato i suoi vent’anni con un convegno. Un settore in cui la Cattolica è da sempre in prima linea 19 settembre 2019 «La verità dovrebbe prendere il sopravvento sulle fake news , la comunicazione e il giornalismo dovrebbero schiacciare il falso, un puntino rosso che dovrebbe essere travolto dall’informazione corretta e professionale». Le sue attività coinvolgono direttamente l’ Alta Scuola di Comunicazione in Media e Spettacolo (ALMED) – e diversi centri di ricerca come OssCom , che quest’anno festeggia i suoi 25 anni, il CeRTA e il CIT . Il Dipartimento – prosegue Colombo - è molto attivo dal punto di vista della ricerca accademica, infatti molti suoi membri si sono aggiudicati progetti di ricerca di interesse nazionale. L’attività più recente, in tal senso, è la ricostruzione della storia dei media e della comunicazione in Italia che è uscito in tre volumi su Vita e Pensiero e di cui celebreremo giovedì l’uscita dell’edizione in inglese». Un’attività di ricerca nel segno della multidisciplinarietà: «Lavoriamo sempre in un’ottica interdisciplinare, far lavorare insieme persone di diverse facoltà penso che possa essere un modello – spiega Colombo – l’incontro tra studiosi che parlano lingue un po’ diverse tra di loro sono sempre una grande spinta all’innovazione». A seguire si è tenuto il dibattito Un teatro per la Trasformazione Partecipata della Comunità , accompagnato dalla presentazione de i TiPiCi, associazione di gruppi di teatro sociale e di comunità dell’area metropolitana milanese.

 

«Non abbiate paura dei dati, sono uno stimolo alla creatività»

COMUNICAZIONE «Non abbiate paura dei dati, sono uno stimolo alla creatività» Matteo Starri , Research &; Insight Director di We Are Social Italia è stato il primo ospite del ciclo “Gli scenari e le professioni della comunicazione”. Un appuntamento che si ripete da qualche anno e che permette ai giovani di entrare in contatto diretto con i professionisti del settore, approfondire temi specifici, capire come indirizzare il proprio percorso di stage o orientare le scelte lavorative. Lo ha ricordato Barbara Scifo , docente di Linguaggi e strumenti dei nuovi media, introducendo ai ragazzi l’ospite dell’incontro intitolato Comunicazione di marca e creatività: il ruolo dei dati nella branded digital communication. Proprio questa è l’espressione utilizzata da Starri per spiegare ai ragazzi l’approccio metodologico definito ‘social thinking’: «con il termine social non intendiamo Facebook, Instagram o Tik Tok – precisa – ma i rapporti sociali e le interazioni tra le persone». Abbiamo ‘sfruttato il dato’ – racconta Starri – il trend di visualizzazioni che continuava a crescere, lo abbiamo interpretato, abbiamo cercato di capire che cosa stesse succedendo, costruendoci sopra la nostra creatività». L’obiettivo, secondo Starri, è lavorare perché ci sia uno scambio valoriale forte fra i brand e le persone: «questa è la parte più stimolante, cercare di individuare dove il brand viene percepito come una componente interessante nella vita delle persone e non come la classica interruzione pubblicitaria». Quando siamo bravi – racconta – riusciamo a creare dei progetti che fanno parlare le persone tra di loro e quando lo siamo ancora di più, riusciamo addirittura a modificare alcuni comportamenti, con un impatto ampio sulla cultura».

 

Lo storytelling che traina le vendite: il caso "Cinica"

Brescia Lo storytelling che traina le vendite: il caso "Cinica" Ha riscritto le regole della comunicazione in ambito beauty e oggi, grazie al digital, vanta una delle storie imprenditoriali più emblematiche d’Italia. Il ché è paradossale se pensiamo che - numeri alla mano - una pubblicità istituzionale su una rivista è vista al massimo da 20mila lettrici al mese, mentre le mie stories si Instagram totalizzano 200mila visualizzazioni al giorno. E a proposito di Fedez e di quella capacità di arrivare in modo capillare ad un vastissimo pubblico di giovani, rapportata alla pandemia mondiale in corso e alla gestione della situazione italiana operata dal governo Conte, la Cinica non ha dubbi. Secondo voi a chi ha più senso affidare un messaggio che deve colpire i giovani: al feed di Fedez o alla pubblicità grafica del ministero dell’istruzione? Trovo che il premier Giuseppe Conte sia stato assolutamente lungimirante». Tra i temi affrontati con gli studenti nel corso della lezione anche quello dei contenuti sponsorizzati, che per il marchio Vera Lab non rappresentano una priorità. Capita di fare esperimenti promuovendo un contenuto A e un contenuto B, vedere quale dei due è maggiormente performante per poi mandarlo avanti, ma si tratta di investimenti economici assai contenuti poiché nel mio caso non sono le sponsorizzate ad alzare i numeri del mio e-commerce». Data la sua struttura profondamente innovativa e in linea con le richieste più recenti del mercato del lavoro, il corso unisce a una solida formazione teorica una serie di occasioni pratiche di contatto con il mondo professionale: esercitazioni pratiche, laboratori e uno stage finale di almeno 300 ore .

 

Non chiamateli (solo) influencer

La testimonianza di Laura Lenhardt di Havas PR al terzo incontro del ciclo “Gli scenari e le professioni della comunicazione” by Valentina Stefani | 30 novembre 2020 «La fortuna di lavorare in un’agenzia di relazioni pubbliche all’interno di un grande gruppo è quella di poter vedere il mondo della comunicazione a 360 gradi». Tra i top, testimonial veri e propri come le celebrities del cinema, e i nano e micro influencer – che consolidano la presenza di un brand all’interno di una strategia complessiva – si collocano i Key Influencer , creator di contenuti a tutti gli effetti». Tra gli esempi più riusciti cita una campagna dedicata a uno smacchiatore: «Abbiamo chiesto ad alcuni influencer di divertirsi a dipingere una maglietta bianca per poi dimostrare l’efficacia del detersivo con il lavaggio. Se il primo dei macro-obiettivi per i brand che scelgono di fare influencer marketing è quello di farsi conoscere, il secondo è sicuramente ottenere dei risultati concreti e misurabili. Che cosa mi porterà questo investimento? Più vendite? Aumento del numero di follower? Più traffico sul mio sito? Gli effetti si misurano attraverso i cosiddetti KPI, acronimo di Key Performance Indicator. Alla domanda di una studentessa su quali siano le competenze per fare questo mestiere, Lenhardt risponde: «Spirito di osservazione e curiosità. Poi una base umanistica, nozioni di comunicazione e marketing aiutano, ma non per forza è necessario arrivare da percorsi formativi legati alla comunicazione».

 

«Fate marketing di voi stessi», i consigli di due cacciatori di talenti

COMUNICAZIONE «Fate marketing di voi stessi», i consigli di due cacciatori di talenti Secondo appuntamento con Gli scenari e le professioni della comunicazione , il ciclo di incontri promosso da Scienze politiche e sociali che presenta agli studenti le realtà più interessanti del settore. Ospiti Francesco Ramenghi e Sara Corrieri di Publicis Groupe, uno dei più importanti network mondiali della comunicazione . Due “cacciatori di talenti” come li ha definiti in fase di presentazione la professoressa Barbara Scifo che « ha esortato i ragazzi a fare tesoro della loro testimonianza, non solo per conoscere i profili professionali che lavorano nelle agenzie, ma anche per raccogliere suggerimenti utili per il mercato del lavoro » . A partire da alcune ‘job description’ di fantasia, Francesco Ramenghi ha condotto i ragazzi, con l’utilizzo di quiz, alla scoperta di alcune delle figure chiave nelle agenzie di comunicazione. Come nel caso del Progress , « una risorsa chiave in agenzia, che conosce perfettamente i progetti, il carico di lavoro e le caratteristiche di ciascun creativo ed organizza efficacemente workflow e workload assegnando progetti ai team più adatti ». Dopo una panoramica veloce di alcune campagne pubblicitarie realizzate da diverse realtà del gruppo, Corrieri ha dato poi ai ragazzi alcuni consigli pratici per la ricerca del lavoro. Occorre prestare attenzione alla costruzione del Personal Branding : «Fare un po’ di marketing di sé stessi – prosegue Corrieri – oggi è la chiave per emergere nel mondo del lavoro».

 

Stefano Femminis nuovo responsabile Ufficio Comunicazioni della diocesi

Nomine Stefano Femminis nuovo responsabile Ufficio Comunicazioni della diocesi Il giornalista, alumnus e laureato in Scienze politiche all’Università Cattolica, è stato nominato il 1° settembre. Prende il posto di don Walter Magni , che continua in qualità di portavoce dell’arcivescovo monsignor Mario Delpini by Agostino Picicco | 03 settembre 2020 Con la ripresa delle attività, l’arcidiocesi di Milano ha un nuovo responsabile dell’Ufficio Comunicazioni sociali. È il giornalista professionista Stefano Femminis , nominato il 1° settembre dall’arcivescovo monsignor Mario Delpini , nell’ambito di una ridefinizione degli incarichi. Stefano Femminis ha all’attivo una proficua collaborazione con la Fondazione Culturale San Fedele di Milano, anche nella veste di redattore della rivista Aggiornamenti Sociali , di direttore dal 2006 al 2014 del mensile internazionale Popoli , e attualmente di responsabile della comunicazione della Fondazione San Fedele e della Fondazione Carlo Maria Martini. Per la prima volta un laico viene chiamato a guidare l’Ufficio per le Comunicazioni sociali della diocesi ambrosiana, quale segno tangibile della fiducia dimostrata verso i laici coinvolti in ruoli di rilevante corresponsabilità ecclesiale. In una dichiarazione raccolta per Cattolicanews ha evidenziato il legame con la Cattolica e l’importanza formativa ricevuta per il prosieguo della sua attività professionale: «La nomina a responsabile dell’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Milano è per me un grande onore e inizio questa ‘avventura’ con molto entusiasmo. In questo senso, mi sembra ci sia un bel ‘filo rosso’ che lega i miei studi all’Università Cattolica, che del protagonismo laicale è uno degli esempi più alti, a questa nuova esperienza».

 

Comunicazione, una responsabilità pubblica e privata

Il confronto è avvenuto tra Fausto Colombo , docente di Teoria della comunicazione e dei media e direttore del Dipartimento di Scienze della comunicazione e dello spettacolo, autore del libro Ecologia dei media. Manifesto per una comunicazione gentile , e Luca Sofri , direttore del Post, moderati da Daniele Bellasio , direttore della Comunicazione dell'Ateneo. Dal dibattito è emersa l’importanza della comunicazione oggi intesa sia come servizio pubblico sia come circolazione privata di informazioni. Da un lato c’è l’attenzione dei singoli utenti a cercare informazioni veritiere, dall’altro il perseguire una informazione corretta è una sfida che riguarda non solo le grandi testate ma anche l’iniziativa dei singoli soggetti che possono mettere in circolazione fake news. Sicuramente il direttore di un quotidiano nazionale che non verifica o volutamente veicola notizie false o non verificate ha una grande responsabilità, ma anche chi le posta sui social semplicemente perché giunte da amici o fonti non attendibili, dovrebbe assumersi il rischio di manipolare la verità. Su questo aspetto Sofri ha invitato a non trincerarsi dietro la scusa che l’utente medio non è un giornalista e quindi si può ritenere svincolato dalla responsabilità comunicativa o dalla verifica delle fonti: «Quando non si è certi non bisogna condividere le notizie». Particolarmente sentito dal moderatore Bellasio è il tema della cura di questi problemi, come è emerso dalla sua domanda agli interlocutori se chi fa informazione debba avere un approccio pedagogico.

 

Formazione e cultura per comunicare l’emergenza

Cesi Formazione e cultura per comunicare l’emergenza La narrazione di situazioni di crisi richiede competenze specifiche per evitare confusione e preoccupazione tra chi s’informa. Lo sa bene Laura Silvia Battaglia, con alle spalle una lunga esperienza di giornalista in teatri di guerre, spesso dimenticati dai grandi media, e tutor senior della Scuola di Giornalismo della Cattolica dal 2006. Nell’ambito delle emergenze nelle aree calde del mondo dal Medio Oriente al Nord Africa, nessuna crisi è simile alla precedente o alla successiva. Infatti, ha ribadito la giornalista Battaglia, occorre raccontare tenendo presente l’aspetto psicologico e le competenze specifiche per evitare che il cronista possa esasperare le situazioni e comunicare confusione e preoccupazione in coloro che leggono. Per Laura Bacalini, assieme al ruolo centrale della formazione nel campo della comunicazione, conta molto anche la cultura che consente di porsi in spirito di ricostruzione operando al meglio per la pace, la coesione sociale e la resilienza. Il museo per la pace di sui si è occupata è risultato utile per la formazione dei giovani e per creare quel clima di dialogo interculturale, interetnico, interreligioso. A tal proposito ha citato le azioni terroristiche di distruzione dei simboli della cultura per fermare il rinascere delle comunità, colpite nei loro segni più cari.

 

L’ecologia dei nuovi media

Talk L’ecologia dei nuovi media La comunicazione è il bene comune più importante della specie umana. Manifesto per una comunicazione gentile , e Luca Sofri , direttore del Post, che ha fatto dell’informazione non strillata, approfondita, verificata, il suo marchio. Il talk sarà moderato da Daniele Bellasio , direttore della comunicazione dell'Ateneo. Il tema del libro - che alimenterà la riflessione tra i due esperti di comunicazione - ruota attorno a un concetto semplice ma rivoluzionario: proviamo a considerare per un attimo tutti i post e i tweet che produciamo ogni giorno distrattamente come bottiglie di plastica lanciate nell'oceano del web. Quanto inquinano le espressioni d'odio o la violenza? Quanto le notizie incomplete o fuorvianti o falsate? Parlare di ecologia non è solo una provocazione, ma la constatazione di una realtà di cui bisognerebbe iniziare a preoccuparsi seriamente. Perché la comunicazione è un bene prezioso così come un’informazione corretta che non insegua click con fake news e allarmismi. La comunicazione, come scrive Colombo, è «il più fondamentale dei beni comuni della nostra specie: salvarla significa salvare l’umano».

 

Un’ecologia dei media per bandire l’odio online

Ho cominciato a scrivere questo libro perché ho avuto l’impressione che emergessero fortemente alcune grida di dolore sullo stato della comunicazione paragonabili alle denunce ambientali», ha risposto il professor Colombo. La comunicazione di cattiverie e di odio non incide solo su chi la riceve ma anche su chi la compie, e viene meno al suo essere risorsa preziosa che ci apre agli altri. Se considero che nelle ultime ore uno dei trend topic è quello di voler togliere la statua di Indro Montanelli da un giardino pubblico di Milano c’è da preoccuparsi». Ma perché l’odio online e le fake news sono così diffusi rispetto al passato? «La grande differenza tra i media tradizionali e le piattaforme è che i primi, se esercitavano il potere di comunicazione, lo facevano attraverso la censura, selezionando le informazioni. Questo vuole dire che ogni gesto di rilancio è potenziato, è come indossare un braccio cibernetico», ha osservato il professor Colombo. Un ecologismo, che ci piaccia o meno, passa dalla buona educazione e dalla cultura digitale che bisogna imporre, portare nelle scuole per dare a tutti la responsabilità nell’utilizzo di questi strumenti». E la responsabilità come buona pratica è stata ampiamente evocata dal professor Colombo, soprattutto in relazione al fatto che compito della comunicazione è legare e non dividere o attaccare.

 

L’app multilingue comunica l’emergenza

LibraRisk è una piattaforma tecnologica, nata nel 2014, pensata per consentire ai Comuni di rendere fruibili i contenuti fondamentali (aree a rischio, risorse di protezione civile, misure di autoprotezione) dei Piani di Protezione Civile tramite la app gratuita LibraRisk, disponibile su Google Play e Apple Store. Su LibraRisk è inoltre attivo un servizio di allertamento per l’invio alla cittadinanza, via push notification, di avvisi di criticità in tema di protezione civile. Inoltre – riferisce Stefano Olivieri , presidente di Ecometrics - abbiamo pensato di rendere un servizio utile alle cittadine e ai cittadini stranieri che vivono nel nostro Paese. Dalla scorsa settimana, tutte le comunicazioni vengono inviate anche in lingua inglese, spagnola e francese». emergenza #coronavirus #comunicazione #librarisk Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Il pendolo impazzito della comunicazione

In realtà il sistema dei media non ha fatto altro che riflettere quell’incertezza dovuta alla gestione politica dell’informazione 28 febbraio 2020 Anche i media in questi giorni sono nell’occhio del ciclone per come hanno trattato l’emergenza da Coronavirus. Pubblichiamo l’analisi che il professor Massimo Scaglioni ha prodotto sull’andamento oscillatorio dell’informazione di Massimo Scaglioni * Si sta parlando molto, in queste ore, di responsabilità della comunicazione e dei media nell’“ affaire coronavirus ”. Come chiunque si occupi di comunicazione sa bene, questa continua oscillazione di toni e contenuti rende la comunicazione stessa del tutto inefficace: è vero tutto e il contrario di tutto. Ma, perdonatemi, mi pare che il sistema dei media non abbia che riflettuto, talvolta, certo, oscillando in maniera ancora più estrema (in certi casi quasi grottesca), quell’incertezza che discende però dalla gestione politica della comunicazione. Insomma, i titoli di Libero , per dire, o alcune dirette dei programmi-contenitore del daytime , van presi per quello che sono, che trattino del virus, dei migranti o di altri temi. Che dipende sicuramente da un certo grado di incertezza che gli stessi medici e scienziati denunciano: ci sono oggettivamente cose che non sappiamo con esattezza, cose che non possiamo prevedere. Ma c’è anche un “di più” che si poteva evitare, in un senso o nell’altro: dalle battute infelici del Presidente del Consiglio sull’ospedale di Codogno alla mascherina (per altro inutile) indossata in diretta streaming dal Presidente della Regione Lombardia.

 

Comunicazione, il Libro bianco raddoppia

Una ricerca su 60.000 offerte di lavoro postate nel 2018 sui principali collettori di proposte di lavoro 30 ottobre 2019 Una rosa dei venti per orientarsi nel mondo delle professioni della comunicazione e della cultura. Una ricerca su 60.000 offerte di lavoro postate nel 2018 sui principali collettori di proposte di lavoro . Il mondo del lavoro per quanto riguarda le professioni della comunicazione cambia non tanto in termini di ruoli professionali ma con riferimento alle competenze specifiche e ai pesi che ciascuna di queste competenze assume nei mix che i vari settori della comunicazione esprimono. Come vi eravate mossi? «Nel 2017 siamo partiti con una ricerca qualitativa con una serie di interviste a professionisti che in larga parte ruotano attorno ai 15 master di Almed: un punto di osservazione privilegiato e un canale aperto di interlocuzione con il mondo delle professioni. È stata fatta emergere la complessità del panorama delle professioni della comunicazione e si è tentato di dare una prima organizzazione attraverso quella rosa dei venti che è anche sulla copertina del Libro bianco». Anche perché la Lombardia ha una domanda di lavoro prepotente in tutti i settori, tale da fare riflettere come la comunicazione, che per tanto tempo abbiamo liquidato come semplice servizio, stia diventando una parte fondamentale non solo dal punto di vista economico ma anche di sviluppo del territorio lombardo». Stiamo facendo partire la parte di ricerca empirica che sarà una survey a livello nazionale in cui cercheremo di capire quali sono le aspettative in generale del mondo del lavoro ma anche come si immaginano il mondo delle professioni della comunicazione e della cultura».

 

La comunicazione responsabile è il “tu”

festival dela dignità umana La comunicazione responsabile è il “tu” Nell’epoca dei social, dobbiamo indossare non lo strumento per contare i passi, ma quello che conta gli ‘io’ che pronunciamo. Per questo è importante cogliere i problemi legati alla comunicazione, soprattutto in un contesto universitario che stimola e agevola la riflessione sulle parole». È l’appello lanciato da Silvano Petrosino , docente di Filosofia della comunicazione e Filosofia morale nella sua brillante conversazione sul tema “ La mistificazione dei Social. Una lezione aperta, quella del 2 ottobre, che rientrava nell’ambito degli eventi del Festival della Dignità Umana e riguardava un argomento oggi molto sentito, un tema civile che incide nel tessuto sociale, come ha detto il professor Roberto Cicala , docente del laboratorio di editoria, nell’introdurre l’incontro. Per il professor Petrosino, in via preventiva, occorre evitare di cadere nella trappola di considerarsi pro o contro i social, dire se la Rete sia buona o cattiva, se si stava meglio prima (che non è neppure vero). La nostra comunicazione tende ad essere autoreferenziale, a mettere sempre al centro quello che si fa: «Dobbiamo indossare non tanto lo strumento per contare i passi, ma uno strumento che conta gli ‘io’ che pronunciamo. Comunicazione responsabile allora anche tramite le parole: «In definitiva le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste», ha concluso il prof. Petrosino citando R. Carver.

 

Sociologia, nuove parole per raccontare nuovi fenomeni

MILANO Sociologia, nuove parole per raccontare nuovi fenomeni Giovedì 4 luglio in Cattolica la prima giornata del convegno annuale della Società Scientifica Italiana -Sociologia, Cultura, Comunicazione. luglio 2019 “La sociologia deve trovare nuove parole per raccontare nuovi fenomeni”. Arriva da un filosofo, Cosimo Accoto , la sfida per i sociologi che si sono riuniti in Cattolica giovedì 4 luglio per la prima giornata del secondo convegno annuale della Società Scientifica Italiana -Sociologia, Cultura, Comunicazione. L’edizione 2019, ospitata dalla Cattolica, ha subito messo in chiaro il difficile compito della sociologia, alle prese con un mondo in continua evoluzione. Accoto, Research Affiliate al MIT di Boston, ha posto l’accento soprattutto sulle nuove frontiere della rivoluzione digitale: «Lo stimolo per la sociologia è andare oltre lo studio delle relazioni tra gli individui. Quotidianamente interroghiamo i dispositivi elettronici e se, per il momento, il rapporto è di domanda-risposta non è lontano il momento in cui le macchine eseguiranno ordini senza lo stimolo umano. E la sfida generazionale è anche una sfida educativa come sottolineato dal prof. Pier Cesare Rivoltella che ha ricordato come troppo spesso, anche tra gli stessi assistenti socio-sanitari, ci si approcci al mondo dell’adolescenza secondo schemi vecchi ormai superati #comunicazione #sociologia #digitale #rete Facebook Twitter Send by mail Print.

 

I sociologi e la fiducia al tempo del digitale

Magatti è partito dall’etimologia della parola fiducia, fides (fede), per considerare il tema nelle forme e nei modi nel mondo in cui oggi viviamo, quale “spazio vuoto tra me e gli altri”. I laboratori di quartiere - ha detto - sono l’anello di congiunzione tra l’amministrazione e i cittadini, e contribuiscono a costruire fiducia. Questi spunti sono stati ripresi da Alberto Marinelli dell’Università Sapienza di Roma il quale ha fatto vari esempi dell’attuale perdita di fiducia. Google”: tutti cercano notizie circa i propri mali sul maggior motore di ricerca e poi vanno dal medico, non per ascoltare i pareri della sua competenza clinica, ma per trovare conferme a quanto hanno letto in rete. Giovanni Boccia Artieri dell’Università “Carlo Bo” di Urbino, oltre al concetto di perdita e della ricostruzione della fiducia, si è soffermato sull’influenza nella società digitale. Ha arricchito la sua relazione con esempi di stretta attualità ricavati dalla cronaca, in particolare i casi di Carola Rackete, Emma Marrone, la Gip di Agrigento Alessandra Vella. Il sociologo ha evidenziato i meccanismi di influenza come “macchine che prendono consenso senza senso”, e ha inquadrato il rapporto tra rischio e fiducia, l’accettazione di quanto non ci è familiare, “familiarizzando in un contesto di positività”.

 

Gli ecosistemi che modellano la società

Milano Gli ecosistemi che modellano la società La Rete e le tecnologie digitali contribuiscono a dare forma all’esperienza sociale, talvolta al di là della consapevolezza degli stessi soggetti che vi agiscono. Un pool di studiosi al convegno annuale della Società Scientifica Italiana Sociologia Cultura Comunicazione “ Transforming cultures, transforming societies. Gli offre la possibilità di districare, in questo caos, le grandi linee, l’ordito della società moderna, e di seguire su di esso la trama psicologica di tutta una gamma di uomini e di donne. Appare chiaro, allora, perché la Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura, Comunicazione abbia scelto di intitolare il suo secondo Convegno nazionale, in corso a Milano presso i Dipartimenti di Sociologia e di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo dell’ Università Cattolica il 4 e 5 di luglio , “Transforming cultures, transforming societies. Come hanno ricordato inaugurando i lavori della mattinata Sara Bentivegna , Vicepresidente della SISCC, e Fausto Colombo , Direttore di Dipartimento di Scienze della Comunicazione, questi ecosistemi contribuiscono a dare forma all’esperienza sociale, talvolta al di là della consapevolezza degli stessi soggetti che vi agiscono. Di qui l’urgenza di “immaginare” sociologicamente, sia nel senso di “rendere visibili” tali dinamiche, sia nel senso di interrogarsi criticamente sui loro condizionamenti e ipotizzare l’esistenza di alternative possibili, che aprano ad altre forme di vita e a relazioni sociali più sostenibili, condivise e solidali. direttore di OssCom , centro di ricerca sui Media e sulla Comunicazione dell’Università Cattolica #comunicazione #sociologia #digitale #rete Facebook Twitter Send by mail Print Le nuove sfide della sociologia Giovedì 4 luglio in Cattolica la prima giornata del convegno annuale della Società Scientifica Italiana - Sociologia, Cultura, Comunicazione.

 

Come toccare la pancia della gente

Elezioni europee Come toccare la pancia della gente A giudicare dal caso italiano, la formula più azzeccata di comunicazione politica è quella della Lega di Matteo Salvini, che combina l’uso dei social con una grande presenza televisiva e con un sistematico presidio del territorio attraverso i comizi. maggio 2019 Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’Ateneo di Fausto Colombo * Le Elezioni europee sottolineano diversi aspetti interessanti e problematici del rapporto fra politica e comunicazione. Da qualche anno si osserva che la percezione da parte dell’opinione pubblica si discosta, in particolare nel nostro Paese, dalle emergenze reali della società. Per esempio, vi è una diffusa sovrastima della criminalità comune e dell’impatto negativo dell’immigrazione, e una sottostima della crescita dell’ineguaglianza e della concentrazione di potere economico. Eccoci dunque al risultato di un’opinione pubblica emotivamente securitaria, che si focalizza sui messaggi di allarme e di ordine, a dispetto di ricette più complesse e quindi – anche se probabilmente più efficaci – più difficili da comprendere. A giudicare dal caso italiano, la formula più azzeccata è quella adottata dalla Lega di Matteo Salvini, che combina l’uso dei social con una grande presenza televisiva e soprattutto con un sistematico presidio del territorio attraverso i comizi. Gli exit polls si sono dimostrati nel nostro Paese (non ovunque in Europa) di nuovo particolarmente inaffidabili, con il risultato di far dibattere molti commentatori su fattoidi, e poi non essere in grado di fornire analisi ragionate e fondate sugli effetti reali delle elezioni stesse a livello europeo.

 

Youtuber in cattedra a Brescia

social media Youtuber in cattedra a Brescia Un professore di matematica che, invece di fare lezioni private, spopola sul web con le sue spiegazioni e un giovanissimo divulgatore di economia che ha fatto della sua passione un lavoro. Due ingredienti del successo degli youtuber Marcello Ascani e Elia Bombardelli chiamati nella sede di Brescia dell’Università Cattolica a tenere una lezione per gli studenti del Geco. Elia Bombardelli è un professore di matematica e fisica che ha capito, forse prima di altri, che anziché stare in casa a dare lezioni private, come fanno in molti, ha offerto gratuitamente a un pubblico più vasto le sue video lezioni di matematica e fisica, realizzando maggiori profitti. Un video dopo l’altro, dal 2012 a oggi il professor Bombardelli può contare 25 milioni di visualizzazioni, perlopiù di studenti, che con un flusso continuo di commenti dimostrano come le sue lezioni online funzionano. Anche il secondo youtuber salito in cattedra ha un’innata capacità di spiegare concetti astrusi in maniera molto semplice e la sua dialettica è molto coinvolgente. Ma poi, crescendo, si è accorto che con qualche attenzione in più e con qualche errore in meno era possibile vivere, e anche parecchio bene, di questa attività che può essere molto divertente e creativa. È un ragazzo appena ventenne che cresce giorno dopo giorno su YouTube con migliaia di visualizzazioni.

 

Andrea Iannone incontra gli studenti

milano Andrea Iannone incontra gli studenti Il popolare pilota di MotoGP martedì 7 maggio sarà in Cattolica per partecipare all’incontro “ (Re)Thinking Sport Communication” . Racconterà la sua esperienza di comunicazione sportiva, alla luce delle trasformazioni della rivoluzione digitale. A spiegare le trasformazioni che sta subendo un settore cruciale nel panorama culturale contemporaneo è stato invitato in largo Gemelli Andrea Iannone . Andrea Iannone racconterà agli studenti l’esperienza relativa alla comunicazione collezionata in prima persona nel corso di una pluriennale carriera, illustrando come utilizzare la Digital Strategy nello sport system per migliorare la gestione delle realtà sportive e promuovere l’immagine degli atleti. Come la maggior parte degli aspetti della contemporaneità, lo sport è stato investito dalle trasformazioni legate alla rivoluzione digitale», spiega Matteo Tarantino , del corso CIMO, che coordinerà l’incontro. Il settore ha subito impatti notevoli sulla definizione delle piattaforme di fruizione, sui linguaggi della sua comunicazione e sulle strategie di gestione del rapporto con il pubblico – continua Tarantino –. Questa iniziativa rappresenta una preziosa opportunità per comprendere il quadro attuale del ruolo strategico di nuovi e vecchi media all'interno della comunicazione sportiva.

 

Tra il like e l’amen

Milano Tra il like e l’amen Al via una ricerca di Ateneo sui legami sociali e gli stili comunicativi nel panorama ecclesiale italiano al tempo dei personal media. Per inquadrare i temi della ricerca il 9 aprile si è, infatti, svolto un seminario su “ Le relazioni sociali al tempo dei personal media nella realtà ecclesiale italiana. Ha introdotto i lavori Lucia Boccacin , sociologa coordinatrice del progetto, riflettendo sull’intreccio tra relazioni sociali e nuovi media e sui rischi e le degenerazioni di una sovraesposizione alla comunicazione digitale. Obiettivo del progetto, ha affermato, «è formare figure pastorali in grado di gestire gli strumenti digitali e di facilitare l’attivazione delle persone entro comunità di legami solidi». Il sociologo dell’Università di Bologna, Pierpaolo Donati si è poi soffermato sulle relazioni sociali nell’era digitale. Numericamente le relazioni interpersonali sono aumentate grazie ai social ma spesso si tratta di rapporti superficiali che potrebbero essere trasformati e diventare più significativi se si condividesse qualcosa. Nei nuovi media prevale l’identità sociale (chi sono io per gli altri) a scapito di quella personale (chi sono io per me).

 

E-people, la voce di Educatt

ateneo E-people, la voce di Educatt Il nuovo strumento di comunicazione interna di Educatt è un periodico online rivolto a tutti i collaboratori dell’Ente per il diritto allo studio. by Martina Vodola | 10 aprile 2019 Con l’inizio di questo mese Educatt ha lanciato “ E-people ”, un nuovo strumento di comunicazione interna che riassume esperienze passate come il periodico “E-paper”, con lo scopo di rendere sempre più intenso e ampio il dialogo tra tutti i collaboratori. In questo modo tutta la Fondazione può rimanere aggiornata sulle novità riguardanti i propri servizi, sulle iniziative legate a sedi e collegi , sui progetti interni in fase di sviluppo e su approfondimenti riguardanti temi affini alla mission di Educatt. Ogni numero è corredato dalla rubrica “ Nutrizione ” curata dal professor Giacinto Miggiano , direttore del Centro Nutrizione Umana della facoltà di Medicina e Chirurgia e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Dietetica del Policlinico Gemelli di Roma. La rubrica tratta argomenti quali la buona alimentazione, la conduzione di una vita sana, l’importanza dello sport, la corretta dieta mediterranea e il giusto apporto di nutrienti. Troveranno posto in e-people anche interviste e video-interviste a collaboratori e partner di Educatt, che racconteranno, in modo semplice e diretto, il lavoro quotidiano all’interno della Fondazione. Questa iniziativa nasce dalla convinzione che una condivisione costante delle buone pratiche di una realtà possa aiutare a collaborare con più coesione e sinergia, in modo da poter diventare giorno dopo giorno un appoggio sempre più solido al diritto allo studio dell’Università Cattolica.

 

A lezione con Gomez e Corcione

by Elisa Belussi | 28 marzo 2019 Passione, impegno e adattamento sono tra i requisiti più importanti per la professione, soprattutto ora che l’informazione si spinge sempre più oltre i canoni tradizionali, abbandonando la carta a favore del web. Sapersi cimentare nei campi più disparati, mettersi in gioco e lavorare in squadra: caratteristiche fondamentali per Peter Gomez , direttore de ilfattoquotidiano.it, tra i primi ospiti del ciclo di incontri, introdotto da Gerolamo Fazzini del quotidiano Avvenire. Oggigiorno, infatti, l’informazione sta vivendo una fase in cui il giornalismo a stampa ha ancora un peso politico rilevante, ma la rete si sta facendo sempre più spazio, affiancata dalla televisione. Ovviamente, nel passaggio dalla dimensione cartacea all'online l’informazione cambia sfumatura, pubblico e contenuti: se il primo è fortemente identitario, il secondo è più eterogeneo, multisfaccettato, di semplice e rapida lettura. Open.online, diretto da Massimo Corcione e fondato da Enrico Mentana , è un giornale online che si pone l’obiettivo di coinvolgere i giovani nel vasto mondo dell’informazione, proponendo articoli e servizi brevi, interagendo ampiamente con i propri lettori tramite i social. Corcione interpreta il giornalista come una figura poliedrica, in grado di cogliere i tanti aspetti di una carriera sempre più multidisciplinare. Come i relatori hanno sostenuto durante l’incontro, per essere giornalista ormai non basta più saper scrivere, ma sapersi adattare con le diverse realtà del settore, proponendosi come un professionista a 360°, in grado di interfacciarsi con quante più realtà possibile.

 

La moda come valore

milano La moda come valore Dall’incontro in largo Gemelli con il direttore mondiale della comunicazione di Gucci Alessio Vannetti emerge l’importanza di “vendere” i valori dell’azienda. Prossimi appuntamenti con Angela Missoni e con il direttore di Vogue Italia Emanuele Farneti by Elena Pavin | 20 marzo 2019 Un piccolo viaggio nel fascinoso mondo della moda. Avviato nel migliore dei modi con Alessio Vannetti , Worldwide Communications Director di Gucci , e l’ Editor-in-chief di NowFashion.com Gianluca Cantaro , alla presenza del console francese Renaud Levy . Obiettivo di queste conversazioni è cercare forme di collaborazioni tra docenti e studenti che vadano al di là dell’attività didattica più classica. Vannetti ha infatti iniziato la sua carriera in un mondo lontano da quello dei brand di moda, come giornalista professionista per l’inserto “Musica” de La Repubblica. Con «un colpo di fortuna» trova uno spazio come assistente al fianco di Caterina Pazzi , all’epoca direttrice della comunicazione di Costume National , che, però, dopo poco più di sei mesi dall’arrivo del giovane collega decide di lasciare la maison, lasciandogli il lavoro di gestione della comunicazione. Da quel momento, da ormai quasi vent’anni, Vannetti collabora con alcune delle più grandi case di moda italiane, da Prada a Ermenegildo Zegna.

 

L’Ateneo a Milano Digital Week

Almed L’Ateneo a Milano Digital Week L’Università Cattolica partecipa all’iniziativa con tre eventi organizzati dall’Almed e con un incontro promosso dai master Professione Editoria cartacea e digitale e BookTelling in cui verrà presentata una mappa dei bookinfluencer italiani. marzo 2019 Sono tre gli eventi organizzati da Almed - Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo in Università Cattolica del Sacro Cuore per Milano Digital Week . Tre appuntamenti che riflettono sulle potenzialità della comunicazione digitale in quanto connettore a servizio della città, della comunicazione della salute e dell’ advertising . Cogliendo la proposta della Milano Digital Week , Almed ha promosso tre appuntamenti che accostano il tema da tre punti di vista differenti, evidenziando l’ampiezza e la complessità delle sfide che la relazione fra comunicazione digitale e territorio oggi pone» spiega Mariagrazia Fanchi , direttore Almed. L'ultimo evento ( 15 marzo ), promosso da Almed con la collaborazione di Regione Lombardia, ragionerà sulle opportunità che gli strumenti digitali offrono per diminuire i fattori di rischio per i giovani che vivono in situazioni relazionali complesse come quelle delle attualità città (vedi a lato). In particolare, gli studenti si sono occupati di ideare l’hashtag di campagna, di aprire e gestire i profili su Facebook e Instagram dedicati alla campagna #abbicuradite nei mesi di ottobre e novembre al fine di promuovere gli eventi. digitalweek #digitale #comunicazione Facebook Twitter Send by mail Print UNA MAPPA DEI BOOKINFLUENCER Gli studenti del master Booktelling hanno realizzato una mappa dei bookinfluencer italiani.

 

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